Terrorismo, parla Totolo: “Frontiere colabrodo e banlieue: una bomba sociale”

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L’Europa, alle prese con l’emergenza coronavirus, è costretta a fare i conti anche con il risveglio del terrorismo islamista che è tornato a colpire negli ultimi giorni a Nizza e a Vienna. L’Italia è nell’occhio del ciclone essendo la porta d’Europa per chi proviene dall’Africa, quindi anche dei potenziali terroristi. Il killer tunisino di Nizza infatti, si è scoperto essere sbarcato a Lampedusa, aver soggiornato in un centro per migranti a Bari e aver raggiunto la Francia nonostante un decreto di espulsione e rimpatrio emesso nei suoi confronti. Perché nessuno si è sincerato che l’attentatore fosse stato effettivamente rimpatriato? Il Viminale è finito sotto accusa. Ma perché il terrorismo islamista torna a colpire proprio ora? Abbiamo provato a capirlo con la scrittrice Francesca Totolo, collaboratrice de Il Primato Nazionale ed esperta di immigrazione. Al suo attivo ha reportage su Lampedusa, sui centri di accoglienza e un libro intitolato Inferno Spa, Viaggio tra i protagonisti del business dell’accoglienza edito da Altaforte.

Che sta succedendo? Come mai il terrorismo sta tornando a colpire l’Europa?

“Siamo di fronte al fallimento della tanto sbandierata società multiculturale. A Vienna il terrorista catturato è risultato essere un cittadino austriaco, quindi ci troviamo di fronte ad un immigrato di seconda generazione come lo erano i terroristi del Bataclan. Le seconde e terze generazioni di immigrati sono ancora più radicalizzate, anche a causa della creazione di veri e propri quartieri off limits in Europa dove non esiste alcuna legge nazionale, ma solo la sharia. A ciò va aggiunto che l’Italia è un vero e proprio colabrodo per ciò che riguarda l’immigrazione clandestina. Dall’inizio dell’anno sono sbarcati circa 30mila migranti, triplicando gli sbarchi del 2019 e con la prospettiva di raddoppiare quelli del 2018. Ma il vero problema è un altro”

Ossia?

“I cosiddetti fogli di via, come quello che aveva ricevuto il killer di Nizza sbarcato a Lampedusa e caricato su una nave per fare la quarantena. Questi fogli in realtà sono atti puramente formali che non vengono fatti rispettare, dal momento che i migranti che lo ricevono vengono messi in libertà invece che reclusi nei centri di rimpatrio e sono liberi così di andare dove vogliono. Molti oltrepassano il confine con la Francia, come il terrorista di Nizza, altri invece rimangono in Italia andando ad ingrossare l’esercito dei clandestini. Quindi abbiamo un mix di immigrati di seconda e terza generazione fortemente radicalizzati, più un esercito di irregolari che vagano per le nostre città. Gli Stati europei poi non fanno che peggiorare la situazione con la loro politica estera”.

Come?

“Alleandosi con i Paesi islamici più radicali e sostenendoli nelle loro politiche di espansione e di occupazione degli Stati in cui vige invece un Islam laico, come nel caso della Siria. I rapporti diplomatici andrebbero siglati con Paesi islamici moderati che hanno una cultura filo-occidentale, non con quelli che hanno costituzioni e ordinamenti giuridici basati sulla Sharia”.

C’è chi sostiene che a riaccendere la miccia del terrorismo in Europa possa essere stato il presidente turco Erdogan, con le sue recenti dichiarazioni sui musulmani trattati in Europa peggio degli ebrei sotto il nazismo. Per qualcuno quelle frasi sarebbero state una vera e propria chiamata alle armi. Condivide?

“Assolutamente sì. Tutto in realtà è partito con le discutibili vignette ripubblicate da Charlie Hebdo. Io sono per la libertà di espressione e di opinione, ma mi rendo conto che veder bestemmiato e denigrato il proprio Dio non fa piacere a nessuno. Questo ovviamente non giustifica le azioni terroristiche, ma ritengo che non sia giusto offendere i sentimenti religiosi di chi professa una fede. Dall’altra parte abbiamo poi Erdogan che, facendo leva proprio sulla rabbia dei musulmani, alza l’asticella dello scontro e della tensione internazionale. Poi non dimentichiamo che la Francia non è più alleata con la Turchia come un tempo, quindi il caso delle vignette ha inciso anche sui rapporti ormai deteriorati fra Parigi e Ankara”.

A questo punto per proteggerci, cosa resta da fare?

“Il primo passo sarebbe quello di chiudere immediatamente le frontiere, cosa che in realtà andava fatta almeno dieci anni fa. Oggi ci ritroviamo con un vero e proprio esercito militare in Italia e in Europa composto in larga parte di immigrati clandestini che non si sono mai integrati e vivono di espedienti. Hanno così finito con il creare una vera e propria bomba sociale destinata ad esplodere con sempre maggiore violenza. Attenti però a considerare tutto questo come uno scontro di civiltà, una sorta di guerra fra Occidente e Islam, perché significherebbe colpevolizzare anche quella grande parte del mondo musulmano che rigetta l’integralismo e che è molto occidentalizzata. Non vorrei che in realtà ci sia un disegno ben preciso per destabilizzare l’Occidente e governarlo con la paura, oggi della pandemia, domani del terrorismo. Altrimenti che senso avrebbe continuare ad importare migranti clandestini in Europa. Anche perché, sebbene sbarchino tutti in Italia, la Ue sa perfettamente che poi finiscono con il distribuirsi ovunque. Non ha senso piangere le vittime del terrorismo quando è l’Europa stessa a far entrare i nemici in casa, senza alcun controllo e lasciando che nelle grandi città si formino veri e propri ghetti, dove anche gli immigrati di seconda e terza generazione finiscono con il radicalizzarsi. Ci sono quartieri in Europa popolati unicamente da immigrati, vere e proprie oasi dove le leggi nazionali non valgono nulla e dove l’unica legge seguita è la sharia. A noi ci impongono il politicamente corretto nei confronti degli immigrati, che però a loro volta il politicamente corretto non sanno dove stia di casa”.

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