Santo Natale secondo la Ue: messe in smart working. I sacramenti “contagiano”

Politica

Ci hanno provato a febbraio-marzo, nella fase più cattiva e tosta della pandemia, e gli è riuscito. Niente messe, considerate luoghi e occasione di contagio. Distanziamento sociale e familiare anche dal sacro. Con la Cei disponibile ad assecondare le disposizioni di Conte, dei suoi Dpcm e delle sue ambigue, altalenanti ricette anti-Covid.

Un’iniziativa che ha suscitato un confronto serrato tra fedeli e gerarchie ecclesiastiche, tra ligi ai comandi e sostenitori delle messe almeno all’aperto (qualche sacerdote disobbediente l’ha celebrate ugualmente, subendo la repressione delle autorità di Polizia e i rimproveri delle istituzioni laiche e cattoliche).
Ci hanno riprovato ancora qualche giorno fa, con la presidente della Commissione Ursula von der Leyen che, nel quadro delle direttive europee per uniformare Stati e popoli a regole comuni e condivise, in vista del Natale e del Capodanno, ha toccato il tema-messe, proponendo il solito distinguo vacuo. Questa volta niente divieti, ma consigli, indirizzi per evitare il mantra-assembramento. L’opportunità di diversificare le scelte.

Da Roma a Bruxelles orientamenti simili: numeri ristretti di familiari, niente cenoni, solo 4-6 congiunti, niente spostamenti, coprifuoco confermato alle 22,00. E Messe di Natale anticipate, tanto per rimanere in linea con l’anticipo della nascita di Gesù Cristo di due ore.
Ci aspettavamo perfino la battuta di qualche informato che facesse dotte distinzioni tra il Cristo della tradizione e il Cristo storico, nato a marzo, per proporre questa data al posto del Natale. Ma così non è stato.
Dicevamo, diversificare le scelte: cioè, limitarsi in Chiesa a messe ridotte come presenza e meglio, messe on line, con tanto di mangiatoia virtuale.

Ci hanno provato e alla fine ci sono riusciti. Annuncio ribadito dai contenuti ufficiali della direttiva natalizia (lo stesso schema dei Dpcm di Conte).
In pratica, tutta la famiglia a pregare sul divano, guardando il video: nuclei asciugati, distanziati, numerando i posti e magari, lasciando lo spazio canonico per evitare il contatto tra congiunti.
E paradosso, evitando perfino i canti corali. Che zelo da parte della Ue, così solidale e comprensiva nei confronti dei credenti. Così attenta a non svuotare la religione sostituendola con un’altra religione: il laicismo, meglio di fattura arcobaleno (è l’accelerazione modello-Zan della Ue, da quando è scoppiata la pandemia).
Il tema però, resta sempre lo stesso: l’operazione ideologica di separare il fedele dalla comunità, dal luogo fisico del sacro, la Chiesa e il rapporto diretto con i pastori. Logico che ogni uomo possa pregare anche dentro casa (la presenza di Dio è ovunque), non ce lo deve dire, come ha fatto a suo tempo Fiorello, via etere, ma la presenza reale dei sacramenti si vive solo durante la messa.

La verità è che tutti i progetti destinati al Recovery Fund, naturalmente approvati da Bruxelles (digitalizzazione globale, intelligenza artificiale, green economy), mirano a costruire la società del futuro, utilizzando gli effetti della gestione politico-sanitaria del Coronavirus, ossia, una società senza corpi intermedi, identità famigliari, storiche, culturali, religiose; senza i “piccoli” (pmi, artigiani, commercianti, negozianti, partite Iva, ristoratori), senza comunità, aziende, fabbriche, ma solo individui dentro un rapporto direttoriale con lo Stato (oggi etico-sanitario), e solo i “grandi”: grande distribuzione, governo mondiale dell’economia. Con la pandemia sta riuscendo quello che non è riuscito con la globalizzazione, e che è riuscito in parte con la rete-sovrana, che ha connesso il mondo sul web, e ha sconnesso il mondo dalla realtà.
E per il domani, avremo Messe in smart working?

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