Tragedia di Stresa, la crisi economica e il senso di responsabilità

6 minuti di lettura

Quante volte di fronte a tante tragedie abbiamo sentito ripetere la fatidica frase: “poteva essere evitata”? Una frase che spesso ci è sembrata abusata, quasi banale se paragonata al fatto che ogni incidente teoricamente si potrebbe sempre evitare anche se poi praticamente si verifica.

Stavolta no, nella tragedia della funivia Stresa- Mottarone, stando alle indagini, sembrerebbe proprio non si possa parlare né di incidente imprevedibile, né di tragica fatalità, né di errore umano, ma di una scelta omissiva valutata e deliberata. Le 14 vittime morte a seguito del disastro, c’è il legittimo sospetto che possano essere state sacrificate sull’altare degli interessi economici. 

Stando a quanto riferito ai pm dal capo servizio della ferrovia Gabriele Tadini, i freni di emergenza non avrebbero funzionato perché disattivati con i «forchettoni», con la conseguenza che quando domenica mattina la fune di trazione si è spezzata all’arrivo nella stazione di monte, la cabina, libera dall’unico vincolo ha ripercorso a ritroso gli ultimi 300 metri fatti all’andata a folle velocità e si è sganciata dalla fune portante schiantandosi a terra.

Scrive il Corriere della Sera: “Quando Tadini viene interrogato martedì pomeriggio nella stazione dell’Arma di Stresa la situazione si ribalta nel momento in cui ammette «di aver deliberatamente e ripetutamente inserito i dispositivi blocca freni (i «forchettoni», ndr) durante il normale servizio di trasporto dei passeggeri», si legge nel decreto di fermo. Sono le 16.30, arrivano pm e avvocato difensore d’ufficio, l’uomo viene indagato e l’esame riprende con le domande stringenti della Procuratrice e del capitano Luca Geminale. Perché ha messo i «forchettoni»? Perché una serie di anomalie facevano scattare i freni d’emergenza e le riparazioni, l’ultima il 3 maggio, non erano servite a niente. «Per evitare continui disservizi e blocchi della funivia, c’era bisogno di un intervento radicale con un lungo fermo che avrebbe avuto gravi conseguenze economiche. Convinti che la fune di traino non si sarebbe mai rotta, si è poi voluto correre il rischio che ha portato alla morte di 14 persone. Questo è lo sviluppo grave e inquietante delle indagini», è la raggelante risposta di Olimpia Bossi alla fine degli interrogatori”

Naturalmente le indagini sono soltanto all’inizio e dovranno essere svolti accurati rilievi tecnici per capire la causa della rottura della fune; ma apparirebbe evidente secondo gli inquirenti come il timore dei danni economici abbia fatto passare in secondo piano la sicurezza delle persone. Una tragedia arrivata circa un mese dopo la riapertura dell’impianto avvenuta il 26 aprile, e che a questo punto sarebbe potuta accadere in qualsiasi momento.

Come sostengono gli inquirenti, alla base della decisione dei gestori di proseguire l’attività evitando il blocco necessario ad effettuare i lavori di messa in sicurezza, vi sarebbe stato il timore di seri danni economici che sarebbero andati ad aggiungersi a quelli già subiti con la prolungata chiusura dell’impianto a causa del lockdown. 

E qui impossibile non collegare anche questa tragedia alle drammatiche conseguenze della crisi determinata dal Covid. Non stiamo dicendo che questa debba essere considerata un’attenuante o una giustificazione per le gravi responsabilità di chi avrebbe dovuto garantire la sicurezza dei turisti, ma allo stesso tempo viene da chiedersi se in condizioni di normalità i titolari della stazione sarebbero stati altrettanto incoscienti. Avrebbero cioè preferito anteporre le ragioni economiche al rischio di incidenti.

La tempesta del Covid non ci ha migliorati affatto come per mesi si è pensato, al contrario ci ha incattiviti e resi ancora più egoisti, perché quando non si lavora, si vedono andare in malora le proprie attività e i soldi iniziano a mancare, non si riscopre affatto il valore della solidarietà, ma piuttosto l’arte della sopravvivenza ad ogni costo, anche sulla base del motto “morte tua, vita mia”. Poi c’è l’altra faccia della medaglia, ovvero la logica del profitto avanti a tutto, che però la crisi pandemica ha senz’altro accentuato nel momento in cui tornare a fare soldi è diventata la prima esigenza dopo mesi di chiusure, anche a costo di comportamenti criminali come questo. 

Certo, oltre alle giuste e doverose conseguenze giudiziarie, i responsabili della tragedia dovranno anche convivere con il rimorso di aver provocato la morte di 14 persone a causa di quello che sembrerebbe paradossalmente un “rischio calcolato”, ma questa tragedia non può non far riflettere anche tutti quegli scienziati (in tutti i sensi) che ci hanno ripetuto per mesi che la salute delle persone veniva prima di tutto, anche delle esigenze economiche del Paese. Ecco, quelle 14 vittime innocenti sono “anche” la conseguenza di questo modo di ragionare. Salvate dal Covid per morire a causa delle sue drammatiche conseguenze economiche. Come vogliamo chiamarli? Effetti collaterali?

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Articolo precedente

Al via una partnership tra Ria Money Transfer e Mooney

Articolo successivo

Femminicidi, stupri. Ma è colpa solo dei maschi, o c’è di mezzo la mistica dei diritti?

0  0,00