Covid19. Cosa resta delle parole del direttore Vaia: dubbi e misteri

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Sarà stato anche frainteso, o le sue parole male interpretate, estrapolate da un pensiero più articolato, ma resta il peso di un concetto comunque mandato in circuito. Che merita una attenta riflessione.

E del resto il direttore sanitario dello Spallanzani Francesco Vaia è in buona compagnia. Quando un personaggio di fama, un professionista importante, che gode di credibilità (ad esempio, il nostro glorioso astronauta Luca Parmitano), entra in rotta di collisione col pensiero unico, oggi “pensiero unico sanitario”, o è costretto a “smentire sé stesso” o viene emarginato. Magari ascrivibile alla schiera dei negazionisti, dei complottisti; ossia quel fronte che per superficiale e dozzinale ideologismo, uguale e contrario al mainstream, regala quotidianamente punti gratis alla verità gestita dall’alto.

Lo Spallanzani, va detto, è un po’ che comunica in dissonanza con il governo, con le istituzioni e l’apparato mediatico conformista. Mesi fa, già il responsabile scientifico professor Ippolito, aveva fatto capire, dogma incontestabile, che date alcune preoccupanti problematiche riscontrate a qualche volontario della vaccinazione, definite “reazioni anomale”, fosse meglio procedere alla sperimentazione in America Latina, dove il virus era più forte (segno che in Italia si stava indebolendo). Una frase che nessuno considerò. Una versione in controtendenza, che se confermata avrebbe minato lo “schema della paura” inoculato agli italiani.

Per non parlare poi, della richiesta recente di richiedere anche lo Sputnik V, prodotto russo: altro macigno-shock sulla acquisita e indiscutibile geopolitica sanitaria.
Adesso la polemica del professor Vaia sulle varianti: “Qualcuno lavora perché il virus non finisca mai”. E ancora: “Non inseguiamo le varianti, studiamole, non assecondiamo chi auspica e lavora perché non abbia mai fine”.
Al di là del “fraintendimento”. Cosa ha detto di male il direttore sanitario dello Spallanzani? Una cosa tecnicamente ineccepibile, sostenuta da un’eccellenza della nostra sanità pubblica: studiare le varianti. E una cosa altrettanto oggettiva. Oltre al Covid19 c’è il “regime-Covid”, ossia la gestione politico-sanitaria del virus.
Che ha visto alleate di fatto due categorie protagoniste della nostra storia pandemica: la politica, nella normale aspirazione di consolidarsi al potere (Conte). Da quando esiste il mondo, la classe dirigente, usa la paura, l’insicurezza dei cittadini per eternarsi al comando. E’ una regola, sia dei sistemi democratici, sia di quelli dittatoriali. E, categoria convergente, i “soloni in camice bianco”, che hanno condiviso la medesima strategia per farci digerire religiosamente i vaccini.

Una convergenza corrisposta dalla popolazione che ha confermato l’esigenza atavica del genere umano: al desiderio di vivere preferisce sempre la paura di morire; ad una libertà pericolosa preferisce sempre una schiavitù garantita, rimandando a un futuro ancora non immaginabile, la libertà. Nel nome del “tutto andrà bene”, che dovrebbe essere cambiato “in niente sarà come prima”.
E se il virus dovesse indebolirsi ecco arrivare il nuovo terrore: le varianti.
Il direttore Vaia quindi, al di là, della ritrattazione, ha avuto il merito di aver posto questo interrogativo (con le varianti, gli attuali vaccini saranno efficaci?). Che riteniamo resterà senza risposte.
Attenzione, nessuno nega l’importanza dei vaccini o di una politica che metta al centro la cura dei cittadini. Ma la gestione mediatica per fini politici o di profitto, è un’altra cosa. O peggio, coprire col terrore, le troppe inadempienze che si stanno verificando: dalla produzione alla distribuzione delle dosi.

Fabio Torriero

Come giornalista, ho attraversato la comunicazione a 360 gradi (carta stampata, tv, radio, web). Ho lavorato presso Cenacoli, Fondazioni (Fare Futuro), sono stato spin doctor di ministri e leader politici, ho scritto una ventina di libri (politologia, riforme etc.) e i miei direttori storici e maestri sono stati Marcello Veneziani e Vittorio Feltri. Insegno all'Università comunicazione politica. Il giornalismo online è la mia ultima vocazione.

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