Maradona raccontato da Maradona. Le sue frasi più celebri e la sua vita

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Diego Armando Maradona (Lanús, 30 ottobre 1960 – 25 novembre 2020), noto anche come El Pibe de Oro, è considerato uno dei più grandi calciatori di tutti i tempi e, da alcuni, il migliore in assoluto, il talento dei talenti. Le sue partite sono storia e mito, ma le sue frasi raccontano le sue battaglie, i suoi valori e il suo stile. Essere leggenda significa rappresentare più di se stessi. Per questo non muoiono mai. Chi scopre la propria vocazione è portatore di qualcosa che lo supera (e che supera i suoi limiti) e che trasmette. 

Abbiamo fatto una selezione delle migliori dichiarazioni del Ragazzo d’oro. 

“Non ho toccato io quella palla, è stata la mano di Dio”.
(24 giugno 1986, Città del Messico, dopo l’incredibile doppietta all’Inghilterra, gol di mano e gol più bello della storia del calcio)

“Il più bello dei miei trofei? L’ultimo perché è il più recente”.
(17 maggio 1989, entrando al San Paolo con la Coppa Uefa appena conquistata).

“So di aver fatto del male prima di tutto a me stesso e quindi alla mia famiglia, alle mie figlie. Credo che in futuro imparerò a volermi più bene, a pensare di più alla mia persona. Non mi vergogno però. Non ho fatto male a nessuno, salvo a me stesso e ai miei cari. Mi dispiace, sento una profonda malinconia, soltanto questo. (…) Non voglio più essere costretto a giocare anche quando non sono in grado, a farmi infiltrare di cortisone perché devo essere in campo per forza per gli abbonamenti, per gli incassi, perché bisogna vincere a qualunque costo per lo scudetto o per la salvezza, perché in ogni partita ci si gioca la vita. A me gli psicologi stanno cercando di levarmi il vizio della cocaina, non quello di vivere”.
(15 agosto 1991, dopo la notizia della sua positività alla cocaina)

Se la provi una volta e ti fa male e vomiti e ti scoppia la testa in mille pezzi, non la provi mai più. Però a tanti non succede questo, diventano euforici. E io diventavo euforico e l’euforia piace a tutti. E’ come vincere un campionato. E dici va bene, è meraviglioso, domani che cosa mi importa, tanto io ho vinto il campionato. E il giorno dopo continui. Però non solo non vinci alcun campionato, ma stai perdendo la vita.
(2 ottobre 1997)

“Avevo bisogno di comprensione, non di repressione. Ma c’era già pronta per me la condanna assoluta. Sei nella trappola dei giornalisti, dei giudici, della polizia. Tutti sono come la polizia che ti dice non drogarti e ti dà un pugno in bocca. La mia famiglia mi ha aiutato a non finire peggio”.
(2 ottobre 1997)

Nella clinica dove sono c’è qualcuno che pensa di essere Napoleone e qualcun altro Robinson Crusoe. Non mi credono quando dico che sono Maradona.
(2004)

Il valore della nazionale non si confronta con il denaro, si confronta con la gloria”.

“Se non sono felice dentro, non riesco ad essere un campione”

“So di non essere nessuno per cambiare il mondo, ma non voglio che entri qualcuno nel mio per condizionarlo”.

“È fantastico ripercorrere il passato quando vieni da molto in basso e sai che tutto quel che sei stato, che sei e che sarai non è altro che lotta”

“Oggi molte partite vengono decise dalle scrivanie. E questo va contro i giocatori”.

“Ho fatto quello che ho potuto, non credo di essere andato così male”.

“Mi stanno uccidendo, non possono più tenermi in questa incertezza. Il Barcellona deve decidere prima possibile se tenermi ancora oppure no. Ormai mi sembra quasi tutto fatto, tra l’altro l’offerta del Napoli non può che essere considerata ottima”.
(Barcellona, 6 giugno 1984)

“Sì, ho litigato col Papa. Ci ho litigato perché sono stato in Vaticano, e ho visto i tetti d’oro, e dopo ho sentito il Papa dire che la Chiesa si preoccupava dei bambini poveri. Allora venditi il tetto amigo, fai qualcosa!”.
(09 novembre 1985, dopo aver assistito in Vaticano alla Messa di Giovanni Paolo II)

 

 

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