In piazza per Israele: solidarietà agli ebrei, ma non troppo dai dem

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C’erano tutti, o quasi, ieri i leader politici al corteo di solidarietà ad Israele organizzato dalla Comunità ebraica di Roma al Portico d’Ottavia dopo l’attacco missilistico di Hamas che ha riacceso i venti di guerra in Medio Oriente.

E come da tradizione il centrodestra si è ritrovato compatto nel difendere lo Stato d’Israele, diversamente dal centrosinistra. Alla manifestazione erano presenti Matteo Salvini e Antonio Tajani per il centrodestra, mentre non c’era la Meloni, e Fratelli d’Italia era presente con una delegazione. Dall’altra parte c’erano Enrico Letta in rappresentanza del Pd, Maria Elena Boschi per Italia Viva, Carlo Calenda, i Radicali e una rappresentanza dei 5Stelle.

Ma sono stati i toni a fare la differenza. Il leader della Lega Salvini ha espresso solidarietà incondizionata agli israeliani perché, ha detto, “ci sono degli aggressori e degli aggrediti che giustamente si difendono”. E poi ha continuato: “Mi spiace che qui ci sia tanto silenzio, soprattutto da parte della sinistra. La violenza non è mai giustificabile. Se minacciassero di morte il segretario del Pd, sarei il primo a dargli vicinanza. Mi sembra che da quella parte siano un po’ strabici”.

Il riferimento ad Enrico Letta è stato subito evidente. Il segretario dem stava in piazza a solidarizzare con Israele, ma prima aveva telefonato all’ambasciatrice palestinese a Roma per esprimere solidarietà per le vittime civili dell’inevitabile e scontata reazione israeliana. “Non è il momento della retorica ma della condivisione – ha detto Letta – Ricordo quando entrai nella Sinagoga da premier accanto al primo ministro israeliano e in quel momento insieme ci dicemmo che Italia e Israele lavorano per la pace. La soluzione dei due stati è quella su cui lavorare. Smettiamola di dare per scontato che sia una vicenda senza soluzione. Siamo qui per dire che la pace è possibile”.

Si è ripetuto il tradizionale copione che va in scena da venti anni a questa parte, con il centrodestra, prima berlusconiano oggi salviniano, chiaramente filo israeliano, e il centrosinistra costretto invece a barcamenarsi e a mantenere una posizione ambigua. Il fatto è che, sebbene la pace fra israeliani e palestinesi rimanga un traguardo agognato da tutti, continua a restare un’utopia, ancora di più se si considera che tutti i tentativi di pace andati in scena da vent’anni a questa parte con la mediazione degli Usa sono stati un completo fallimento a causa delle posizioni oltranziste delle frange integraliste tanto del popolo israeliano che di quello palestinese. Ma se da parte israeliana queste spinte sono state sempre contrastate (vedi ai tempi dell’asse Sharon-Peres) nel campo palestinese hanno finito sempre con il prevalere sulle posizioni più moderate. E non ci vuole certo uno scienziato per capire che dietro l’attacco di Hamas ad Israele c’è il tentativo di risvegliare l’Intifada, ben consapevoli che ad ogni aggressione palestinese corrisponde una contro-reazione israeliana con tanto di vittime civili messe anticipatamente nel conto. 

Il centrosinistra ormai da anni è costretto a fare i conti con un’ambiguità di fondo, determinata dalla storica alleanza con il popolo palestinese che va avanti dai tempi del Pci e che è tuttora radicata, non soltanto in parte del Pd, ma soprattutto in Liberi e Uguali e in Sinistra Italiana. Ma al tempo stesso non può inimicarsi il mondo ebraico, in nome di quella lotta all’antisemitismo che torna sempre utile da sfruttare soprattutto in campagna elettorale contro la destra (vedi la legge Fiano).

Ne nasce quindi una posizione a metà, ben riassunta nel tradizionale “ma anche” di veltroniana memoria. “Solidarietà ad Israele per l’aggressione subita, ma anche al popolo palestinese per le vittime civili”. Il tutto in nome di una pace che “deve consentire la sopravvivenza e la sicurezza di Israele ma anche il diritto ad uno Stato palestinese”. Da qui quindi la partecipazione al presidio pro Israele “ma anche” la telefonata con l’ambasciatrice palestinese. Con il risultato di lasciare la scena ai Salvini e ai Calenda che “senza se e senza ma” si sono schierati con Israele; perché, come ha dichiarato il leader di Azione, “da quella parte c’è la democrazia, dall’altra il terrorismo”

Ancora una volta ad essere svelata in tutta evidenza non è stata l’eventuale strumentalizzazione pro Israele del centrodestra, dei renziani o di Calenda, come denunciato da sinistra, ma la tiepidezza e la difficoltà dei dem nel dire con chiarezza da che parte stanno. Ed era ciò che gli ebrei italiani ieri volevano sentirsi dire. 

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