Il video choc della funivia del Mottarone e l’opportunità della divulgazione

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“E’ vergognoso mostrare le immagini video del crollo della funivia. Questo non è giornalismo. Il video serve alla Procura per le indagini, il resto è morbosità malata e scandalosa. Se potete non cliccate e aprite altrimenti non finirà mai questo modo di fare notizia e ci riguarda tutti, riguarda il rispetto che dobbiamo agli altri e a noi stessi se fossimo stati là sopra”.

Ho esordito così con i miei amici e colleghi quando ho letto che stava girando e venendo divulgato il video di quel tragico giorno, il giorno dell’incidente della funivia che collega Stresa con il Mottarone. Come mostra il video, la cabina numero 3 ha praticamente completato il suo tragitto. Poco prima dell’arrivo, però, rallenta: nelle immagini, a quel punto, si vedono i passeggeri all’interno – in tutto quindici, tra cui anche il piccolo Eitan, l’unico sopravvissuto alla strage – attendere la conclusione del viaggio, ignari di quanto sarebbe accaduto poco dopo.

Il filmato fa parte del dossier nelle mani degli inquirenti della procura di Verbania che indagano sul gestore della funivia ma ovviamente in mano a certo giornalisti e a certo giornalismo è diventato una fonte di click facile.

E’ etico mostrare tutto ciò? Almeno la domanda poniamocela. Se è immorale il profitto senza limiti, lo è anche questa scelta. Con la vita non si gioca, né che tu sia un imprenditore che gestisce una funivia nè che tu sia un giornalista che può mostrare immagini morbose e drammatiche.

Inutile anche il tentativo delle tv di smarcarsi dall’accusa di essere sensazionalistiche affermando di aver coperto i volti delle persone a bordo della cabina per tutelare loro e noi dalla tragedia che, però, hanno scelto di mandare in onda.

Lo Speciale fa un’altra scelta. Chiede giustizia e non si accoda al sensazionalismo.

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