Cdx. I veri giochi dietro la Federazione e il Partito unico. Idem a sinistra

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La bandiera della Quarta Repubblica? La moviola. Sembra infatti, di assistere a un ciclico eterno ritorno, a uno stucchevole e grottesco balletto speculare. Le prove? Basta riassumere la nostra decennale cronaca politica: se la destra si struttura in tanti partiti, risponde la sinistra con tanti partiti. Se la destra si organizza in federazione, la sinistra ipotizza una federazione; se la destra pensa a un partito unico, anche la sinistra segue a ruota. E viceversa. Lo schema è identico anche se l’iniziativa la prende la sinistra. E’ il principio dei vasi comunicanti.

E la cosa grottesca, è che poi, molto spesso, i due schieramenti si incontrano a metà strada, si amalgamano, assomigliano, tutti e due con l’ambizione di conquistare il centro, area geografica ambita, luogo storico dei moderati, zona Ztl che consente di vincere. Moderati che da parecchio non hanno più una casa, salvo rimasugli del passato glorioso-dc che sopravvivono dentro sigle marginali, molto personali, con prefissi telefonici.

Qualcuno conosce la differenza, ad esempio, che c’era tra il Pdl-partito degli italiani di Silvio Berlusconi e il partito della nazione auspicato da Matteo Renzi? Nessuna: soggetti plurali, liberali, conservatori e riformisti insieme. Nati per l’ambizione dei loro leader di estendere il consenso e soddisfare quella che veniva chiamata la “vocazione maggioritaria”, oppure omogeneità culturale, minimo comune denominatore, collante, coesivo, mastice unitario.

La nostra storia repubblicana più recente ha visto grandi partiti, in linea con i sistemi elettorali vigenti, dilatarsi, poi restringersi, sposarsi per poi divorziare. Con relativi ceti politici trasformisti e fuggitivi.
Alternativamente definiti traditori, voltagabbana o salvatori della patria, responsabili, volenterosi.
Ricostruiamo la moviola. Seconda Repubblica: a destra, An, Fi, Lega, Cdu, Ccd; a sinistra, Pds, estrema sinistra (Rifondazione), Ppi. Poi, Casa delle Libertà (federazione elettorale) e Ulivo (federazione). E ancora: Pdl a destra e Pd-Unione a sinistra (frutto della fusione tra il Pds e il Ppi e sinistra varia). Terza Repubblica: si torna ai blocchi di partenza. Pdl e Unione a sinistra si smontano e riprendono vita i partiti singoli: Fi, Fdi (ex-An), Lega, centristi e dall’altra parte, Pd e tante sigle sempre diverse.

Ora, Salvini, per la serie corsi e ricorsi storici, ha lanciato l’idea di una federazione di centro-destra (al momento Lega-Fi, “Forza Lega”) per semplificare lavoro, proposte e attività politica. L’obiettivo è ovvio: contare di più nella maggioranza draghiana, ammortizzare la crescita impetuosa di Fdi, e creare le condizioni per entrare in Europa nel Ppe, evitando di andare a ingrossare le fila dei conservatori-riformisti guidati dalla Meloni. Che a proposito della federazione ha detto no, non le piacciono le fusioni a freddo.

E gli azzurri? C’è una parte moderata-conservatrice, di fatto capeggiata da Tajani, che condivide il progetto salviniano; ma un’altra parte, laicista liberal, guidata dalla Carfagna e dalla Gelmini, contesta aspramente.
E colpo di scena, il Cavaliere, è uscito dal suo eremo e ha riproposto il partito unico del centro-destra, comprendendo anche Fdi. Partito unico, copia del Pdl, bocciato sia da Salvini, sia dalla Meloni.
Scopo? Frenare la federazione, ribadire un primato nello schieramento, uccidere l’opzione, mettere in difficoltà la leader di Fdi? Furbizia, cinismo, strategia o atteggiamento tipico dei veterani che ripetono come un disco rotto lo stesso paradigma che li ha visti vincenti?
Difficile capire. Sta di fatto che l’unità del centro-destra è comunque partita per le prossime amministrative. Come dire, divisi al governo, uniti al voto.

Al di là delle dichiarazioni i leader dovranno sanare parecchie ferite: il Copasir, l’economia, le scelte europee, il Covid, la visione economica, i soldi del Recovery.
Non è un buon viatico per la federazione. E specularmente anche a sinistra si è riparlato di unità dello schieramento: Pd, Italia Viva, moderati, Leu etc. Ma pare molto difficile che Renzi, Letta, la Ditta, possano ritrovare il bandolo della matassa. Senza contare la variabile indipendente costituita da Conte e i suoi nuovi grillini.
Se non ci riusciranno i ceti dirigenti, forse l’accelerazione verrà da un nuovo sistema elettorale.
Ergo, se la federazione a destra risente dei personalismi, a sinistra è ancora una sensazione, un sogno, una pagina di letteratura.
E la moviola, almeno per ora è ferma. O si è inceppata.

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