Impariamo dagli animali come gli Egiziani

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È veramente assurdo come oggi abbiamo perso tutte le nostre capacità percettive e il nostro spirito di osservazione a causa dell’educazione che riceviamo in questa società, cosi rigida e tecnologica fino al delirio.

Ci insegnano ad usare e considerare solo la nostra mente razionale e ci impongono, a scuola come a casa, di pensare in un modo tecnico e logico quasi sempre escludendo la nostra naturale istintività. Questo istinto che è fortemente partecipe della natura e sicuramente interagisce con lei.

Spesso le scoperte che ci sembrano delle novità scientifiche, dopo una più attenta analisi, troviamo  che gli antichi popoli le avevano già messo in pratica migliaia di anni fa, e forse meglio di noi. Infatti è molto interessante comprendere a fondo il complesso rapporto tra gli antichi egizi e il mondo naturale, con il ruolo importantissimo dato alle diverse specie animali.

Gli Egizi pensavano fondamentalmente che il mondo animale fosse il tramite tra gli Dei e gli uomini. Ed è per questo che molte divinità erano raffigurate con la testa di un animale. Lo scarabeo, poi, era un vero e proprio simbolo ricchissimo di significati, talmente stratificati e calzanti, da essere usato ancora oggi come amuleto esattamente come diecimila anni fa. Dall’osservazione dell’animale e del suo comportamento in natura era inevitabile rilevare il significato profondo di morte e resurrezione.

Tutto questo nasce in fondo dalla semplice osservazione in natura: seppellisce le larve nello sterco a forma sferica che poi sotterra con uno sforzo enorme. Da questa operazione nasce una nuova vita. La perfezione delle sfere è tale da colpire la nostra attenzione. La forza sovrumana che impiega nel farlo è anche fonte di analisi.

Tutto concorre a un fenomeno eccezionale e quindi altamente simbolico e la simbologia della vittoria della vita sulla morte diventa quasi inevitabile conseguenza della nostra osservazione.

Per non parlare dello studio che dedicavano i sacerdoti ai coccodrilli e alla loro vita. Certo si chiedevano come facessero questi animali a fare i loro nidi proprio al limite di dove sarebbe arrivata la piena del Nilo! Era come se gli animali avessero delle informazioni che gli uomini non riuscivano ad avere… quindi dovevano avere un collegamento con un Dio che dava loro le giuste informazioni.

Il cobra, poi, più che una simbologia aveva un’importanza strategica: circondava la doppia corona del Faraone, sintesi simbolica dell’Alto e Basso Egitto. Quindi era talmente sacro che se qualche incauto schiavo o contadino per paura lo avesse ucciso sarebbe stato punito anche con la morte. Ma se analizziamo e ragioniamo su questa enorme importanza data ai serpenti forse arriviamo alle vere origini di tanta sacralità! È una semplice equazione di interessi e di fattori: il grano era il segreto della potenza e della gloria dell’Egitto, il cibo che nutriva tutti, il faraone e gli scribi come gli schiavi e i soldati. La ricchezza del raccolto, che si faceva spesso due volte l’anno, era un fatto eccezionale nella realtà del mondo antico.

A ben pensare quindi il vero nemico del regno dei faraoni non erano gli Hittiti o i Persiani e nemmeno i Romani, con cui bene o male si integrarono divenendo il granaio dell’impero.
Il vero nemico dell’Egitto temutissimo sopra ogni dire erano i roditori, quelli che appunto si nutrono di grano! Quindi il più grande nemico dei topi e migliore alleato dell’Egitto era il serpente che di topi si nutriva. E il cobra per eccellenza e potenza era considerato importantissimo e venerato fin a divenire ornamento sacro degno dello stesso faraone.

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