Parla Massimo Fini: “Silvio Berlusconi fra luci e ombre”

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Che effetto le ha fatto – è stato chiesto a Silvio Berlusconi – sentire Michele Santoro dire che “la statura politica, le capacità umane e imprenditoriali di Berlusconi sono fuori discussione” e che “i magistrati hanno iniziato a scannarsi fra loro quando non potevano più prendersela con Berlusconi”? “Che posso dire? – risponde il Cavaliere -. Invecchiando tutti diventano più saggi. E a Santoro non hanno mai fatto difetto né l’intelligenza, né la capacità giornalistica di individuare il punto delle questioni. Questo non toglie nulla alla distanza che ci separa, ovviamente”. E’ questo un passaggio dell’intervista che Silvio Berlusconi ha rilasciato a Il Giornale nei giorni scorsi, anche per smentire le voci allarmistiche delle ultime settimane che descrivevano un quadro clinico in notevole peggioramento. Va detto che negli ultimi tempi si è assistito ad un proliferare di attestati di stima nei confronti dell’ex premier e leader di Forza Italia, anche da parte di avversari politici un tempo irriducibili. Noi abbiamo chiesto in proposito un giudizio allo scrittore e giornalista Massimo Fini, che ai tempi del “berlusconismo rampante” è stata una voce molto critica, proveniente però da un campo neutro visto che si tratta di un intellettuale libero e anticonformista, non certamente incasellabile nello schieramento di sinistra.

Che giudizio si sente di dare su Berlusconi? Possiamo parlare di luci e ombre?

“Sicuramente sì. Il mio giudizio è sostanzialmente negativo anche se poi naturalmente devo riconoscere che Berlusconi ha avuto anche dei meriti.

Da dove vogliamo partire?

“Partirei dalle ombre. Berlusconi ha tolto agli italiani quel poco di senso di legalità che ancora gli restava e questa è secondo me la peggiore delle colpe. Ha attaccato frontalmente la magistratura da uomo politico e ha ‘armato’ anche i suoi media che non si sono certo tirati indietro, dando luogo a vere e proprie aggressioni contro i magistrati che indagavano su di lui. Ma la magistratura è il massimo organo di garanzia, è come l’arbitro in una partita di calcio. Se una squadra non accetta i fischi dell’arbitro a suo sfavore e anzi pretende che chiuda gli occhi sui suoi errori, anche l’altra squadra pretenderà di fare altrettanto. Così si finisce per rompere il patto sociale che ci unisce. Il patto fortunatamente non si è rotto, ma ci si è andati molto vicini”.

Berlusconi però ha sempre denunciato di essere vittima dell’accanimento giudiziario, dell’uso politico della Giustizia. Lei non ha mai visto un pregiudizio nei suoi confronti?

“Guardi, io posso anche capire che un imprenditore possa commettere illeciti per tutelare i suoi interessi, o che un politico possa anche compiere azioni spregiudicate pur di far cadere un governo avversario e tornare al potere come le cronache e le inchieste ci hanno raccontato. Ci può stare tutto sinceramente, anche se io non giustificherò mai dei simili comportamenti. Ma ci sono episodi della vita di Berlusconi davvero inaccettabili e che non possono trovare attenuanti. La vicenda di Anna Maria Casati Stampa per esempio, o le telefonate alla Questura di Milano per far assegnare la minorenne Ruby alla Minetti che la colloca niente meno che in casa di una prostituta. Vicende a mio giudizio di una gravità inaudita. Atti di grande cinismo che fanno il paio con il comportamento tenuto nei confronti dell’ex dittatore libico Gheddafi. Prima portato in trionfo come grande amico e poi una volta caduto in disgrazia liquidato con un cinico ‘Sic transit gloria mundi’. Ciò premesso io non sono stato mai d’accordo a trattare la vicenda Ruby a scopo politico”.

In che senso?

“Nel senso che ho sempre sostenuto che il Presidente del Consiglio in casa propria è libero di organizzare tutte le feste che vuole e di fare ciò che vuole, tranne che delinquere. Anche sulla vicenda di Ruby minorenne ho sempre espresso le mie riserve, anche perché al giorno d’oggi una ragazza di diciassette anni spesso è minorenne soltanto sull’anagrafe e quindi è molto facile essere ingannati. Su questo piano, non soltanto non l’ho mai attaccato, ma l’ho anche difeso”.

Luci e ombre. Quali sono le qualità?

“Berlusconi è un uomo molto attento agli altri, soprattutto non accetta di non essere amato. E’ capitato anche con me. Ci incontrammo alla fine di una partita Milan-Torino, io aveva un figlio piccolo e stavo in tribuna d’onore perché non potevo andare dietro le porte. Lui sapeva perfettamente che io ero molto critico nei suoi confronti. All’intervallo tutti i giornalisti lo circondavano per fargli domande. Alla fine della partita, mentre stavo uscendo con mio figlio, si avvicinò dicendomi che mi aveva visto la sera precedente al Costanzo show. Per tutta risposta io lo salutati cordialmente e tirai dritto verso l’uscita. Lui ama mostrare attenzione verso gli altri, cosa che invece la sinistra non sa fare, intrisa di una boria che poteva avere un senso ai tempi di Amendola, non certo negli ultimi anni. Uno dei motivi del successo di Berlusconi è stato quello di presentarsi all’inizio come un liberale, pur essendo stato tutto in politica tranne che liberale. Poi non gli si può negare il fatto di possedere una grandissima energia, di aver sempre lavorato sodo come imprenditore e come politico. Realizzai con lui un’intervista soltanto sul calcio e mi raccontò che a tirare le righe del campo alle nove di mattina ci stava sempre lui e non gli altri compagni. Poi ama inventarsi di essere stato un bravo calciatore ma questo fa parte del personaggio”.

Il successo in politica è stato merito di Berlusconi o demerito degli avversari?

“Metà e metà. Non dimentichiamo poi che un ruolo decisivo nella vicenda berlusconiana ce l’ha Bettino Craxi, che gli ha consentito di avere in mano tutto il settore televisivo privato italiano. Gli avversari certamente non lo hanno saputo contrastare, anzi gli hanno quasi consentito di avere ad un certo punto tutto il potere in mano”.

Pensa che la discesa in campo di Berlusconi nel 1994 sia stata davvero determinante per impedire la conquista del potere da parte della “gioiosa macchina da guerra” di Achille Occhetto? Si sarebbe potuta trovare un’altra alternativa?

“Se non ci fosse stato Berlusconi avrebbe vinto Occhetto, su questo non c’è dubbio. Anche perché all’epoca l’immagine di Berlusconi era ancora positiva, non erano iniziate le inchieste giudiziarie che lo avrebbero travolto in seguito. Da allora ad oggi le sinistre sono chiaramente peggiorate, anzi c’è da chiedersi chi siano oggi le sinistre. Soltanto pochi giorni fa Enrico Letta, dopo oltre venti anni, ha detto una cosa di sinistra proponendo una tassazione per i ricchi. E’ ovvio che la debolezza degli avversari ha finito per favorire Berlusconi”.

Se incontrasse oggi Berlusconi cosa gli direbbe? Santoro ne ha riconosciuto la statura, e lei?

“Non amo infierire su una persona che ormai è fuori gioco e per giunta ha anche seri problemi di salute. Poi sono solito aggredire sulla pagina, ma mai di persona. Poi non dimentichiamo che Berlusconi ci ha insegnato a pensare positivo e questo è un insegnamento che dovrebbe sempre valere per il futuro. Pensare positivo è sempre meglio che pensare negativo, in ogni situazione. Perché se si pensa negativo si diventa tutti negativi”.

Pensa che ci sarà un altro Berlusconi? Vede qualcuno all’orizzonte?

“No, penso sia irripetibile. La sua è una vicenda tipicamente italiana, hanno provato ad imitarlo senza successo anche all’estero sia in campo imprenditoriale che politico e quando lui stesso ha tentato avventure aziendali in Spagna, in Francia e altrove è stato fermato. E’ un fenomeno tutto italiano ma penso che sarà irripetibile anche da noi. Io intanto mi sono preso la soddisfazione di averlo sconfitto in Tribunale. Mi aveva querelato perché avevo usato nei suoi confronti espressioni molto forti legate alla sua storia giudiziaria, ma il giudice ha riconosciuto che non avevano carattere diffamatorio ed erano perfettamente legittime”.

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