Primarie del Pd: altro che democrazia partecipata, è il fallimento dei dem

5 minuti di lettura

Sembra proprio che il Pd non riesca più ad essere né carne, né pesce. Enrico Letta avrebbe dovuto mettere ordine in un partito lacerato dalla lotta fra eterne fazioni, dopo che il precedente segretario Nicola Zingaretti si era dimesso colpito e affondato dal fuoco amico.

Sembra invece che il disordine continui a regnare sovrano. Un caso su tutti, la scelta del candidato sindaco di Roma. I dem si apprestano a svolgere delle primarie di facciata visto che il candidato è già deciso e sarà l’ex ministro dell’Economia Roberto Gualtieri. Tutti gli altri competitor sembrano tanto i testimonial di sensibilità diverse presenti nell’orbita del centrosinistra che chiedono diritto di cittadinanza, tanto per dimostrare che il Pd è inclusivo e aperto a tutti; moderati, massimalisti, riformisti, cattolici, laici, mondo Lgbt e chi più ne ha ne metta. Un’operazione utile a piazzare la propria bandierina identitaria per poi avere magari un ruolo nella futura amministrazione. Ma appare evidente che il risultato è già scritto, Gualtieri per l’appunto.

Quella che viene presentata come una grande prova di democrazia altro non è invece che l’emblema della debolezza del Pd lettiano. Le primarie del Pd assomigliano tanto alle consultazioni online del Movimento 5Stelle, quelle che si svolgevano sulla piattaforma Rousseau e che servivano soltanto a ratificare le decisioni dei vertici (governo gialloverde, governo giallorosso, modifica dello statuto, sostegno a Draghi ecc.)

Eppure il Pd non era propriamente sprovvisto di candidati. Preso atto dell’impossibilità di concludere un accordo con i 5Stelle visto che la condizione essenziale era il ritiro di Virginia Raggi, i dem avrebbero potuto giocare la carta di Carlo Calenda che da circa un anno è già in campagna elettorale nella Capitale. Quel Calenda che, forse dalle parti del Nazareno hanno dimenticato essere stato eletto al Parlamento Europeo appena due anni fa proprio nelle liste del Pd, prima di lasciare il partito in polemica con la decisione di sostenere il Conte 2.

Invece è stato chiesto a Calenda di sottoporsi alle primarie dove sarebbe stato chiaramente sconfitto in favore di Gualtieri. L’ex ministro renziano, oggi leader di Azione, non è caduto nella trappola e ha tirato dritto.

Dicevamo della debolezza del Pd; è appunto dimostrata dal tentativo di dare forza ad una candidatura di vertice facendola passare come scelta dal basso, processo analogo a quello in corso nel M5S per legittimare Giuseppe Conte come leader. Ma a conti fatti resta sotto gli occhi di tutti il fallimento dell’esordiente Letta che non è riuscito a mettere in piedi un’alleanza politica nella Capitale, andando alla rottura con i 5Stelle da una parte e con l’area centrista dall’altra. E non sembra andare molto meglio nel resto d’Italia dove la vecchia maggioranza giallorossa procede quasi ovunque in ordine sparso.

Certo, tutto potrebbe tornare in gioco al secondo turno, ma anche qui sarà davvero interessante vedere come si potrà condurre una campagna elettorale incentrata sui fallimenti del governo 5Stelle e poi chiedere i voti dei pentastellati per Gualtieri. Perché Gualtieri ha già annunciato che non farà sconti alla Raggi visto che per altro l’obiettivo non dichiarato ma palese è proprio quello di svuotare l’elettorato grillino e togliere di mezzo il sindaco di Roma che è fra i principali ostacoli all’alleanza politica Letta-Conte (e anche quest’ultimo certamente avrebbe gioco facile a riproporre da leader dei 5S l’alleanza che sosteneva il suo governo senza più in campo l’attuale inquilina del Campidoglio). Sempre che al ballottaggio con il centrodestra non finisca con l’andarci la Raggi, il che non sarebbe del tutto improbabile. Allora sì che ne vedremo delle belle. 

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Articolo precedente

Vaccini. I mille bugiardi del bugiardino Astrazeneca

Articolo successivo

Calciomercato: Barça. Pellegrini lontano, Roma chiede 30 mln

0  0,00