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La forza del volontariato. Sette milioni di cittadini di buona volontà che si dedicano agli altri

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Sono tante le persone di buona volontà, secondo gli ultimi dati, sette milioni di cittadini italiani che si dedicano con fervore e impegno agli altri. Persone che come ha in un recente articolo dal titolo: “Cari Italiani siamo meglio del nostro nichilismo”, sottolineato con passione la scrittrice Dacia Maraini, “ci sono tanti soprattutto fra i giovani che si sono rimboccati le maniche e si danno da fare per gli altri”. Noi aggiungiamo che oltre ai giovani sono presenti persone adulte, uomini e donne che con una dedizione speciale offrono il loro tempo in aiuto di chi ha bisogno. Per quanti come noi che provengono da una tradizione cattolica, moderata, di impegno liberale e sociale è una buona notizia.

Cullarsi però non ci aiuta a capire anche le enormi difficoltà che questi cittadini dal grande cuore incontrano anche nel solo aiutate gli altri. Bisogna per capire le difficoltà, ricordare il variegato mondo dei volontari. C’è chi sceglie di prestare attività iscrivendosi in un’organizzazione strutturata e chi invece preferisce farlo senza intermediazioni. Chi si dedica ad un vicino magari di casa o di quartiere e chi fa chilometri. Chi é spinto da motivi religiosi e chi detiene una specializzazione in una materia, dalla medicina allo sport, dalla istruzione e all’artigianato, e chi offre in modo semplicemente solidale il proprio contributo. Inoltre in una Italia dove arrivismo e ostentazione di ricchezze e beni sono diventati simboli sociali di maggior richiamo, i sette milioni di volontari appartengono a fasce economiche normali. Persone che vivono in modo riservato, semplice e con redditi medio bassi. Far leva solo su questo mondo cosi ricco di umanità non ci aiuta a capire le enormi difficoltà pratiche che questi cittadini incontrano anche nel solo aiutate gli altri.

Iniziamo dalla crisi. Ogni mese aumentano poveri e persone in indigenza. Ogni stagione che passa la Caritas segnala una crescita di affanni delle famiglie. Ogni anno l’Istat ci ricorda che il paese è in sofferenza economica e di lavoro. Dovremmo parlare per ogni settore di crisi al plurale, come l’occupazione, dove le difficoltà si declinano per le donne, per i giovani, per chi ha superato i 50 anni. Dovremmo, ancora una volta, ricordare gli anziani in solitudine, o i malati non auto sufficienti, o l’emarginazione, ambiti di criticità estreme dove gli unici aiuti sono la famiglia e i volontari.

Così per la povertà educativa con l’aumento di ragazzi che da adolescenti non studiano non seguono un corso di formazione per un lavoro, l’unica loro salvezza anche in questo caso sono i volontari laici e di strutture cattoliche, soprattutto nelle grandi periferie che svolgono un lavoro di attenzione e recupero. Eppure come Paese sottovalutiamo questa ricchezza e impegno di milioni di cittadini. In Parlamento non si annunciano leggi di riforma e a sostegno al cosiddetto Terzo Settore che così come viene esaltato nel contempo è dimenticato. Un tema così vasto e sensibile che coinvolge le forze migliori e spontanee della Nazione è trascurato dal dibattito politico ed economico.

Non mancano i segnali di nuove preoccupazioni, come, per citarne una la caduta di scelte e di orientamento delle nuove generazioni che hanno già loro enormi problemi da affrontare. Come il mandato o precario inserimento nel mondo del lavoro, oppure le conseguenze subite da una decrescita e, una crisi economica, che tra pandemia e post pandemia ci accompagnerà per anni. Ancora la crisi di fiducia verso un sistema economico che in Italia emerge sempre con maggiore evidenza che si divide tra garantiti e precari a vita. Nel giro di una generazione c’è il rischio che perderemo volontari giovani, le difficoltà di un ricambio vanno affrontate ora, se non vogliamo rischiare di avere fronti solidali sguarniti con tutto ciò che questo comporterà. Bisogna oggi interrogarsi con serietà se possano i volontari impegnarsi senza che siano messi a loro disposizione delle risorse economiche? La risposta è no. Non possono o comunque reggere a lungo.

Perché se vogliamo un volontariato non solo altruista ma organizzato e impegnato in prima linea nelle emergenze sociali, allora servono fondi, servono strutture. In altre parole è necessario l’intervento dello Stato. Non possiamo lasciare soli i volontari perché la gratuità di gestione non esiste. Oggi abbiamo urgenza di ragionare e adeguare i servizi sociali, abbiamo la necessità di formare i nuovi volontari. C’è una pressante e drammatica attualità che ci dice come il volontariato ha un impatto particolarmente positivo quando ha risorse e progetti su cui contare e investire. Noi proponiamo di aprire un vero dibattito sul presente e sul futuro del volontariato. Sono esperienze da condividere sul piano sociale e sono iniziative da sostenere con forza sul piano economico. Non disperdiamo questi valori che ci aiutano in modo silenzioso ad essere anche una nazionale civile.

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