Ristori e sostegni agli stessi e i migliori che premiano i peggiori

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di Amedeo Giustini

Il decreto sostegno, nonostante i fondi di 32 miliardi siano stati stanziati dal governo Conte, è stato partorito con enorme ritardo.
Due mesi e mezzo per licenziarlo e per litigare sui contenuti e il consiglio dei ministri che inizia con tre ore di ritardo perché, probabilmente, non ci si era accapigliati abbastanza. Nonostante ciò è un decreto che fotografa la situazione del 2020 ma non tiene conto dei primi mesi del 2021.
Per accedere ai bonus sarà necessario dimostrare di aver avuto nel 2020 un calo dei ricavi almeno del 30% rispetto all’anno precedente (2019).

Il meccanismo della perdita di fatturato del 30% nel 2020 se confrontato al 2019 è spesso fuorviante per molte categorie. Molti hanno fatturato nel 2020 lavori e prestazioni frutto dell’anno 2019 (mi riferisco al settore edile, ai progettisti, mediatori, professionisti in genere) che si sono visti progressivamente diminuire il fatturato soprattutto nell’ultimo trimestre 2020 e praticamente azzerato nei primi due mesi del 2021.
Queste categorie sono quelle che nel 2020 hanno perso in totale intorno al 20 o 25% di fatturato ma il 70 – 80% concentrato negli ultimi mesi del 2020 e registrato il calo più sensibile a gennaio /febbraio 2021. Non solo, proprio perché il calo di fatturato non è stato sensibile nei primi mesi del 2020 non hanno ricevuto i ristori prima e non riceveranno i sostegni ora. Insomma chi la crisi del 2020 la sta pagando pesantemente negli ultimi 4/5 mesi non avrà nulla. Continuiamo a sostenere e ristorare chi abbiamo già sostenuto e ristorato ma dimentichiamo le categorie che hanno subito o stanno subendo l’ultima ondata della pandemia.

Una disparità di trattamento che ci auguriamo verrà sottolineata quando il decreto verrà analizzato in modo approfondito senza pregiudizi. Il pensiero unico a reti unificate nell’atteggiamento acritico nei confronti di questo governo dell’assembramento non ci lascia ottimisti.
Sarebbe stato più logico prendere in considerazione gli ultimi 5 mesi, ossia l’ultimo trimestre 2020 e gennaio e febbraio 2021 e confrontarli con gli stessi mesi del 2019/2020.
Sul versante della cosiddetta “pace fiscale” bisognerebbe fare due riflessioni sia sulla terminologia sia sugli effetti devastanti nei confronti della fedeltà fiscale.

La pace fiscale è come quando cambiamo il nostro nome perché non ci piace ma, in questo caso, il suo nome vero all’anagrafe è CONDONO FISCALE, locuzione ammessa anche dal presidente Draghi. Un condono a pioggia che non tiene conto degli stati patrimoniali, dei redditi e se i soggetti sono recidivi.
Cartelle esattoriali fino a 5 mila euro che, con un colpo di spugna, vengono condonate anche a coloro che potrebbero pagarle.
I soliti furbetti che suonano il solito spartito come ragione di vita: “io i soldi non li caccio e tu non li becchi”.
In questo caso il creditore non è Aronne Piperno nel film “il Marchese Del Grillo” ma lo Stato.
Provvedimenti che tra l’altro riguardano anni precedenti la pandemia e nulla hanno a che vedere con l’attuale crisi economica.
Le tasse si pagano sugli utili non sulle perdite, non si pagano su fatture emesse e non saldate e il detto “pagare tutti per pagare meno” è veritiero e chi evade scientemente pur potendo pagare equivale a chi ti ruba il portafoglio.
L’evasione e l’elusione fiscale sono un cancro della nostra società ma anche un’enorme bacino elettorale e la cattiva politica ne tiene conto nel lisciare il pelo ai furbetti del quartierino.

Per chi è in buona fede bisognerebbe introdurre l’AUTODENUNCIA. L’imprenditore o il lavoratore autonomo che non può pagare per una crisi del settore o per eventi che esulano dalla cattiva gestione va all’agenzia delle Entrate si autodenuncia, gli uffici fanno i loro accertamenti e se l’esito è positivo il debito nei confronti dell’Erario verrà dilazionato al contribuente senza interessi secondo un piano di rientro concordato.
Il messaggio dei condoni è devastante per chi fa il proprio dovere anche dinanzi al fisco. Il governo dei migliori ha favorito gli italiani peggiori e ha certificato che l’italiano BUONO, ossia colui che paga sempre le tasse, le multe e i tributi, è ufficialmente anche FESSO.

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