Recovery. Lega svela l’inganno. Altro che sovranisti cattivi. Ecco di che si tratta

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Bloccati i fondi del Recovery (l’accordo sul bilancio Ue 2021-2027) per il no di Polonia e Ungheria.
Adesso tutti a prendersela con i paesi sovranisti, cattivi, egoisti, insensibili ai piani solidali dell’Europa buona, compassionevole, capace di ascoltare le esigenze degli Stati in difficoltà per la pandemia. Dimenticando che questi cattivi hanno votato per Ursula Von der Leyen. Ma è un dettaglio.

Polonia e Ungheria sono da tempo nel mirino del mainstream progressista. Perché sono l’esempio e il paradigma del male assoluto. Un genere letterario che fa molto comodo alla sinistra.
Ogni qualvolta il mondo liberal, radical, è in difficoltà (da noi la maggioranza giallorossa), non sa cosa dire, come affrontare le catastrofi economiche, politiche, istituzionali, oggi sanitarie, riscorre ossessivamente al “mostro”. Inventa un pericolo fascista che non esiste, inventa un pericolo negazionista che non esiste, se non in ristrette minoranze di persone. E adesso, naturalmente è il turno degli “amici europei” di Salvini (messaggio da leggere anche in chiave nazionale, qualora gli italiani lo rimandino al governo).

Ma dietro questa demonizzazione si nasconde un inganno. E riguarda proprio la struttura e l’identità del Recovery. L’ha denunciato l’europarlamentare della Lega Simona Baldassarre: “Basta il no di qualche Stato membro – si legge in una sua nota – e il castello dei finanziamenti crolla. Oggi l’hanno fatto Polonia e Ungheria, domani lo faranno i “rigoristi”, anche con l’Italia, se i suoi progetti non saranno graditi ideologicamente a Bruxelles”.

Ecco il punto. I soldi che tanto enfatizzano grillini e dem come panacea per la ripresa economica, hanno un prezzo e un costo che andrà ben al di là della loro parte a debito. Sono vincolati a progetti che devono essere graditi alla Ue. In altre parole, si tratta della costruzione della società del futuro, che partendo dall’emergenza sanitaria, dovrà seguire logiche e obiettivi obbligati e obbligatori. Innanzitutto, spazzando via quella parte di mondo occidentale che non interessa più: i piccoli, gli artigiani, le partite Iva, le Pmi, i ristoratori (solo per fare qualche esempio), nel nome di “grande è bello” ed efficiente (governo unico dell’economia, grande distribuzione).

Insieme a loro scompariranno gradualmente le comunità, le identità storiche, culturali e religiose dei popoli; ma soprattutto l’idea di polis. Fine di fabbriche e aziende come luogo fisico della relazione e non solo. Basta rileggere a livello politico tre parole d’ordine oggi di moda, usate con intenti sanitari: distanziamento sociale, confinamento privato e coprifuoco.
Dove altro portano la digitalizzazione (chiesta nei progetti Recovery), o lo smart working, che sarà il nostro pane quotidiano? Ma a Bruxelles, tutto ciò sarà chiamato “modernizzazione o occasione data dalla pandemia”.

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