Milano gremita per il No al Ddl Zan. Le voci della piazza

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C’erano politici, giuristi, rappresentanti religiosi e della cultura sabato scorso a piazza del Duomo, a Milano, per l’evento #RestiamoLiberi – No al Ddl Zan! Ma non solo, perché la piazza era animata dalla presenza di tantissime persone comuni, madri e padri con figli a seguito. E si è manifestato in particolare per loro, per i bambini e per il loro futuro.

Presente tra gli altri il leader della Lega, Matteo Salvini, che pur non salendo sul palco ha ribadito la sua contrarietà al ddl Zan. È giusto ci sia «mano pesante per chi discrimina picchia o insulta», ha detto, però «la libertà di poter pensare che un bimbo viene al mondo da una mamma e da un papà non può essere imbavagliata né processata». Salvini ha anche fatto notare che il ddl Zan è osteggiato persino da «tante associazioni di omosessuali, di lesbiche e di femministe», in quanto «con la scusa di parlare di diritti, in realtà porta avanti una battaglia ideologica» che «ghettizza» chi non la pensa allo stesso modo.

Primo ad intervenire sul palco, il leader del Family Day, Massimo Gandolfini, che ha richiamato l’attenzione innanzitutto sulla reintroduzione del «reato d’opinione», che avrebbe luogo in caso di approvazione del ddl Zan in Senato. Il rischio è che i nostri «figli» e «nipoti» saranno educati in futuro ad una «ideologia disumana», che minaccia la libertà «costata lacrime e sangue ai nostri genitori e nonni». Per Gandolfini, il ddl Zan non pone fine ad alcuna «emergenza omofobica», semmai introduce una vera e propria «emergenza democratica».

Tra i politici sono intervenuti i senatori Simone Pillon (Lega) e Lucio Malan (Forza Italia) e l’europarlamentare Carlo Fidanza (Fratelli d’Italia). Pillon ha ricordato le pesanti restrizioni alla libertà di espressione inflitte in paesi come il Canada e il Regno Unito, dopo l’approvazione di leggi contro l’omofobia.

«Trovatemi un caso di aggressione a un omosessuale che non sia stato punito dalla legge», ha affermato Jacopo Coghe, vicepresidente di Pro Vita & Famiglia, sottolineando come la schiavitù del politicamente corretto, si riproduca sempre in una serie di accuse diventate ormai un cliché: se sei per la famiglia, sei «medioevale»; se sei di destra, sei «fascista»; se vuoi controllare l’immigrazione, sei «razzista»; se dici che un bambino nasce solo da una mamma e da un papà sei «omofobo».

C’è chi, come la blogger pro life Anna Bonetti – sorda dalla nascita – si sente strumentalizzata nella propria disabilità, che il ddl Zan afferma di tutelare.

E’ intervenuto anche Giorgio Ponte l’insegnante e scrittore che fece parlare di sé alcuni anni fa, per la sua storia personale. Grazie ad un cammino spirituale, Ponte sta cercando di vivere cristianamente la sua condizione di uomo con attrazioni omosessuali e, proprio per questo, è stato bersagliato dagli attivisti lgbt.

Sul palco di #Restiamoliberi sono intervenuti anche due pastori protestanti: Roselen Boerner, fondatrice del Ministero Sabaoth, e Nicola Giardiello, presidente della Comunità Pastorale Torinese. A dimostrazione che la libertà d’educazione e la tutela della famiglia naturale sono valori cristiani ecumenici.

Pino Morandini, magistrato e vicepresidente vicario del Movimento per la Vita italiano, ha sottolineato che il ddl Zan distorce fortemente i principi del nostro Codice Penale e che, se venisse approvato, la strada maestra sarà quella del referendum abrogativo.

Il mondo della cultura e della comunicazione è stato rappresentato, tra gli altri, dalla giornalista Maria Giovanna Maglie che, impossibilitata ad essere presente fisicamente, ha inviato un messaggio, in cui ha sottolineato l’inutilità dell’inasprimento delle pene per omofobia, in quanto il codice penale già prevede «pene aggravate per motivi futili e abietti».

Per il direttore di Libero, Pietro Senaldi, il ddl Zan è un «pretesto per processare i pensatori che non si adeguano al pensiero unico». Federica Picchi, fondatrice di Dominus Production, ha insistito in modo particolare sull’indottrinamento gender a scuola e di quanto sia importante opporvi una cultura in grado di contrastarlo.

Verso la fine della manifestazione, non è mancato qualche gruppo di contestatori, probabilmente gli stessi che, una settimana fa, avevano occupato la stessa piazza a sostegno del ddl Zan. «Rispondete con un sorriso alle provocazioni, preparate le valigie e ci rivediamo a Roma!», ha esortato Maria Rachele Ruiu, del direttivo di Pro Vita & Famiglia.

La battaglia adesso si sposta in Parlamento.

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