Neolingua-Ue. Un glossario per cucinare i cittadini come rane bollite

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La rana bollita è una particolare tecnica di comunicazione che evoca una storia singolare, ma nota sin dall’alba del genere umano: lentamente e gradualmente si scalda una rana dentro una pentola, e lei dolcemente, senza reagire, va verso la morte con piacere. Chiudendo gli occhi. Se invece, l’acqua fosse stata messa subito a fuoco altissimo la rana sarebbe saltata giù e si sarebbe salvata.

Questa tecnica viene utilizzata da anni dagli ideologi, sacerdoti, amplificatori e amanuensi del pensiero unico che “lentamente e inesorabilmente” stanno cambiando il modo di pensare delle persone, attraverso una comunicazione “mirata”.
Sta nascendo letteralmente una neo-lingua che mira a disegnare una nuova idea di società, di comunità, di famiglia, natura, in linea con i precetti del politicamente e culturalmente corretto. Il mondo globale non ammette opposizioni, dissenso.

E’ il secolare irrisolto scontro tra mente e natura, tra ideologia e antropologia.

Il male, va detto, difficilmente si presenta come male; molto spesso nella storia degli uomini si manifesta come bene deviato, rovesciato. E allora quale strumento più efficace come quello di un radicale cambiamento delle parole?
E il guaio è che i cittadini, come le rane bollite o in via di ebollizione non se ne accorgono più. Anzi, condividono, danno per scontato tale stravolgimento.
“Gutta cavat lapidem”. Il processo di mistificazione è cominciato da parecchio, da quando si è cercato con carineria liberal di ingentilire i termini, giudicati troppo offensivi, irrispettosi. D’altra parte, ritenere una persona uno storpio, uno zoppo, un infelice, era ed è, ingiusto e sbagliato. La persona è un valore a prescindere dai propri limiti.

La fase-1, infatti, è stata condivisa a 360 gradi: “diversamente abile”, “persona portatrice di handicap”, “operatore ecologico” (in luogo di spazzino), con annessi e, poi “sindaca”, “ministra”. In pochi, però, si sono accorti che dietro l’angolo si nascondeva la fase-2: fine della comunicazione neutra e disinfettata, e arrivo dell’imposizione ideologica, che neutra non è. L’aborto è diventato quindi, “maternità responsabile”, l’utero in affitto, “maternità solidale, sociale, altruistica”, la pedofilia, “amore intergenerazionale”. Via di questo passo Satana sarà “diversamente buono”.

Un crescendo rossiniano senza freni e a tutto campo. L’ultima chicca viene da Bruxelles. Cosa ha scoperto Simona Baldassarre, medico ed europarlamentare della Lega, da anni impegnata sul versante dei valori non negoziabili? Un glossario per la “comunicazione interna ed esterna”, pubblicato dal Parlamento europeo, che mira a separare ciò che va detto, da ciò che non va detto.
Con degli esempi-suggerimenti-imperativi non da poco: “Evitare” la parola “madre e padre”, “preferire genitore”, che prelude a genitore 1 e genitore-2; non dire utero in affitto, ma la più buonista e solidale “gestazione per altri”. E ancora: al posto di “sesso biologico”, troppo specifico, “sesso assegnato alla nascita” (da chi?); al posto di “cambio di sesso”, usare “transizione di genere”, in omaggio alla liquidità. E infine, non scrivere “matrimonio gay”, ma “matrimonio egualitario” (per la par condicio).

Un cambio di paradigma che si commenta da solo. La conclusione per la Baldassarre non è nemmeno così difficile. Come per tutti noi: l’Europa vuole plagiare le nostri menti. Col risultato che non c’è reazione. Aveva ragione lo scrittore cattolico Bernanos: “Salvate l’uomo, perché sarà l’uomo a non voler essere salvato. Le società folli producono folli”.

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