Windsor. Autogol regale. Con l’esperto di diversità si cede al luogocomunismo

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La Regina Elisabetta avrebbe deciso di fondare un ufficio che si occuperà “di promuovere politiche a sostegno delle minoranze e della comunità Lgbtq+”. Decisione, questa, cui Meghan Markle ed Harry potrebbero aver dato un contributo decisivo, con la loro polemica mediatica e molto poco disinteressata, circa il presunto razzismo dinastico (la frase choc: “Ma tuo figlio sarà di colore?”; frase attribuita al principe ereditario Carlo, erede al trono, padre di Harry ed ex marito di Lady D.
Secondo il “Daily Mayl” Elisabetta II sarebbe pronta ad assumere un responsabile “per la diversità e l’inclusione”. Di comune accordo con l’intera famiglia reale.

Decisione assolutamente sbagliata. E una comunicazione difensiva, perdente. Che di fatto rischia di rafforzare i sospetti e le perplessità circa l’anacronismo della monarchia inglese.
Invece la risposta giusta doveva essere duplice:

1) non bisogna rispondere alle accuse pretestuose di Harry e Meghan, visto che loro sono intossicati dalla mentalità americana, laicista, individualista che cozza per definizione con l’impersonalismo regale e la tradizione inglese; e visto che il loro obiettivo è conciliare l’immagine di altezze reali e il profitto da business commerciale (si pensi ai tanti brand blasonati che hanno varato). Silenzio quindi, per non legittimarli, per non dare loro dignità di interlocutori;

2) occorre anteporre la realtà alle insinuazioni da gossip. La monarchia “corona” il Commonwealth, tantissimi Stati (dal Canada all’Australia) che sono associati al Regno Unito, hanno i loro premier e la regina Elisabetta è il loro capo dello Stato. Quindi, la monarchia è già la federazione del pluralismo storico, culturale, etnico. Non c’è bisogno di un esperto delle diversità per impostare una comunicazione formalmente inclusiva e accogliente, per fugare dubbi e sospetti.

Troppo potere è stato dato a una attrice salita ai vertici come Meghan, che ha avuto soltanto l’abilità di entrare nei vulnus psicologici (la legittimazione della madre) del marito Harry.

L’esempio inglese ci serve per dimostrare il potere di coercizione che hanno oggi i mezzi di comunicazione di massa in primis, i new media, amplificatori del pensiero unico, buonista, disinfettato, modello Barbara D’Urso. All’esterno corretto, educato, gentile, rispettoso, in profondo intollerante, totalitario.
Pensiero che influenza comportamenti, parole e dichiarazioni pubbliche. Col risultato che tutti i politicamente scorretti o involvono o sono quotidianamente chiamati a giustificarsi, o non comunicano proprio.
E vince il “luogo-comunismo”. Un arretramento culturale che è cominciato da tanto.

Si può dire che il fascismo, come il nazismo, sono arrivati al potere col consenso? Si può dire che il Medioevo non è stato il secolo buio, ma il periodo più luminoso che abbiamo avuto? Le Università, gli ospedali, la cultura antica tramandata grazie al lavoro degli amanuensi delle cattedrali, il tomismo, la scolastica, l’economia curtense, Dante, Giotto, Petrarca, Boccaccio; e ancora, la condizione della donna che nell’alto medioevo era quasi uguale a quella dell’uomo, a differenza dell’umanesimo, quando sono state ricacciate a casa (ma angelicate), periodo esaltato da una letteratura liberale a senso unico che ha mitizzato l’umanesimo come liberazione dalla barbarie?

Si può dire che la Vandea è stato il primo modello libertario e identitario di rivolta popolare contro la dittatura giacobina e che la Rivoluzione francese ha dato libertà astratte e ha tolto quelle concrete? Si può dire che il 2 giugno del 1946, da noi ha vinto la monarchia (i famosi brogli) e non la Repubblica?
Si può dire che la Resistenza vera è stata fatta dalla componente monarchica, liberale, militare e cattolica, e che la componente comunista che poi è stata egemone, ha combattuto il fascismo non per la libertà, ma per un regime, quello comunista, che liberale non era? E che non ha combattuto per l’indipendenza nazionale, visto che i Gap hanno ceduto lembi della nostra sovranità a Tito? E venendo ad oggi, che il virus è il più efficace strumento di controllo dei popoli?

Si può dire? E’ scritto nei libri di testo ufficiali? Lo dice unicamente qualche coraggioso che non sia pazzo? No, queste verità vengono demonizzate moralmente come fascismo, revisionismo, negazionismo e altro ancora.
Bernanos, lo scrittore francese, diceva che se perdiamo la battaglia delle parole, perdiamo la battaglia delle idee. Ecco, la monarchia inglese sta perdendo la battaglia delle parole e delle idee.

Fabio Torriero

Come giornalista, ho attraversato la comunicazione a 360 gradi (carta stampata, tv, radio, web). Ho lavorato presso Cenacoli, Fondazioni (Fare Futuro), sono stato spin doctor di ministri e leader politici, ho scritto una ventina di libri (politologia, riforme etc.) e i miei direttori storici e maestri sono stati Marcello Veneziani e Vittorio Feltri. Insegno all'Università comunicazione politica. Il giornalismo online è la mia ultima vocazione.

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