Dopo-Draghi. Meloni premier? Ecco cosa c’è dietro la pax con Salvini

6 minuti di lettura

Dal Vangelo secondo Giorgia: “Mi preparo a governare la nazione. Sono pronta a fare quello che mi chiedono gli italiani”.

Certe affermazioni, al di là dei titoli gridati, delle aspettative che generano, degli effetti che producono e delle legittime ambizioni personali di chi le pensa, vanno doverosamente lette in controluce. Bisogna saperle decodificare e interpretare.
Innanzitutto: perché adesso questa domanda della Annunziata a “Mezz’ora in più” (Rai3)? La risposta è facile. Il tema non è stato posto per verificare la possibilità reale che la leader di Fdi abbia di conquistare direttamente e personalmente Palazzo Chigi. C’è una evidente ambiguità di fondo, una trappola. Naturalmente la Meloni ha tutto il diritto di esternare le sue convinzioni, fare il suo gioco marketing, ma la sinistra mediatica e intellettuale fa un altro gioco. Sottile e infido.

Il vero obiettivo non è accompagnarla alla premiership del centro-destra, ma Salvini. Lui è il vero pericolo, il mostro xenofobo, omofobo, sovranista, da sbattere in prima pagina. Un precedente blasonato? La stessa strategia “sinistra” fu utilizzata quando Fini venne valorizzato, esaltato, magnificato unicamente in funzione anti-Berlusconi. E quando il risultato fu raggiunto, Fini e i finiani, sparirono dalla circolazione e dalle luci della ribalta. Il guaio fu che loro non colsero l’inganno e credettero di poter svolgere un ruolo importante per la nazione (in quel caso, dopo l’uscita di scena del Cavaliere, ritagliarsi uno spazio autonomo, magari guidando un governo di salute pubblica, come da suggestione veicolata dall’allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, gran regista della defenestrazione di Arcore).
E pure ora, tra un anno o due, quando Salvini sarà forse in naftalina, anche la Meloni subirà lo stesso trattamento demonizzante: l’antifascismo è uno spauracchio che paga sempre.

E se il mainstream è coerente con i propri scopi, anche la leader di Fdi lo è. In fondo lei, al momento, ha tutto da guadagnare. I sondaggi la danno quasi appaiata a Salvini. Stare all’opposizione di un governo così eterogeneo, che sta già cominciano a manifestare le prime crepe, indubbiamente paga. Ma ogni cosa ha il fiato corto. Se Salvini otterrà le prime vittorie, essendosi assunto la responsabilità di metterci la faccia, la forbice tra Lega e Fdi tornerà come prima; se invece, la maggioranza draghiana assomiglierà sempre più all’esecutivo Monti, prima divinizzato, come tecnico infallibile (narrazione simile a quella che ha incoronato l’ex governatore della Bce), poi ghigliottinato dalla piazza, la Meloni continuerà a crescere. E saranno guai per la tenuta del centro-destra che verrà.

Tornando all’intervista della Annunziata, gli altri passaggi hanno appalesato ulteriormente il gioco incrociato di comunicazione tra Giorgia e Lucia.
Annunziata: “Il centro-destra è diviso?”. Meloni: “Il centro-destra non è affatto diviso, certo, le continue ricostruzioni giornalistiche non aiutano, ci sentiamo spesso con Salvini e ci ridiamo su”. Non è proprio così. Il centro-destra ha perso il suo collante da parecchio. Non più sovranista, non ancora conservatore, non liberale, in parecchi si chiedono cosa sia. E inoltre, con Salvini al governo e la Meloni all’opposizione, le reiterate provocazioni che si mandano reciprocamente su ogni tema (il Recovery, la ripresa economica, le riaperture), non sono da poco. Su tali basi, come si ricomporrà lo schieramento? Per non parlare del Copasir. La guerra per la leadership è appena iniziata, e proseguirà senza esclusione di colpi.

E ancora. Annunziata: “Come vede Draghi al Quirinale? Condivide la scelta di Salvini?”.
Meloni: “La scelta di Draghi al Quirinale è una scelta non definitiva”. Più chiaro di così: bocciato.
Ultimo round. Le prossime amministrative. Annunziata: “Salvini da mesi ha gettonato Albertini a Milano e Bertolaso a Roma, il primo ha rifiutato, il secondo fa melina”. Meloni: “Bertolaso non ha ancora risposto”. Altra strategia. E’ noto che le riserve sull’ex capo della Protezione civile sono totalmente da addebitarsi ad un pregresso tra i due. In quanti ricordano che Bertolaso disse della Meloni “è meglio che vada a fare la mamma”? Una frase che lei non ha mai dimenticato. E poi, Roma è una roccaforte di Fdi, pertanto vogliono essere loro a dare e dire l’ultima parola sul candidato sindaco della Capitale.
Aspettiamo la prossima intervista di Salvini per completare il puzzle.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Articolo precedente

Calcio: Coronavirus. River Plate, 25 positivi nel gruppo squadra

Articolo successivo

Philip Morris acquista la metà del tabacco campano

0  0,00