Giorno della Memoria. Occasione per ricordare tutti gli italiani morti per la libertà

Politica

Oggi è una data basilare per la nostra civiltà. 76 anni fa, esattamente il 27 gennaio 1945, le truppe sovietiche dell’Armata Rossa abbattevano i cancelli di Auschwitz. E rivelarono al mondo, per la prima volta, la realtà del genocidio in tutto il suo orrore.

E l’Italia detiene un importante primato. E’ stata la prima nazione nel 2000 (governo Amato), a istituire il “Giorno della Memoria”. Cinque anni in anticipo rispetto alla ricorrenza internazionale proclamata dall’Onu.
Italia, nel bene e nel male, perennemente al centro di polemiche storiche, ideologiche, col complesso di colpa di un paese che durante le guerre ha quasi sempre cambiato gli alleati in corso d’opera, o ha scelto di stare dalla parte sbagliata.
E’ accaduto nel primo conflitto mondiale, la cosa si è ripetuta nel secondo. Contribuendo a fornire un’immagine di uno Stivale maledetto, o da operetta o pericoloso. Sempre a mezzadria tra la sovranità limitata (espressione geografica, colonia di qualcuno), e la sovranità illimitata (la dittatura, il delirio di onnipotenza dei capi).

La memoria e la consapevolezza sono due parole che vanno non solo ricordate, ma devono restare impresse nelle nostre coscienze. Il passato ci insegna che il male esiste e può sempre ripetersi. La classe politica, gli intellettuali e gli esperti hanno un dovere morale rispetto alla storia e al futuro, specialmente verso le nuove generazioni: lavorare per affermare i valori di libertà, solidarietà e democrazia.

Che questa ricorrenza sia dunque, l’occasione di una reale pacificazione tra italiani, ancora più necessaria in un momento come l’attuale, flagellato dalla pandemia. “Quello che non si può accettare è la retorica che rende tutto formale e vuoto e il ricorrente tentativo da parte della sinistra, di usare la storia come clava ideologica contro gli avversari”. Sottoscrivo in pieno le parole espresse dall’europarlamentare leghista Simona Baldassarre.

Purtroppo ciò che in questa occasione certamente si reitererà sarà l’equazione “Resistenza-libertà”. Per carità, tutto giusto, ma va detto che la lotta partigiana fu egemonizzata durante e dopo, dalla componente comunista, che in buona fede, dal 1943 in poi, non combatteva per la libertà, per un sistema liberal-democratico, parlamentare, occidentale, ma per l’Eden sovietico, un’altra dittatura; e non combatteva per l’indipendenza nazionale, visto che i gappisti brillarono nel Nord-Est per cedere cospicui lembi della nostra sovranità a Tito (vedi Foibe).
Equazione “Resistenza-Libertà” che (a futura memoria) non può ignorare, tra l’altro, il grande contributo anche dei partigiani bianchi (Brigate Franchi, Mauri), autonomi, liberali, cattolici, monarchici, che entrarono in rotta di collisione con le Brigate Garibaldi, al punto da essere in qualche caso boicottati e lasciati soli, durante le rappresaglie naziste o addirittura uccisi dagli stessi compagni di lotta (si pensi a Porzus, eccidio perpetrato dai comunisti e attribuito per decenni ai fascisti, da libri di testo faziosi).

E ancora: come dimenticare il sacrificio e gli atti eroici di uomini, a partire dal Generale della Rovere, fino a Giorgio Perlasca, Edgardo Sogno, Salvo D’Acquisto, certamente non ascrivibili alla sinistra?
Equazione infine, “Resistenza-Libertà”, come mito fondante della nostra Repubblica. Ecco, se un passo in avanti dobbiamo fare, è percepirci come identità collettiva, unendo tutta la nostra storia, senza cesure o rotture. Noi veniamo da lontano, da Dante, dal Risorgimento e dobbiamo metabolizzare tutto il passato. Senza buchi neri. La pacificazione è il risultato non di logiche di parte, ma di una memoria condivisa.

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Fabio Torriero
Come giornalista, ho attraversato la comunicazione a 360 gradi (carta stampata, tv, radio, web). Ho lavorato presso Cenacoli, Fondazioni (Fare Futuro), sono stato spin doctor di ministri e leader politici, ho scritto una ventina di libri (politologia, riforme etc) e i miei direttori storici e maestri sono stati Marcello Veneziani e Vittorio Feltri. Insegno all'Università comunicazione politica. Il giornalismo online è la mia ultima vocazione