Figlio di Grillo, parla Bruzzone: “La difesa dei genitori è un grosso boomerang”

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Sta facendo molto discutere il video di Beppe Grillo, attraverso il quale il leader del Movimento 5Stelle ha difeso il figlio accusato di stupro di gruppo nei confronti di una ragazza, episodio che sarebbe avvenuto nel luglio del 2019. Gli inquirenti sarebbero in procinto di chiedere il rinvio a giudizio. Grillo non soltanto ha difeso il figlio banalizzando il fatto e riducendolo ad una ragazzata, ma è sembrato voler gettare discredito sulla presunta vittima dello stupro provocando tanta indignazione. Abbiamo sentito il parere della criminologa Roberta Bruzzone.

Cosa ha provato nell’ascoltare il video di Grillo in difesa del figlio accusato di stupro?

“Ritengo le dichiarazioni di Grillo assurde e fastidiose. La cosa che mi ha irritato di più è stata la sua presunzione di sapere come possa sentirsi una donna vittima di stupro e come debba comportarsi. Non ha alcun rilievo il fatto che la violenza sia stata denunciata dopo otto giorni, considerando che la legge vigente concede addirittura dodici mesi di tempo per farlo e anche di più se ci sono circostanze aggravate. Il fatto che la presunta vittima non sia corsa immediatamente a sporgere denuncia non vuol dire assolutamente nulla, e il ritardo di otto giorni non può certo rappresentare una prova di innocenza per i presunti autori. Altro passaggio assurdo è quello relativo alla mancata applicazione della custodia cautelare. Evidentemente Grillo ignora che ci sono molti assassini che attendono di entrare in carcere con la condanna definitiva e che si sono fatti tutto l’iter processuale a piede libero. Ci sono stupratori e pedofili che impiegano molti anni prima di andare in carcere. Quindi, affermare che il figlio sarebbe innocente perché non l’hanno mai arrestato, è un altro dettaglio del tutto insignificante ai fini dell’accertamento delle responsabilità. Se fosse vero questo principio, allora dovremmo considerare come prova di colpevolezza certa anche il solo rinvio a giudizio o addirittura l’iscrizione nel registro degli indagati”.

Cosa l’ha infastidita di più di quel video?

“L’aver portato degli argomenti in maniera tanto scomposta e volgare. Ora, se quel video è l’anticipazione della linea difensiva, credo proprio che il ragazzo avrà poche possibilità di dimostrare la propria innocenza. Perché non basterà affermare come ha fatto Grillo che il figlio è un “coglione” ma non uno stupratore a convincere i giudici. E non si può nemmeno utilizzare come prova a discolpa il fatto che i ragazzi abbiano filmato la scena, visto che anche questo è un comportamento molto frequente nei casi di stupro. E’ avvenuto molte volte che gli autori di una violenza abbiano ripreso la vittima mentre la subiva. Quindi anche questo particolare portato dalla moglie di Grillo come un’altra prova della non colpevolezza del figlio, non sta francamente in piedi, anzi in un eventuale processo potrebbe costituire una prova ulteriore a sostegno dell’accusa. Ma non sta a noi fare i processi, ci saranno i giudici per questo se riterranno di dover rinviare a giudizio gli accusati. Non possiamo farlo noi colpevolizzando i presunti responsabili, ma non possono farlo neanche Grillo e la moglie assolvendoli. Evitiamo quindi di spettacolarizzare la vicenda, anche se è difficile dimenticare come proprio Grillo e i 5Stelle sui processi mediatici abbiano costruito buona parte della loro fortuna politica”.

Anche lei ha percepito il tentativo di denigrare la presunta vittima dello stupro offendendone la dignità?

“Assolutamente sì, la ragazza è stata descritta in maniera a dir poco abominevole, come una poco di buono che alla fine se l’è andata a cercare. Una concezione figlia di quello stereotipo patriarcale che ritorna ogni volta che si verifica uno stupro. La vittima quindi viene immediatamente screditata sul piano morale, descritta come quella che provoca e che alla fine denuncia dopo essere stata consenziente. Ma è inquietante soprattutto il tentativo di Grillo di stabilire una sorta di procedura standard per le vittime di stupro, fino ad affermare che se la denuncia non è immediata non è credibile. Evidentemente non sa cosa significhi per una vittima di violenza carnale vivere gli istanti immediatamente successivi allo stupro, ed è inquietante che un uomo stabilisca come debba comportarsi. Poi non è accettabile nemmeno il principio secondo cui se una donna vive una vita di relazione libera possa cadere in una violenza sessuale. Anche questo messaggio, che ho letto fra le righe del video, l’ho trovato di grande pericolosità. Se vuole sapere come la penso, credo che Grillo abbia arrecato un grosso danno al figlio dimostrando qual è la sua cultura di riferimento”.

Il fatto però che siano trascorsi circa due anni dai fatti e ancora non si sia arrivati nemmeno al rinvio a giudizio non è comunque un’anomalia in considerazione della gravità del reato?

“Vorrei risponderle che ci troviamo di fronte ad un’eccezione ma non è così purtroppo. La durata delle indagini preliminari è un altro grosso problema che ha il nostro sistema giudiziario e che riguarda purtroppo anche reati molto gravi. Ma questo non dipende dalla sussistenza o meno del reato, non vuol dire che ci sono dubbi e che quindi non si è colpevoli. Si tratta di un problema legato al funzionamento della giustizia in Italia. Non si può valutare la colpevolezza o l’innocenza di un accusato in base alla lunghezza delle indagini, stabilendo che è colpevole se il rinvio a giudizio avviene in tempi rapidi o non lo è se arriva in forte ritardo. Mi spiace per Grillo, ma non funziona così”.

Grillo essendo un personaggio pubblico e un leader politico teme che l’inchiesta sul figlio possa subire un condizionamento mediatico e risentire di valutazioni che potrebbero prescindere dai fatti. Insomma, teme un uso politico della giustizia. E’ legittimo questo sospetto? Quanto essere “figlio di”, potrebbe influire negativamente sull’andamento di un processo?

“Non penso che essendo l’indagato figlio di un personaggio che ha grande visibilità mediatica possa interferire nella valutazione dei giudici che si basano sulle circostanze e le prove. Da questo punto di vista non credo che l’essere figlio di Grillo o di un cittadino sconosciuto possa fare la differenza nell’esito di un processo. Voglio augurarmi almeno che non abbia alcuna inflenza nella valutazione che un giudice fa di un reato. Vedremo se i magistrati chiederanno il rinvio a giudizio, da quello che si legge sembrerebbe questo il loro orientamento, ma mi sento di escludere che ciò dipenda dal fatto che si tratta del figlio di Beppe Grillo. La popolarità del padre non deve interferire né positivamente, né negativamente, nella valutazione della vicenda. Spero sinceramente che sia così”

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