“SIX YEARS”, il lato oscuro dei social: intervista a Francesco Albano e Simone Micozzi 

Interviste

I social network hanno modificato profondamente il nostro modo di comunicare e il “nuovo mondo” digitale conta sempre più abitanti. Il 60% degli italiani accede regolarmente a internet, gli account attivi sui canali social sono oggi 28 milioni, 22 milioni accedono da dispositivi “mobile” (ossia smartphone e tablet). Anche il tempo passato sui social cresce esponenzialmente, siamo infatti la popolazione in cima alle classifiche europee, trascorrendo in media ben 6,7 ore al giorno sul web (tra mobile e desktop), di cui 2,5 ore dedicate esclusivamente all’utilizzo dei vari social media, Facebook in primis. Queste piazze virtuali, donano l’illusione di non essere mai soli, ma può capitare spesso di vivere la vita degli altri declassando la nostra ad una sorta di surrogato. 

Per parlare di questo lato oscuro dei social abbiamo incontrato i giovani Francesco Albano e Simone Micozzi  rispettivamente autore e interprete dell’interessante cortometraggio “SIX YEARS” che prova ad affrontare questa interessante ed attualissima tematica.

Salve ragazzi, come è nata l’idea del cortometraggio?

Francesco: “Salve! Mi presento, mi chiamo Francesco Albano, ho 19 anni e sono uno studente del corso “Linguaggi del cinema e dell’audiovisivo” all’Accademia di Belle Arti di Bologna. L’idea del corto è nata da una mia consapevolezza e una mia decisione: passare meno tempo possibile sui social. Dopo aver scritto la sceneggiatura, cercavo un attore che potesse comprendere il mio punto di vista al meglio, Simone si è proposto e c’è stata subito intesa. Dopo qualche giorno che ci siamo conosciuti, stavamo già registrando”.

Simone: “E’ nata da Francesco, il quale doveva girare un cortometraggio per l’Accademia di Belle Arti di Bologna. Questo corto tocca un argomento molto comune per la nostra generazione, il quale ci porta a vedere le conseguenze negative dei social media se usati in una maniera completamente sbagliata.”

Nasce quindi da un’esperienza personale?

Francesco: “Si, come in ogni cortometraggio c’è sempre una parte di esperienza personale. Soprattutto durante e dopo la quarantena di febbraio, passavo molto tempo a scorrere tra i vari social, chiuso in camera. Avevo perso la voglia di fare e questo mi ha portato a cercare riparo nella “distrazione” dei social. Proprio come il protagonista, guardavo le vite degli altri, idealizzandole e invidiandole, ma senza avere la forza di cambiare la mia.”

Simone: “Dal mio punto di vista non tanto, però ci sono stati momenti in cui ho dovuto limitare l’uso di internet perché mi stavo addentrando in questa specie di dipendenza, ma penso che in molti ci siano passati.”

Come difendersi dall’abuso dei social?

Francesco: “Sicuramente ci si sta accorgendo di come i social o meglio, l’abuso dei social, possa influenzarci in ogni aspetto della nostra vita: umore, relazioni, salute. Hanno implementato anche delle funzioni per monitorare quante ore spendi nelle varie app, però essendo create apposta per farti rimanere il più tempo possibile incollato allo schermo e creare dipendenza, non credo serva a molto. Il primo passo è sicuramente incominciare a prendere consapevolezza del fatto che tutte le risposte che cerchiamo non sono dentro quel telefono. La noia, il malumore, l’ansia, non spariranno guardando qualcuno apparentemente più felice o qualcuno che ha raggiunto i nostri stessi obiettivi. Anzi, molto spesso questo amplifica i sentimenti negativi e ci fa sentire in colpa o non adatti a certi standard.”

Simone: “Secondo me parte da te stesso, devi saper dire stop e devi dare un limite all’uso dei social media, i quali possono essere delle distrazioni durante il tuo tempo libero o durante una pausa dallo studio, ma ovviamente non devono superare questo limite.”

Le giovani generazioni riescono ad utilizzarli in modo consapevole o a volte ne vengono sopraffatti? 

Francesco:  “Ognuno ne fa un uso diverso e può variare in base al periodo che si sta vivendo. Ovviamente le nuove generazioni sono più propense ad abusare dei media perché nascono già circondati dalla tecnologia, passando già da piccoli molto tempo guardando televisione o tablet. Sempre più ragazzi però sono preoccupati dall’utilizzo dei propri dati da parte delle aziende e anche per il proprio benessere psicofisico. Dall’ultimo sondaggio condotto dalla Digital Society Index, società multinazionale di comunicazioni e marketing, è emerso che un quinto dei giovani tra i 18 e 24 anni ha disattivato i propri account sui social network, mentre un terzo sta limitando l’utilizzo dello smartphone durante la giornata.”

Simone: “E’ una questione troppo grande per essere generalizzata, certo in questo video Francesco mette in luce il lato negativo e oscuro dei media, ma ormai si lavora soprattutto con essi. La nostra generazione è nata con la tecnologia e internet, c’è chi la utilizza in modo consapevole come c’è chi ne viene sopraffatto.”

Quale potrebbe essere una soluzione che riesca a contenere il fenomeno senza cadere in censure o rigide regolamentazioni? 

Francesco: “Purtroppo non ce ne sono. Se passi troppo tempo a controllare ogni notifica, ogni post, ogni like, sui vari social, l’unico modo per smettere è negarsi quel breve rilascio di dopamina per più tempo possibile. È una regola rigida ma è l’unico modo. Un buon inizio potrebbe essere, secondo me, individuare il momento della giornata in cui siamo più produttivi, stilare una lista di compiti o cose da fare durante quel periodo, lasciando il telefono il più lontano possibile o in un’altra stanza. Alla fine di ogni “task”, concedersi qualche minuto sui social come ricompensa. Per esempio, io sono molto più produttivo la mattina, quindi mi impongo di non guardare i social appena sveglio o durante la colazione e svolgo subito i compiti più difficili che mi sono prefissato.
Una frase di cui tutti abusiamo è “Non ho tempo”. Non ho tempo di allenarmi, di uscire per una passeggiata, di dedicarmi alle mie passioni. Per difendersi dall’abuso dei social, secondo me, bisogna prendere consapevolezza che in realtà quel tempo ce lo abbiamo, ma lo passiamo davanti ad uno schermo.”

Simone: “Oltre a censure e rigide regolamentazioni non saprei, perché come sappiamo su internet puoi fare di tutto, ciò ha dei pro e purtroppo dei contro quali ad esempio cyberbullismo o qualsiasi tipo di discriminazione. I social media ovviamente puniscono tali commenti, ma è difficile e quasi impossibile scovarli tutti, in questi casi, per me, il problema è la società e l’educazione che viene data a determinate persone che nascondendosi dietro una tastiera e non essendo felici della propria vita cercano di rovinare la vita di altri.”

A questo proposito, quanto è importante avere o ricevere un’ “educazione digitale”?

Francesco: “Molto importante. Non voglio demonizzare i social come se avessero solo aspetti negativi. Per esempio, hanno portato lavoro, facilità di condivisione e promozione per lavoratori indipendenti o aziende. Accorciano le distanze fisiche, permettono di fare nuove conoscenze e di esprimere la propria opinione, confrontandosi anche con chi ha opinioni diverse. Serve un’educazione digitale per poterli sfruttare al meglio senza farsi sopraffare e per saperli utilizzare in maniera cosciente, non solo per quanto riguarda le ore di utilizzo ma anche di rispetto verso gli altri e se stessi.”

Simone: “E’ sicuramente importante ricevere un’educazione digitale perché ormai è tutto online, dal nostro telefono con un click possiamo comprare vestiti, cibo, prenotare viaggi, ci lavoriamo, tutto.”

Progetti per il futuro? 

Francesco: “Sicuramente! Ho ancora tanto da imparare e spero di sviluppare col tempo una naturalezza nel raccontare per immagini tutte quelle storie che ancora non hanno un posto.”

Simone: “Si e tanti, abbiamo molta voglia di fare, purtroppo a causa dell’emergenza sanitaria alcuni progetti sono stati messi da parte e posticipati, ho in mente molte idee su cortometraggi che trattino di questioni legate alla società, a noi giovani.”

Di seguito il cortometraggio SIX YEARS // SHORT FILM

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Vittorio Zenardi
Innamorato della settima arte, mi laureo in Lettere all'Università degli Studi di Firenze con una tesi in Storia e Critica del Cinema. La passione per il giornalismo mi porta a Roma dove collaboro con riviste cartacee e testate online che mi permettono di diventare prima Critico cinematografico SNCCI poi giornalista. Seguo come inviato i maggiori Festival internazionali, ho fondato l’Associazione Italian Digital Revolution dove ricopro il ruolo di Membro del Consiglio Direttivo e Responsabile del Sito e dei Social Media.