Mai come adesso Falcone è un modello da seguire. Ecco perché

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Come ogni anno anche ieri a Palermo si sono tenute le celebrazioni in ricordo di Giovanni Falcone, il magistrato simbolo della lotta alla mafia, assassinato a Capaci il 23 maggio del 1992 insieme alla moglie e agli uomini della scorta.

“La mafia esiste ancora, non è stata sconfitta. E’ necessario tenere sempre attenzione alta e vigile da parte dello Stato” ha affermato il Capo dello Stato Sergio Mattarella, nell’aula bunker del capoluogo siciliano.

“O si sta contro la mafia o si è complici, non ci sono alternative – ha proseguito Mattarella -. E’ sempre di grande significato ritrovarsi nel bunker, un luogo di grande valenza simbolica, dove lo Stato ha assestato importanti colpi alla mafia che estende i suoi tentacoli nefasti in attività illecite e insidiose anche a livello internazionale. Per questo – ha sottolineato il presidente della Repubblica – è necessario tenere sempre la guardia alta e l’attenzione vigile da parte di tutte le forze dello Stato. Ma la condanna popolare, ampia e possente, ha respinto con efficacia, in modo chiaro, corale e diffuso, i crimini, gli uomini, i metodi, l’esistenza della mafia”.

Mai come quest’anno forse è stato importante ricordare Falcone, che oltre ad essere un eroe e un martire della lotta alla mafia è stato anche un simbolo di una magistratura che andava sempre alla ricerca della verità e rifiutava i teoremi politici. Per questo quando era in vita fu spesso accusato, anche dai suoi stessi colleghi, di tenere “nei cassetti” i dossier scottanti su mafia e politica che riguardavano personaggi di primo piano come Giulio Andreotti ed esponenti siciliani a lui molto legati. Ma Falcone sapeva benissimo che la giustizia non poteva e non doveva essere strumento di lotta politica e che le accuse dei pentiti non potevano basarsi sul sentito dire, ma dovevano essere sempre supportate da prove e riscontri oggettivi e inoppugnabili.

Falcone era perfettamente consapevole di quanto il confine fra mafia e politica fosse sottile e di come Cosa Nostra fosse legata a doppio filo a certi salotti politici, affaristici ed economici, ma sapeva anche che per vincere la lotta e sradicare certe connivenze non era permesso ai giudici di sbagliare, avvalorando l’ipotesi che certe inchieste fossero indirizzate verso precisi obiettivi politici. In poche parole Falcone temeva di confondere la ricerca della verità con l’uso politico della giustizia.

Dal 1992 in poi purtroppo è ciò che senza Falcone è invece sistematicamente avvenuto, fino ai giorni nostri con le rivelazioni scottanti del caso Palamara, che hanno confermato un tasso di politicizzazione della magistratura inquietante, fino a trasformare l’ordine giudiziario in una sorta di contropotere della politica, o meglio uno strumento per pilotare e condizionare attraverso le inchieste il corso stesso della politica.

Ecco perché oggi più che mai Giovanni Falcone dovrebbe essere un simbolo, non soltanto per la lotta alla mafia ma anche per una rinascita della magistratura, nel segno dell’imparzialità e della credibilità. Dando forza a quei magistrati, e sono tanti, che credono davvero nel significato della parola giustizia, che sono estranei al correntismo politico o a presunte logge massoniche, e soprattutto vogliono che i cittadini tornino ad avere piena fiducia nel loro operato. Falcone può davvero essere un maestro, un modello di magistrato serio ed imparziale che ha pagato con la vita il suo desiderio di legalità, di giustizia e il suo progetto di una magistratura, sempre e solo al servizio della verità.

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