Natale, braccio di ferro sul nuovo Dpcm. Misure allo studio e scontro nel governo

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Come sarà il Natale degli italiani in questo 2020 caratterizzato dall’emergenza Covid? Il governo starebbe studiando delle misure meno restrittive, con il passaggio delle regioni in via di miglioramento in zona gialla, ma nulla può essere dato per scontato, in quanto sarà fondamentale l’andamento della curva dei contagi. E in più nel governo è in atto uno scontro fra “rigoristi” e “possibilisti”. 

Ma non sarà sicuramente un Natale normale, semmai in “formato ridotto”. Secondo indiscrezioni, a Palazzo Chigi starebbero valutando la possibilità di un nuovo Dpcm che renda meno rigide le misure fin qui adottate.

Le nuove regole dovrebbero entrare in vigore dal 3 dicembre e restare valide fino al 6 gennaio, salvo ripensamenti e nuove restrizioni qualora la curva dei contagi dovesse tornare a salire. Fra le misure allo studio la possibilità di riaprire ristoranti e bar anche di sera nelle zone gialle, con l’esclusione dei giorni festivi, oltre all’eventualità di consentire l’apertura prolungata dei negozi, e la possibilità di spostarsi fra regioni, tranne che fra, da e verso zone rosse.

I negozi potrebbero restare aperti fino alle 22 con la possibilità di riaprire anche i centri commerciali nel weekend ma con ingressi centellinati. Sui ristoranti è braccio di ferro fra chi propone di riaprire la sera nelle zone gialle, e a pranzo in quelle arancioni, e chi invece resta fermo sulla chiusura alle 18 per tutti per evitare occasioni di raduni conviviali per lo scambio di auguri. Resta invece esclusa l’apertura nei giorni festivi e rimane altresì tassativo  l’obbligo delle quattro persone per tavolo. Decisione quella di impedire l’apertura nei giorni festivi che ovviamente non è piaciuta ai ristoratori, ma che il governo ritiene tassativa stando alle indicazioni degli esperti del Comitato tecnico scientifico. Al massimo potrà essere consentita l’apertura a pranzo il giorno di Natale soltanto per le zone gialle (ma al momento sembra un’ipotesi molto remota), mentre sembrerebbe esclusa per quelle arancioni.

Ma il vero nodo restano gli spostamenti. A Natale si sa, molti si spostano nei Paesi di origine per trascorrere le feste con i propri familiari, ma c’è il timore che possano verificarsi dei veri e propri esodi fra regioni. Gli spostamenti potranno essere consentiti fra e verso regioni dove i contagi sono contenuti e la situazione è relativamente sotto controllo.

Sarà forse necessaria un’autorizzazione che attesti lo spostamento per esigenze esclusivamente legate al “ricongiungimento familiare”, evitando così eventuali viaggi per altre finalità. «Soltanto in via eccezionale se i dati lo permetteranno ci si potrà spostare da una Regione a un’altra» spiegano fonti governative interpellate dal Corriere della Sera che poi spiega: “Per favorire il passaggio di alcune Regioni in fascia gialla, potrebbe essere concordata la chiusura di alcune aree dove più alto è il numero di contagi e soprattutto dove le strutture sanitarie mostrano di essere in affanno. Vere e proprie zone rosse con divieto di spostamento e chiusura di negozi e ristoranti. La possibilità di ricorrere a questa misura è stata ribadita nell’ultima riunione della cabina di regia del ministero della Salute che classifica le Regioni”.

Misure che al momento sono soltanto al vaglio del governo e su cui pesa la contrarietà del Ministro della Salute Roberto Speranza, il quale teme che allentare le restrizioni possa provocare una sorta di “tana libera tutti” come avvenuto questa estate.

Intervistato nel programma Che Tempo che Fa Speranza ha detto in riferimento al Natale: “Dovremo valutare con attenzione i numeri dei prossimi giorni. E’ comprensibile che un territorio voglia uscire dalla zona rossa ma ci vuole prudenza. Le misure stanno dando i primi risultati ma abbiamo bisogno di discutere con gli scienziati ed i tecnici. Io lavoro con tutti i presidenti di regione senza distinzione politica e dico no alle polemiche. Per me la linea resta quella della massima cautela“.

Chi invece spinge per rivedere le misure e consentire un allentamento sono proprio i governatori, specie quelli delle zone rosse che chiedono di poter riesaminare i criteri che hanno portato a classificare la propria Regione come altamente pericolosa. Restano ovviamente vietati i veglioni e le feste di Capodanno e anche le riunioni familiari allargate. 

Niente da fare per le scuole superiori che resteranno chiuse in presenza almeno fino al 7 gennaio quando potranno riaprire soltanto se le condizioni sanitarie lo permetteranno.

Come detto la discussione è in corso e bisognerà capire se alla fine a spuntarla sarà il “partito della fermezza” (Speranza e gli esperti intenzionati a riaprire il meno possibile) o i governatori, i sindaci e parte dei ministri favorevoli ad un allentamento delle misure per consentire almeno la ripartenza dei consumi e una minima ripresa economica. Chi la spunterà?

 

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