Censura, Biancaneve e il libero pensiero: ai bambini non trasformiamo una favola in un incubo

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Secondo me il vero grande problema di questa società é che non ha chiaro cosa sia la censura (accetta quella al pensiero e all’opinione proprio quando non se ne accorge), quale sia il limite della libertà di opinione (se pensi “quello è da ammazzare” non sei libero né di dirlo né di scriverlo), e che se fai i nomi e cognomi delle persone devi dare diritto di replica (caso Fedez) anche se le opinioni altrui ti fanno ribrezzo, questo finchè sono all’interno della legalità.
Invece siamo pieni di politicamente corretto che pretende di dirigere il nostro sentire (hanno tolto il cattolicesimo per sostituirlo col puritanesimo morale), di dire chi ha un’opinione giusta (concetto appunto morale e non giuridico) e chi non ha dignità di parlare anche se ha il diritto dalla sua parte (penso a tanti temi etici).
Siamo finiti in un Grande Fratello eterodiretto dove la gente si alza in piedi quando gli dice Fedez o qualcun’altro di farlo. Come se fossimo tutti sotto copione mediatico.
E il problema diventa così, in ultimo, Biancaneve.
Ci dicono che le favole e le fiabe mostrano sempre archetipi e riferimenti alla contemporaneità che le ha prodotte, così come tutto. La polemica dunque è sterile, però magari ricorda ai genitori di saper raccontare le cose.
Senza finire tuttavia in altri stereotipi però, rispondo io. È successo, penso alle realtà sociali che funzionano e aiutano, che si viene salvati anche da un altro, che sia un volontario, un ragazzo innamorato, uno a sua volta salvato, un genitore di un’altra famiglia… e tu quell’aiuto non lo hai richiesto, ti è stato donato.
Sarà che amo la libertà e voglio essere libera anche di essere salvata se mi servirà senza sentirmi né meno donna, né meno forte perché da sola non ce la faccio. Mi sembrano più che altro polemiche tra adulti.
Le antiche favole credo si concentrassero sull’amore che vince sul male e credo i bambini non colgano molto della guerra dei sessi se non glielo facciamo notare noi con la nostra malizia che è pure ragionevole ma non è pura come loro, e io a loro almeno lascerei la purezza. Era il bello della nostra infanzia sognare, sognare anche il principe o la principessa. Se i genitori ci avessero raccontato con tutti i particolari dettagliati il sesso, le differenze di genere, la psicologia del salvare se stessi etc mica lo so se saremmo stati bambini piú sani. Ho i miei dubbi seri.
La vita é esperienza non è modello. La vita è cammino non mappe. C’é una generazione che ha lottato per far crollare ogni rito ed etichetta e credenza per poi dettare nuovi riti, etichette e credenze. Ma calati dall’alto falliranno come é fallito in precedenza il resto. L’educazione é ciò che respirano, non cosa gli si dice. E magari a casa il papà salva la mamma e non é un male di per sè. Nemmeno il contrario.
Io con i bambini che frequento uso questo metodo: a domanda rispondo. Se non hanno ancora certe domande non gliele creo già io anticipandogliele. E’ come quando gli si vuole comprare la bicicletta e non l’hanno richiesta. Il bambino, e ognuno è differente anche al pari dell’età, ha il suo sentire e la sua sensibilità. Condizionarli, in un verso o in un altro, é forzarli per me. Ma é una mia opinione per carità. Mi trovo bene così e penso di rispettarli altrettanto

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