Europei. Azzurri che si inginocchiano al Belgio, come i paranoici della mascherina

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Strano paese l’Italia. Un tempo eravamo la patria dei navigatori, degli scienziati, dei filosofi, dei poeti, degli artisti, dei combattenti. Insomma, dei geni. Anche se conviveva, sotto la coperta di questa narrazione epica ed eroica, anche il suo opposto: il regno degli opportunisti (veloci a salire sul carro del vincitore e ad abbandonare quello dei perdenti), dei servili con i potenti e spietati con i capi in disgrazia.

E ancora: Stivale luogo naturale degli egoisti, dei familisti, quelli della doppia morale, a seconda se il responsabile (di violenza, omicidi, furti, rapine etc) è un membro del proprio clan domestico, oppure no. Italioti che si affidano al padrone di turno, pretendono da lui il lavoro sporco e se non lo fa, c’è sempre disponibile un bel piazzale Loreto (tutti fascisti, poi tutti a-fascisti, infine, tutti antifascisti). Italiani che nella storia cercano e uccidono sempre il padre. E preferiscono la madre, più accogliente, più indulgente, pronta al perdono e alla comprensione.

Italiani, forcaioli per emotività e perdonisti stucchevoli due giorni dopo un fatto si sangue, sempre per emotività e carità pelosa. Grillini con gli altri e berlusconiani con loro stessi.

Una premessa per arrivare a parlare di questi giorni. Da quando è sparito l’obbligo in pubblico della mascherina, la gran parte di giovani, adulti e anziani, continua a indossarla. Perché? Cosa c’è dietro? Decodifichiamo. Da un lato, un protagonismo malato: fare il militante della mascherina (anziché protestare contro il governo, per le leggi, i provvedimenti, le prese in giro), fa stare bene, identifica, qualifica, fa sentire chi la indossa cavaliere della salute, salvatore degli altri, perfetto cittadino del nuovo Stato etico sanitario. Dall’altro (la verità), è solo paura. I fanatici della mascherina sono soltanto paranoici. Vendono con superbia la loro follia. Ecco come il sistema mediatico li ha ridotti. Incapaci di uscire dal guscio di una falsa sicurezza, di una illusoria protezione. Meglio restare nel bozzolo asettico e disinfettato di una garza colorata (l’hanno perfino personalizzata, con loghi, simboli, nomi, fantasie etc). Con tanti elogi proprio dai giornali, felici di aver rincretinito la gente, prima con la comunicazione terroristica del contagio, poi con quella salvifica del dio-vaccino. E siccome, vaccino o no, i contagi non sono debellati, anziché ammettere il fiasco (in Israele, in Inghilterra, l’intera popolazione vaccinata si è nuovamente contagiata), si continua a consigliare prudenza, in vista delle varianti. Aveva ragione Borsellino: chi non ha paura muore una volta; chi ha paura muore ogni giorno.

E a proposito della variante Delta, altro esempio di “malattia italiana” e non solo: il buonismo ipocrita. Prima il nome era variante indiana. Siccome siamo in era umanitaria e anti-sovranista, guai a discriminare gli indiani. Viva il ricorso all’alfabeto greco. Democratico e tollerante.
Altro esempio. I calciatori si devono o no, inginocchiare contro il razzismo (nuovo mantra dopo i braccialetti arcobaleno di Sanremo)?
Quando Letta ha chiesto l’inginocchiamento collettivo, gli azzurri hanno avuto giustamente uno scatto di orgoglio. Questo il senso delle loro dichiarazioni: non siamo razzisti, ma nessuna imposizione, rispetto della libertà altrui. Aderire a un’iniziativa politica nata in funzione anti-Trump, non va assecondata, non c’entra con la sensibilità delle persone, con lo sport e con la cultura.

E’ inaccettabile questo atto dovuto, obbligato, di moda, astratto, ideologico, che impone uno schierarsi fittizio (indifferente è poi, la coerenza dei comportamenti), altrimenti si è il male, si è fascisti, razzisti, xenofobi, omofobi.
Il pensiero unico, va detto, ha cercato di comprimere le proteste della sinistra, per non compromettere l’atmosfera calcistica votata alla vittoria.
Se invece, il rifiuto fosse partito da un attore, da un politico, da un intellettuale, o dal centro-destra, sarebbe scattata una Norimberga.
Ma ora, il rimedio è stato peggiore del guasto. Pare che prima dell’incontro col Belgio i nostri calciatori, questa volta, si inginocchieranno. Ma solo se lo faranno gli avversari. Quindi, si inginocchieranno ai belgi, non contro il razzismo.
Delle due l’una, o l’Italia del pallone ha un pessimo spin doctor, o i giocatori hanno escogitato un ottimo modo per banalizzare e seppellire definitivamente questo ridicolo atto.

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