Femminicidi, stupri. Ma è colpa solo dei maschi, o c’è di mezzo la mistica dei diritti?

5 minuti di lettura

Femminicidi, violenze domestiche, stupri, mancanza di educazione alla relazione e alla sessualità. Da parecchio tempo veniamo subissati da spot tv, ricette pedagogiche di esperti e appelli di istituzioni varie, in primis la scuola. Il tema è il buco nero della società.

Certo, i numeri sono impressionanti; in Italia ogni tre giorni una donna viene uccisa da un ex, incapace di accettare la fine del matrimonio, del legame etc. Il recente caso del figlio di Grillo poi, ha riproposto analisi e vecchi pregiudizi: lo stile di vita sbagliato dei giovani (pure degli adulti), l’impunità dei potenti e dei loro famigliari, le vittime che diventano automaticamente complici (la parola di moda è consenzienti), le droghe, l’alcol che a giorni alterni diventano attenuanti o aggravanti dei delitti. A seconda se prevalga l’impostazione giustizialista o garantista.
Manca a tutte queste diagnosi, la terapia, che non si esaurisca con mere enunciazioni di principio, appelli al rispetto, alla dignità umana. Manca un approfondimento serio sulle cause di questa violenza a 360 gradi. Se non si procede in tale direzione, rischieremo come comunità di tamponare gli effetti, senza risalire alle fonti del male.

C’è un motivo profondo per cui gli uomini non sanno accettare i no? E considerano i loro prossimi come oggetti, come cose da possedere e buttare?
Non è solo maleducazione affettiva, analfabetismo sentimentale; è molto di più. E’ l’effetto di una drammatica degradazione culturale e morale.
Oggi stiamo vivendo la putrefazione, la metastasi, del pensiero liberale-libertario. Si chiama “società delle pulsioni dell’io”, che in larga misura la rete-sovrana, i social, hanno peggiorato. Tutti più o meno, vivono, specialmente i giovani, dentro bolle autoreferenziali, autocentrate e anaffettive. Ormai, c’è un gap incolmabile tra la realtà virtuale, dove si forma l’immaginario (e si infila ogni stortura), e la realtà reale, dove fino a qualche decennio fa, si sperimentava praticamente l’immaginario, grazie al confronto, alla mediazione obbligata. Ne discende, che la relazione è fatica, non si va più verso l’altro, non si fa più sintesi. E quando il rapporto col mondo esterno è malato, diventa inesorabilmente predatorio. Io prendo, rubo, scippo, violento. L’altro non esiste. Su queste basi, infatti, le persone degradano e la società implode, muore.

Quali sono i mantra ideologici e identitari della nostra contemporaneità? Io sono ciò che voglio, ciò che consumo, ciò che desidero. E ogni desiderio deve obbligatoriamente diventare un diritto. Un diritto nella liquidità e volubilità appunto, della pulsione del momento. Che tutto usa, consuma, compra. Se siamo dentro l’economia del desiderio (il capitalismo liberista, e la sua religione: il consumismo), non possiamo non stare dentro anche alla società del desiderio.
E il risultato è il mondo di oggi: donne, uomini, bambini, ridotti a cose, oggetti, merce. E guai a limitare questa pulsione, ogni limite, confine sono insopportabili. Vengono vissuti come frustrazione, castrazione, morte. Per questo si uccide, per questo non si accettano i no, la fine dei rapporti; per questo si stuprano le ragazze. Le proprietà private non hanno dignità. Non c’è più amore, rispetto, senso dell’altro, perché c’è una cultura che ha vellicato, esaltato, magnificato da anni l’atteggiamento opposto.

Intendiamoci, l’istinto alla violenza, l’impulso biologico, testosteronico ci sono sempre stati, ma venivano limitati, deviati, incanalati, dalle regole, dalle leggi, da agenzie di senso degne del nome e perimetri morali, sociali, culturali, ben precisi. Chi scrive appartiene alla generazione che ha attraversato la liberazione sessuale, ma si trasgrediva, si contestava un modello che c’era, che esisteva (sbagliato, giusto o modificabile che fosse), non un modello che non c’è. Oggi il risultato dell’utilitarismo, dell’individualismo, del consumismo e del relativismo etico, ha prodotto il nichilismo, l’assenza di modelli, concepiti come libertà. Oggi si nega ogni autorità, ogni regola, ogni istituzione superiore all’io. Tutto è egotismo, tutto è lotta di classe individuale (invidia sociale, perché non io), tutto è crescita e gratificazione personale. Il resto non conta.
La mancanza di agenzie di senso, come l’etica civile, la religione, non è stata surrogata, sostituita, dalla sola responsabilità individuale. E i frutti li stiamo raccogliendo.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Articolo precedente

Tragedia di Stresa, la crisi economica e il senso di responsabilità

Articolo successivo

Calcio: Riva “Credo in Mancini, la sua Italia può vincere l’Europeo”

0  0,00