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Il Premio Fiesole ai Maestri del Cinema 2021 a Mario Martone

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La cerimonia di premiazione si terrà domenica 4 luglio al Teatro Romano di Fiesole

Andrà a Mario Martone, regista cinematografico, lirico e teatrale, il Premio Fiesole ai Maestri del Cinema 2021, prestigioso riconoscimento conferito dal Comune di Fiesole in collaborazione con il Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani Gruppo Toscano e la Fondazione Sistema Toscana, con la direzione artistica di Massimo Tria. L’edizione di quest’anno è dedicata alla memoria di Claudio Carabba, scomparso nel 2020, maestro della critica cinematografica italiana e per molti anni tra i più importanti animatori del Premio.

Il regista italiano diventerà “Maestro del Cinema” come prima di lui Paolo Sorrentino, Robert Guédiguian, Vittorio Storaro, Stefania Sandrelli, Dario Argento, Giuseppe Tornatore, Terry Gilliam, Toni Servillo e Nanni Moretti. E tra i grandi del passato Luchino Visconti, Michelangelo Antonioni, Orson Welles, Stanley Kubrick, Ingmar Bergman, Wim Wenders, Theo Anghelopoulos, Marco Bellocchio, Ken Loach.

La serata di premiazione di domenica 4 luglio si aprirà alle 20.45 con un incontro con l’autore e la presentazione del volume monografico dedicato al cinema di Mario Martone a cura di Roberto Donati con i contributi del Sncci, per Edizioni ETS di Pisa. La cerimonia di premiazione si terrà alle 22.30, presso il Teatro Romano di Fiesole (via Portigiani 3, ingresso gratuito con prenotazione su www.estatefiesolana.it dal 10 giugno). Saranno presenti anche l’attrice Marianna Fontana, protagonista di Capri-Revolution, ed Eduardo Scarpetta, che fa parte del cast del suo prossimo film, Qui rido io, dedicato all’avo omonimo, capostipite della celebre dinastia di attori Scarpetta-De Filippo. A seguire la proiezione del film “L’amore molesto” del 1995 presentato in concorso al 48º Festival di Cannes. In caso di maltempo la serata si terrà al cinema La Compagnia di Firenze.

Al premio seguiranno le proiezioni dei suoi film a luglio al Piazzale degli Uffizi nell’ambito della rassegna “Apriti cinema”: “Morte di un matematico napoletano” del 1992 (01/07); “Teatro di guerra” del 1998 (07/08) e “L’odore del sangue” (15/07) e ad agosto al Teatro Romano di Fiesole, per Stensen d’Estate (“Capri-Revolution” il 9 e “Il giovane favoloso” il 21).

“Sono felice di presentare l’edizione 2021 del Premio Fiesole ai Maestri del Cinema, dopo la pausa forzata dello scorso anno – ha detto Anna Ravoni, sindaco di Fiesole – e di riprendere con un regista napoletano, che da oltre trent’anni è un protagonista indiscusso della cultura cinematografica e teatrale italiana”.

“Come sindacato – ha detto Marco Luceri, coordinatore del Sncci Gruppo Toscano – siamo orgogliosi di premiare quest’anno un regista i cui film non smettono mai di sfidarci, in una continua contaminazione tra il cinema e le altre arti. La presenza di Mario Martone a Fiesole sarà l’occasione per riflettere insieme al pubblico su una figura centrale del nostro panorama culturale: il regista napoletano ha saputo raccontare “in profondità” il Paese, la sua società, la sua storia e le sue contraddizioni con uno stile ricercato e personale”.

“Mario Martone rappresenta – ha spiegato Massimo Tria, direttore artistico del premio – il trait d’union perfetto fra la tradizione dei grandi Maestri italiani (Rossellini, Pasolini, Visconti in primis) e la riflessione sempre attuale sulla modernità e sulle radici profonde della cultura italiana. Egli eredita da Rossellini l’etica della visione, per cui ogni inquadratura è motivata da un punto di vista morale e necessario, di Pasolini segue e adatta l’analisi politico-antropologica sull’uomo moderno, incerto, vagante e dubbioso, con Visconti dialoga soprattutto in forza dei presupposti tragici e (melo)drammatici della sua messinscena cinematografica e operistica. Martone parte naturalmente dal fulcro dell’immensa cultura napoletana, ma non per rimanervi imprigionato in modo oleografico, bensì per trascendere: nel tempo, quando indaga sulle origini della nostra patria, con film fondamentali che studiano i pilastri storico-culturali dell’Ottocento, e nello spazio, quando allarga l’orizzonte alla Roma borghese de “L’odore del sangue”, alla Recanati papalina de “Il giovane favoloso”, alla Savoia “invadente” di “Noi credevamo”…Martone ha affermato: «Il mio percorso artistico è disomogeneo, e questo spesso scompagina i critici o crea turbamenti». Ecco, noi siamo felici che Martone turbi e scompagini tutti i nostri pregiudizi, le nostre finte sicurezze sul cinema, l’arte e l’uomo.

 

Breve Biografia

Martone è nato a Napoli il 20 novembre 1959, ed è approdato al cinema dopo essersi fatto un nome di rilievo nel teatro di ricerca e di innovazione, in un ambito che lo ha avvicinato a tanti suoi successivi collaboratori (Angelo Curti, Toni Servillo, Andrea Renzi, Roberto di Francesco fra gli altri). Il suo esordio al cinema è un precipitato di riflessioni decennali su una Napoli lontanissima dagli stereotipi da cartolina: “Morte di un matematico napoletano” (1992) costruisce attorno ad un formidabile Carlo Cecchi un teorema a più incognite sull’impegno intellettuale del magmatico secondo dopoguerra, e l’indagine sui retroscena partenopei più ignoti continua nel 1995 con un’ulteriore odissea di fantasmi, “L’amore molesto”, con cui Martone inaugura il suo lungo e fruttuoso dialogo con la grande letteratura italiana (in questo caso Elena Ferrante). La sua “factory” filmico-teatrale (Anna Bonaiuto, Renzi, Servillo fra gli altri) lo accompagna a chiudere una trilogia napoletana con “Teatro di guerra” (1998), equazione impossibile fra i vicoli di Napoli e la Sarajevo dei cecchini. Ma non c’è solo la Campania nel suo orizzonte artistico, e lo dimostra “L’odore del sangue” (2004), coraggioso confronto con il culto della violenza nella Roma post-borghese di Goffredo Parise, mentre il suo orizzonte si allarga all’Italia intera con “Noi credevamo” (2010) e “Il giovane favoloso” (2014), in cui i cospiratori risorgimentali e Giacomo Leopardi condividono una insanabile insoddisfazione per il presente. Martone allarga sempre i suoi confini: continua con successo la sua attività di regista teatrale, affina con sapienza quella di regista lirico, ma anche i suoi mediometraggi lasciano un’impronta importante (“Rasoi”, “La salita”), e i suoi documentari scavano nei fondamentali chiaroscuri dell’arte italiana (“Nella città barocca”, “Caravaggio. L’ultimo tempo” fra gli altri), finché arriva il momento di dedicarsi all’utopia, alla visione di vita alternativa, con “Capri-Revolution” (2018), con una giovanissima e carismatica Marianna Fontana. Dopo averlo lambito a lungo, Martone è infine arrivato al punto di partenza della grande dinastia Scarpetta-De Filippo: prima con il suo ultimo “Il sindaco del rione Sanità” (2019), e poi con il suo prossimo film, “Qui rido io”, dedicato al grande capostipite, e in cui recita anche l’ultimo rampollo, l’omonimo e talentuosissimo Eduardo Scarpetta, che conferma il gusto di Martone per la scommessa e la scoperta di talenti a tutto tondo.

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