Parenti e Covid, parla Meluzzi: “L’umanità salva più del vaccino”

Interviste

Il primario del reparto di Rianimazione dell’Ospedale Cisanello di Pisa ha aperto le porte ai parenti dei pazienti in terapia intensiva da una ventina di giorni. Si chiama Paolo Malacarne il primario e in un post Facebook ha scritto: “Per umanizzare le cure”. E adesso c’è chi chiede che a livello nazionale il governo consenta di fare altrettanto. Anche perché, è importante che i pazienti possano avere accanto le persone care e l’esigenza di prevenire il rischio Covid non può far dimenticare l’umanità. La solitudine rischia di uccidere più della malattia. Come ci conferma in questa intervista il medico e psichiatra Alessandro Meluzzi.

Condivide l’iniziativa del primario di Pisa che ha aperto le porte delle terapie intensive ai parenti?

“Sono assolutamente d’accordo, perché la funzione della medicina è quella di curare. Quindi prendersi cura di una persona non può dipendere da un algoritmo algebrico o da una statistica. Ridurre la vita ad un fattore preminentemente biologico non risponde nè alla medicina nè alla vita. Pensare che tutto possa essere reso sterile, asettico o addirittua standardizzato, non corrisponde ad una visione umana. Basta rileggersi le memorabili pagine di Alessandro Manzoni sulla peste per rendersi conto di come malattie, epidemie, morbi letali devono essere curati con una visione dell’umano. Non è etica una scienza medica che, non avendo più la prospettiva della salvezza, né quella dell’anima, né quella dei valori, né quella dell’umano o addirittura del corpo, sostituisce l’idea della salvezza unicamente nell’ottica metafisica della salute che per sua natura è precaria, come dimostra il fatto che alla morte, prima o dopo, nessuno può sfuggire. Se non si ha una buona ragione per morire, non la si può avere nemmeno per vivere”.

Quindi è giusto aprire le terapie intensive, in condizioni di massima sicurezza, ma consentendo il rapporto diretto fra paziente e familiare? E’ giusto che il governo lo consenta a livello nazionale?

“Certo, anche perché le terapie intensive non possono essere camere della morte, altrimenti tanto varrebbe seguire l’esempio dei veterinari che praticano l’iniezione letale agli animali malati. Siamo in presenza di un dovere minimo di umanità. lasciare morire gli anziani soli come cani nel nome della prevenzione delle malattie e per la salvaguardia della salute, è la più grande delle follie”.

C’è chi ritiene che il Covid stia uccidendo molto di più psicologicamente e mentalmente che fisicamente. E’ davvero così?

“Se facciamo una stima dei suicidi che negli ultimi mesi sono aumentati di circa il 20%, se andiamo a vedere le persone che sono fallite economicamente e si sono ammalate per questo, quelli che avevano malattie oncologiche e non sono stati curati a dovere, quelli che sono morti di infarto perché trascurati nella prevenzione, quelli che hanno sottovalutato problemi cardiovascolari che si sono aggravati, se valutiamo tutto ciò scopriremo che i dati sono allarmanti. Se si aggiungono pure le infezioni ospedaliere che ad oggi sono state pressappoco le stesse del Covid, ci accorgeremo che questo coronavirus ha fatto molti più danni sociali che virali”.

Gli anziani sono considerati la categoria più a rischio e per questo più isolati. Fra poco è Natale, ma non si rischia che salvandoli dal Covid si finisca per ucciderli psicologicamente a causa della solitudine, della tristezza, dell’abbandono ecc.?

“Ma certo, anche perché per evitare di trasmettere il Covid basta prendere le precauzioni minime che tutti conosciamo. Basta indossare le protezioni adeguate, curare l’igiene, areare bene i locali, e il rischio non sussiste. Perché far soffrire la solitudine all’anziano il giorno di Natale?”

C’è chi dice che dopo il Covid nulla sarà più come prima. Saremo forse meno umani?

“Esattamente, e lo dimostra il fatto che tutte le attenzioni sono concentrate sul vaccino, come se la priorità assoluta sia quella di garantire la salute a tutti, indipendentemente dal resto, dagli affetti, dal bisogno d’amore, dell’esigenza di stare vicini ai propri cari. L’umanità dovrebbe prevalere su tutto. Per altro lo stesso distanziamento sociale che ci stanno imponendo per legge è un qualcosa che fa molto male alla salute. Scopriremo presto le conseguenze nefaste del distanziamento, prendendo atto amaramente che le vite forse salvate in termini biologici le avremo perdute in altri modi”.

Pagheremo in senso psicologico?

“Sicuramente, pagheremo conseguenze drammatiche in campo psicologico ma anche dal punto di vista delle difese immunitarie. Perchè non dimentichiamo mai che il sistema immunitario è strettamente collegato al cervello e alle emozioni. Questo ce lo dice la scienza”.

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