Recovery e Ue. Solo un premier europeista può fare cose sovraniste?

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Draghi al Colle e centrodestra al governo? Potrebbe essere uno scenario futuro. Ieri sul “Tempo”, il direttore Franco Bechis ha colto solo una parte della coperta. All’Italia, per occupare il posto massimo delle istituzioni, serve un vero garante rispetto a Bruxelles, uno che parla la medesima lingua, anche perché appartiene allo stesso ambiente (economico-bancario-finanziario); uno che al telefono si fa rispettare, come con la presidente Ursula Von der Leyen, difendendo la credibilità del nostro paese in merito alle riforme della giustizia, del fisco, della pubblica amministrazione, legate al Recovery. Contribuendo a assottigliare quel pregiudizio epocale nei nostri confronti. Una nazione burletta, dipinta sempre in modo caricaturale: pizza, mandolino, spaghetti, mafia, corruzione. E questo uomo è Draghi. Da Palazzo Chigi al Colle.

L’uomo, infatti, ha inverato la famosa frase di Agnelli, poi ripresa da D’Alema, e cioè, che “solo un governo di sinistra può fare cose di destra”. Attualizzando, possiamo dire, che “solo un governo europeista-globalista”, come quello guidato dall’ex governatore della Bce, “può fare cose sovraniste”. Per la gioia di Salvini e del suo amico Giorgetti.
Adesso, naturalmente, resta da vedere se i soldi del Recovery costruiranno un’Italia originale, secondo la sua identità, sovranità e storia, o invece, un mero clone ideologico della Ue. I perimetri obbligati, come condizione per avere i finanziamenti, però, non lasciano presagire nulla di buono: l’intelligenza artificiale, la green economy, la digitalizzazione, la transizione energetica, la salsa laicista e arcobaleno dei diritti civili contenuti nel capitolo inclusione e coesione etc.
Ma almeno ci sono le tracce di un sovranismo vaccinale. E la speranza che potremo realizzare i progetti delle infrastrutture in modo serio e autonomo.

Tutto ciò per configurare l’“altra direzione” per Draghi. Il suo governo emergenziale concepito per gestire il Covid, la distribuzione delle dosi e la ripresa economica, ha creato un “grande centro”, su cui stanno convergendo le forze politiche. Da destra a sinistra. Una maggioranza draghiana che vede omologarsi nella mistica della competenza e dell’autorevolezza, Pd, 5Stelle, Lega e Fi, ormai geneticamente modificati.
Gli altri, Iv, Cambiamo, Azione, erano già all’interno della zona moderata.

Visto che Draghi non ha un partito, questa maggioranza sarà utile quando ci sarà il cambio della guardia. I più informati sanno che questo esecutivo durerà al massimo un anno e poi si tornerà al voto.
Diciamo che Palazzo Chigi ha dato l’avvio ad una nuova fase costituente. Poi, sarà un governo omogeneo a continuare la sua azione.
Anche perché, le schermaglie interne alla maggioranza, al momento solo mediatiche, per compattare le rispettive basi e dimostrare di esistere (il Pd con il voto ai 16enni, lo ius soli, il Ddl Zan; la Lega con la difesa della famiglia, la lotta la droga, gli sbarchi, i 5stelle con il superbonus e il reddito di cittadinanza), alla lunga potrebbero erodere il castello.
E in vista del voto, cosa accadrà?

Il centro-sinistra sta perdendo pezzi, ed è da tempo in crisi di idee e di linea politica. Le consultazioni amministrative saranno il banco di prova delle nuove alleanze (si legga, Ulivo2.0). Una volta per tutte si dovrà comporre la competizione territoriale tra Pd e grillini (ad esempio, Roma, tra Gualtieri o più verosimilmente, Zingaretti, e la Raggi), altrimenti l’opzione riformista sarà un’utopia. E inoltre, va considerata la fatica che sta facendo Conte a impossessarsi del Movimento.

Il centro-destra, sulla carta, dovrebbe raccogliere il testimone. In testa nei sondaggi, sarà difficile superare la guerriglia che anche in occasione del voto del Recovery c’è stata. Come fingere che lo scontro sulla capacità di leggere il Piano di Ripresa e Resilienza, visto che i parlamentari sono pagati per questo, possa ricomporsi velocemente? Come curare la ferita dell’abbandono dell’Aula da parte dei leghisti, sull’Odg della Meloni sul coprifuoco e la diversa posizione sulla mozione di sfiducia a Speranza?
Le parole di Salvini, in proposito sono state lapidarie, senza apparente ritorno (anche se la politica è l’arte della mediazione e del possibile).
“Io aderisco alle cose che ottengono un risultato, non a battaglie effimere”. E ancora: “Non è un Odg che può prolungare il coprifuoco alle 23, ma un atto del Cdm”. E infatti, pare che il Capitano abbia vinto anche questa partita (dopo la parziale riapertura contro i rigoristi della sinistra): forse il 22 maggio il coprifuoco si potrà ritoccare.
Su tali basi sembra difficile una pace. Ma ottobre (la data delle prossime elezioni amministrative), incombe e i nomi, ad esempio, non sono ancora stati trovati (altro vulnus). Bertolaso per Roma? Un mistero. Lui ha appena detto che non intende candidarsi a sindaco, ma la sua consulenza milanese è appena terminata.
Se son rose (s)fioriranno.

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