Violenza sulle donne. Dietro la retorica spunta la società arcobaleno

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Ieri è stato il giorno della violenza contro le donne. E, come al solito, abbiano assistito a una liturgia insopportabile di retorica, femminismo e meri rituali.

Indubbiamente i numeri sono allarmanti, dai femminicidi alla violenza pura e semplice, fino a ogni genere di condizionamento, prevaricazione, umiliazione, perdita di dignità.
Partiamo dai dati Istat e Eures. In Italia, nei primi dieci mesi del 2020 le donne vittime di omicidio sono state 91, una ogni tre giorni! Solo nei primi 10 mesi dell’anno le chiamate al numero verde 1522 (centralino del Dipartimento Pari opportunità), hanno superato i livelli degli anni precedenti, con le vittime che sono salite a quota 12.833 al 30 ottobre.
Il periodo peggiore è stato proprio quello del lockdown: tra marzo e maggio sono più che raddoppiate le richieste di aiuto (+119%) rispetto allo stesso periodo del 2019. Triplicate quelle via chat, così come le chiamate arrivate di notte o di mattina presto.

Ma il dato più lacerante sono le denunce: ha denunciato solo il 14,2% delle vittime che chiede aiuto al 1522.
Quindi, le violenze aumentano, ma le denunce calano. Un dato che ci fa pensare.
L’ultimo report diffuso dalla Polizia di Stato, dal titolo emblematico “Questo non è amore”, è agghiacciante: 88 donne subiscono violenza, una donna ogni 15 minuti.
Fin qui tutto chiaro, anche se occorrerebbe aprire una grande riflessione con focus “il sistema economico”, “gli effetti del femminismo” “la fragilità degli uomini” e “la violenza di una società”, dove tutto è prevaricazione, pulsione dell’io, acquisto e vendita di persone, come se fossero oggetti, cose.

Il problema è che dietro il mantra del rispetto umano, della dignità della donna, la non discriminazione, sono stati aggiunti in modo ideologico (un vizio che dura da parecchio), altri concetti relativi a un modello di società ben preciso: quello arcobaleno, secondo i comandamenti della lobby Lgbt. Così in Italia come in Europa.

La Ue, ultima gestione, sta velocizzando a ogni Plenaria, ogni diktat laicista. Anche nel giorno della violenza sulle donne, il parlamento ha affrontato “l’uguaglianza delle persone Lgbt”. Quasi a imporre un’agenda e un’angolazione obbligate. Al punto che l’europarlamentare Simona Baldassare della Lega, ha parlato di Europa “Modello-Zan, dal nome del primo firmatario del provvedimento, che già in Italia, la sinistra vuole usare per censurare e processare la libertà di opinione, facendo leva sul concetto di discriminazione omofobica”.

E in Italia, a parte le forzature durante la pandemia (il parlamento semi-chiuso per il contagio, ma apertissimo per approvare sempre lo stesso Dl), si registra, la denuncia è di qualche giorno fa, una sorpresa emblematica di un clima: la richiesta al governo di sollecitare l’Agcom a silenziare lo scandalo delle inserzioni pubblicitarie che occupano tutti i motori di ricerca della rete, ad opera di aziende straniere che offrono senza scrupoli prestazioni di maternità surrogata. Una pratica vietata dalla legge italiana e dalla stessa Corte Costituzionale che l’ha definita “un’offesa alla dignità della donna”.

Richiesta partita da una lettera di protesta che gli esponenti del mondo cattolico, G. De Palo, presidente del Forum delle associazioni familiari e Alberto Gambino di Scienza e Vita, hanno indirizzato al capo del governo Conte. Un’iniziativa giustificata dalla posizione sospetta dell’Agcom, che in un comunicato ha dichiarato di non poter intervenire in merito, mentre lo fa per il gioco d’azzardo, considerato lecito dalle nostre leggi. Un insulto e un ennesimo episodio di un’altra violenza sulle donne, l’utero in affitto (lo sfruttamento del loro corpo per ragioni economiche), ma non meno orribile.

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