È fuga dalle banche, ma niente materasso: i risparmi finiscono in Bitcoin

4 minuti di lettura

Di solito le scene di file agli sportelli per ritirare i risparmi preannunciano memorabili – e terribili – crisi economiche: è stato così per la Grande Depressione, per la crisi argentina del 2001 e quella greca nel 2012, tutte accompagnate da foto ormai storiche di centinaia di persone in attesa di avere indietro il proprio denaro.

Ecco perché il governatore della Bank of England Andrew Bailey si è spaventato quando ha saputo che i suoi connazionali hanno cominciato a svuotare i propri conti per investire in Bitcoin. Del movimento si sono accorti finora solo gli addetti ai lavori, perché ormai per spostare decine di migliaia di sterline (o euro) basta qualche click sul computer senza presentarsi in filiale, ma gli effetti rischiano di essere notati da tutti.
Secondo una ricerca appena pubblicata dalla banca centrale inglese se anche solo un quinto delle famiglie e delle imprese britanniche convertirà la propria liquidità tenuta presso le banche in monete digitali (comprese le più “affidabili” stablecoin), gli istituti di credito reagirebbero aumentando il tasso d’interesse dei prestiti e diminuendo la loro disponibilità a prestare denaro, rischiando di provocare un credit crunch che potrebbe causare una nuova crisi economica.

Bailey è convinto che i cittadini non si rendano conto che investire in criptovalute comporta il rischio di vedere volatilizzarsi il capitale impiegato: in effetti tra gennaio e maggio scorsi il Bitcoin ha bruciato il 40% del proprio valore e anche se da allora è tornato leggermente a salire non è detto che in futuro non si verifichi un crollo ancora maggiore e questa volta definitivo. Il problema è che convincere gli inglesi, ma in realtà tutti i risparmiatori europei, a tenere i soldi in banca rischia di rivelarsi più difficile del previsto perché ormai i tassi d’interesse riconosciuti sono prossimi allo zero o addirittura negativi.

I piccoli risparmiatori non sono incentivati neanche a spostarsi sui titoli di Stato i cui rendimenti, grazie alle politiche espansive della Bce, sono bassissimi anche per paesi considerati a rischio come la Grecia e l’Italia. Molti quindi, ingolositi dal tasso di crescita del valore delle criptovalute, hanno deciso di puntare sui Bitcoin che inoltre, pur non essendo moneta legale, sono utilizzate ormai in tutto il mondo per la compravendita di merci e servizi e sono quindi veloci e facili da scambiare.

Il rischio è che buona parte dei risparmi degli europei “si immerga” nella Rete e resti al di fuori delle capacità di controllo delle istituzioni finanziarie e delle stesse banche, che potrebbero non solo perdere una bella fetta del loro volume d’affari ma pure vedersi contestato il ruolo di principali fornitrici di risorse per le imprese, le quali potrebbero cominciare a finanziarsi sui canali cripto.

Bailey sta quindi facendo del suo meglio per spaventare gli aspiranti piccoli investitori: già il 7 maggio scorso aveva ricordato che le criptovalute “non hanno valore intrinseco” e non sono garantite da alcuna banca centrale o autorità monetaria di alcun genere, concludendo che chi intenda davvero impiegarvi i propri risparmi “deve essere pronto a perdere tutto il suo denaro”. Ma difficilmente le sue raccomandazioni verranno ascoltate se non si troveranno soluzioni per i cittadini stufi di pagare non solo per il denaro che ricevono dalle banche, ma pure per quello che sono loro a prestare con i loro depositi.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Articolo precedente

Conte “All’Inter ho dato tutto, l’affetto dei tifosi mi ripaga”

Articolo successivo

Macron. Idea: e se dessimo un po’ di schiaffi ai nostri politici?

0  0,00