Maradona “peronista”. Oltre il calcio ha rappresentato il riscatto degli ultimi

Politica

Solo Maradona poteva oscurare la giornata mondiale della violenza contro le donne. Appannare quella retorica istituzionale e politica che avrebbe riempito pagine, palinsesti e social in modo debordante e stucchevole, drogando un contenuto sacrosanto. E invece, tutte le aperture cambiate, rovesciate, rivoluzionate. E adesso, aspettiamoci, come sta già accadendo, un’altra retorica, quella del divino, del dio, del re Diego Armando, campione. Scomparso a 60 anni, per infarto, dopo un’operazione chirurgica al cervello.
Una nuova programmazione enfatica e mitologica, con al centro il calciatore, senza ricordare troppo l’uomo, almeno fino ai suoi funerali (e anche un po’ dopo).

Insomma, l’indottrinamento via etere, via-carta stampata e rete si alimenterà di due narrazioni speculari: il dramma e il sogno. Il dramma, quello che da un anno, funesta e deprime ogni nostra giornata; un dramma fatto di numeri angoscianti sul Covid e comunicazione terroristica.
E il sogno, la “fiaba-Maradona”, il suo mondo, il suo pallone, la “mano di Dio”, la sua grandezza, a suon di servizi, interviste e pareri della gente e dei cosiddetti esperti, vere e proprie star a gettone.

Due narrazioni che servono e serviranno al governo, per astrarre, sublimare e stemperare, l’ansia dei cittadini, di fronte ai provvedimenti in atto, passati, presenti e futuri, e agli effetti di politiche fallimentari del governo giallorosso, alle prese con un’impreparazione sanitaria da paura, carenza di competenti, categorie di non garantiti sul piede di guerra, una manovra già bacchettata dall’Europa (per troppe misure a lunga scadenza), e i soldi di un Recovery ancora in alto mare (con progetti che devono obbligatoriamente aderire allo “stato di diritto della Ue”, si legga imposizione ideologica), e di un Mes oggetto di dispute interne alla maggioranza a rischio-rimpasto, comunque vincolato ad “analisi di sostenibilità del debito” (la stessa imposizione di cui sopra).

Basti vedere l’entusiasmo dei napoletani, che in spregio ai divieti di distanziamento e coprifuoco, si sono riversati per le strade della città, improvvisando altarini, tollerati questa volta dalla Polizia. Ben altro trattamento riservato ai sedicenti “negazionisti” o ai ristoratori, commercianti, artigiani, piccoli imprenditori e partite Iva, bloccati in modo drastico in ogni loro manifestazione di protesta.

Maradona è stato un talento nel calcio, non un campione, un modello di vita (le tasse non pagate, i rapporti con la Camorra, la dipendenza etc). Non è questa, però, la sede per approfondire la sua complessa, fragile, biografia privata. Nessuno può ergersi a giudice degli errori individuali, nel nome di una coerenza da feticcio. Ma cosa resta di lui, al di là del privato, del calcio, del dolore dei tifosi?

Quella molla primordiale e archetipica che attiene a tutti i poveri, i diseredati, gli emarginati, i popoli del mondo, che vivono nelle periferie, tanto per usare un termine caro a papa Francesco.
Lui ha saputo incarnare una sorta di peronismo sempre latente, che emerge dirompente, quando incontra un simbolo, una persona capace di incarnarlo, non importa in quale perimetro e per quale scopo: la politica, il sindacato, la storia (Che Guevara, Evita, Lauro, Giannini), lo sport.
E’ il sogno, questo sì autentico, del riscatto sociale degli ultimi. La speranza che in una identificazione facile e leaderistica, ognuno possa ambire a migliorare la propria vita. In questo, argentini e i ns meridionali, ma non solo, si assomigliano. E questo resterà di Diego Armando Maradona.

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