Ddl Zan, va in scena il festival della blasfemia. Ecco la tolleranza degli Lgbt

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La blasfemia ha fatto da filo conduttore a tutte le sfilate dei gay pride che si sono svolte in varie città italiane per sostenere il DDl Zan nel fine settimana.

Un po’ ovunque sono andate in scena raffigurazioni oscene del Cristo, sbeffeggiato e riprodotto in  versione gay con tanto di croci portate a spalla, corone di spine e quant’altro. Altrove è stato raffigurato in versione drag queen. In altre piazze si è calpestato il volto di Papa Francesco steso a terra a fare da tappeto e dappertutto sono risaltati striscioni con la richiesta di abolire il Concordato fra Stato e Chiesa.

E tutto questo soltanto perché dalla Santa Sede si sono permessi di obiettare come alcuni punti del Ddl Zan rischino di violare il Concordato. Naturalmente le reazioni non si sono fatte attendere. 

Ma quello che continua a far riflettere è come si possa essere paladini delle libertà nel momento stesso in cui si pretende di tappare la bocca a chi osa pensarla diversamente. Perché questo è ciò che è avvenuto. Il mondo cosiddetto arcobaleno, chiede a gran voce il Ddl Zan perché a loro dire serve a combattere l’omofobia e le discriminazioni; ma non appena qualcuno si mette di traverso e si permette di evidenziare come il Ddl sia inutile e rischi di negare altre libertà, si risponde con l’odio e la discriminazione al contrario.

E così se dal Vaticano fanno osservare che il progetto di legge presenta dei punti controversi che metterebbero a rischio la libertà dei cattolici e quindi sarebbero in contrasto con il Concordato (il tutto con spirito collaborativo e con l’intento di migliorare una legge che si ritiene fondamentalmente legittima), si risponde offendendo milioni di cattolici, ricorrendo alla blasfemia, dileggiando i simboli sacri e scatenando tutto l’odio del mondo, non contro la Chiesa, ma contro la fede.

Chiediamoci se tutto questo sia legittimo. Se è normale che una persona possa finire un domani, grazie al Ddl Zan, sotto processo se si permette di sostenere che un bambino deve crescere in una famiglia naturale formata dal papà e la mamma in quanto omofobo, mentre nei gay pride si può tranquillamente sfilare “mascherati” da Cristo in versione gay senza che nessuno intervenga. E’ offensivo affermare che l’ideologia gender è sbagliata, mentre non lo è calpestare la foto del papa o travestirsi da Cristo con tanto di corona di spine e pene all’aria?

Questa Italia francamente non ci piace e ci piace ancora meno una politica che parla di diritti e di discriminazioni soltanto a senso unico. Che riconosce il diritto di essere tutelati dalla legge con corsie preferenziali e trattamenti di favore in base all’orientamento sessuale, stabilendo che l’aggressione ad un omosessuale va punita più severamente di quella ad un eterosessuale perché deve esistere per forza una discriminazione sessuale. E con il Ddl Zan si aggiunge anche l’ambiguità di una libertà di espressione e di opinione consentita soltanto se non incita all’omofobia o non si configura come espressamente omofoba. E chi lo stabilisce? Il giudice a sua insindacabile discrezione? E come si configura un’opinione omofoba?

Anche sollevare questi interrogativi doverosi e assolutamente scevri da pregiudizi, equivale ad essere bollati come omofobi e a subire il dileggio del mondo Lgbt. Questo fine settimana sono andate in scena le prove generali di come sarà l’Italia con l’approvazione del Ddl Zan. Un’Italia intollerante e violenta contro i cattolici, la Chiesa, il cristianesimo. Un’Italia meno libera e soprattutto molto più discriminatoria per chi non si adeguerà all’ideologia Lgbt.  

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