Marco Rizzo (PC) all’attacco: “Anche io censurato dai social. C’è un disegno globale oltre Trump”

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La censura social si è abbattuta anche sul segretario del Partito Comunista Marco Rizzo. E’ stato lui stesso con una nota a denunciare l’accaduto: “Ho ricevuto due restrizioni per una ipotetica violazione degli standard di Facebook: la prima è un ban totale da Facebook della durata di 30 giorni (poi decaduto dopo poche ore), mentre la seconda è un parziale oscuramento dei contenuti per limitare la diffusione dei miei post, nonchè la rimozione di un post con elevatissimo consenso. Queste restrizioni sono state accompagnate da un messaggio in cui mi si avvertiva che la pagina sarebbe potuta essere in futuro rimossa definitivamente. La mia unica ‘colpa’ (ed unica ipotetica violazione del contratto d’uso) sarebbe quella di un post in cui esplicito un pensiero di critica rigorosamente politica (tra l’altro assolutamente non in violazione della policy)”. Dunque non si tratta più soltanto di oscurare i profili di Trump e dei suoi sostenitori per presunte ragioni di ordine pubblico o per prevenire possibili violenze, ma si è in presenza di un vero e proprioo tentativo, come sembra, di imbavagliare la libertà di pensiero, di parole e di espressione.

Rizzo, a questo punto è lecito o no ritenere che esista una cabina di regia del pensiero unico che stabilisce quali idee possano circolare e quali no, con i social che da simboli di libertà rischiano di trasformarsi in controllori e censori delle notizie scomode?

“Il pensiero unico della globalizzazione capitalistica è di per sè totalitario nella assolutizzazione del profitto come bussola per ogni società. E’ questa la direttrice alla quale tutti sono obbligati ad omologarsi. I giganti del web sono già più potenti degli Stati, al punto da scriversi le regole da soli al di fuori di ogni garanzia costituzionale. Ora stanno -come dire- tastando il terreno per vedere fin dove possono spingersi. E il silenzio dei governi che lasciano tranquillamente ai privati gestori delle piattaforme il potere di decidere cosa pubblicare e cosa no, quali contenuti hanno il diritto di circolare e quali vanno invece bloccati senza alcun criterio logico ma soltanto sulla base di meri pregiudizi ideologici, è intollerante e inaccettabile, oltre che scandalosamente complicve”.

Quindi non è soltanto un problema legato ai fatti americani o all’esigenza di spuntare le armi alla propaganda di estrema destra? C’è una strategia del bavaglio contro i pensieri altri?

“Non credo sia un caso, anche qui in Italia, che fatti come quelli delle ultime ore, dal blocco di Libero ai post del sottoscritto, comincino a moltiplicarsi. Non credo alle coincidenze, ma vedremo nel prossimo periodo quanto questa sia realmente una strategia abilmente organizzata o meno. Gli indizi sono certamente tanti. Quello che avviene in America lo possiamo soltanto giudicare, ma è inaccettabile che certe censure, ieri ad un giornale e oggi al sottoscritto, possano avvenire anche in Italia. Da noi esiste una Costituzione e ci sono leggi che tutelano espressamente il diritto alla pluralità di opinione. Non possono dei gestori privati decidere quali idee possono o meno circolare visto che queste piattaforme lavorano con le concessioni dello Stato. È allora in uno Stato democratico dovrebbe essere il pubblico a dettare le regole e a stabilire le garanzie per la parità di accesso ai mezzi di comunicazione, non lasciare che siano i privati da soli ad autoregolarsi in spregio a qualsiasi principio costituzionale. Ma non si illudano, non ci lasceremo intimidire” .

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