Le banche? Altro che crisi, qualcuno dica alla BCE che non sono mai state così bene

5 minuti di lettura

di Massimo Spread

Uno ci prova a combattere gli stereotipi e i preconcetti, ma certe volte la realtà conferma in maniera così precisa certe convinzioni e frasi fatte che occorre arrendersi all’evidenza.

La vecchia Europa è sempre più vecchia e disfattista, mentre l’America, se non più una ragazzina, è ancora giovane e ottimista. L’ennesima prova arriva dal bilancio annuale della BCE, pubblicato ieri. La parte dedicata alle banche sembra il solito bollettino di guerra: anche se sono imbottite di liquidità come non mai “devono essere pronte ad attuare ulteriori misure nel caso si concretizzasse uno scenario molto grave” mentre De Guindos, il numero due della banca centrale, presentando il documento all’Europarlamento ha ricordato che “le prospettive di redditività per le banche rimangono deboli poiché tassi di interesse più bassi per più lungo tempo intaccano i margini e persistono sfide strutturali”. Non basta, nel caso non avessimo capito l’antifona ha aggiunto: “le vulnerabilità del settore imprese sono aumentate e ci si possono aspettare tassi di insolvenza aziendali più elevati una volta ritirate le misure di sostegno alle politiche. Ciò porterebbe a un deterioramento della qualità delle attività delle banche, determinando un’altra sfida per queste istituzioni”.

Insomma, anche se finora le cose non sono andate male a Francoforte promettono che hanno buone probabilità di farlo presto. Ecco quindi che diventa necessario ridurre fin quasi ad azzerare il livello dei crediti deteriorati, che non è mai stato così basso, perché “non si sa mai”. Ma per farlo non basta abbattere i costi (del personale, tanto per cambiare), offrire servizi online (cercando di non farsi sostituire dalle media company) e consolidarsi (ovvero fondere tra loro le banche più piccole o farle comprare dalle più grandi); occorre prima di tutto limitare i prestiti ai clienti meno garantiti, ovvero a tutti i cittadini, in particolare le partite Iva e i piccoli imprenditori, già messi in ginocchio dal Covid e bisognosi di una nuova linea di credito per ripartire quando finalmente le attività commerciali potranno riaprire. Insomma, per eccesso di pessimismo l’Europa rischia di azzoppare la sua ripartenza prima ancora di cominciare.

E in America? Nonostante il Covid abbia avuto ripercussioni pesantissime sui lavoratori, tradizionalmente meno protetti di quelli europei, e nonostante i cittadini americani siano molto più propensi a fare debiti che rischiano poi di non poter ripagare, negli USA ci si aspetta una ripartenza basata proprio sulla capacità delle banche di fare credito. A dirlo è addirittura il Wall Street Journal, che in un articolo a firma di Eisen Ben sostiene che le banche si aspettano un forte aumento dei profitti, lanciato grazie al rilascio dei risparmi messi da parte nei mesi più duri della pandemia da chi se lo poteva permettere.

Tutti i principali istituti, a partire dai giganti JPMorgan Chase, Wells Fargo e Goldman Sachs, hanno messo da parte miliardi di dollari in riserve per prepararsi a un’ondata di perdite, ma ora si preparano a lanciarle nell’economia americana sotto forma di prestiti e investimenti, incoraggiate dalla politica espansiva del governo federale e dai primi segnali di ripresa delle spese da parte dei cittadini che finalmente, grazie ai vaccini, rimettono il naso fuori di casa.
Una totale differenza di approccio, nonostante le banche europee non siano affatto meno capitalizzate di quelle statunitensi. Ma l’approccio ultraprudente rischia di frenare i prestiti, quindi il rilancio dell’economia e in ultima istanza lo stato di salute delle banche. Seguendo il copione della classica profezia che si autoavvera. Trasformando la vecchia Europa in una vecchia decrepita.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Articolo precedente

Atlanta ko senza Gallinari, Curry trascina Golden State

Articolo successivo

Sondaggio choc: la Raggi in testa. I romani hanno la mascherina sugli occhi

0  0,00