Licenziamenti, parla Rizzo (PC): “Dividono i lavoratori per indebolire la protesta”

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Marco Rizzo

Sblocco dei licenziamenti per l’industria manifatturiera ed edilizia con l’eccezione per il tessile e i settori ad esso collegati (calzaturiero, moda): è l’accordo raggiunto nel governo e che sembra creare una discriminazione fra lavoratori, alcuni dei quali continueranno ad essere tutelati, mentre altri dovranno andare a casa. Uno stop al blocco che è stato definito selettivo, come se perdere il lavoro sia una prospettiva sostenibile per alcuni e non per altri. Le parti sociali si sono accontentate dell’utilizzo degli ammortizzatori sociali che la legislazione vigente ed il decreto legge in approvazione prevedono in alternativa alla risoluzione dei rapporti di lavoro. E intanto in Italia si scende in piazza ma non per difendere l’occupazione, ma per sostenere il Ddl Zan, come se l’emergenza del Paese dopo i drammatici mesi della pandemia, non sia la crisi economica ma l’omofobia. Di tutto questo abbiamo parlato con il leader del Partito Comunista Marco Rizzo.

Il governo ha scelto un blocco selettivo dei licenziamenti. Sarà prorogato soltanto per alcuni settori, mentre altri avranno libertà di licenziare. Ma i lavoratori non sono tutti uguali?

“La modalità mi sembra evidente. Vanno avanti a pezzetti per evitare uno scontro sociale. E’ ovvio che se avessero sbloccato tutti i licenziamenti l’impatto sarebbe stato molto più forte, così come la risposta sociale. Invece rendono questo provvedimento più morbido per attutirne le conseguenze. La strategia è quella di ottenere una pace sociale sulla pelle dei lavoratori. Se si guardano le date non è che cambi molto, ma l’importante per chi ci governa è impedire che il mondo del lavoro possa organizzarsi e rispondere in maniera compatta. Dentro questa tattica emerge in tutta evidenza anche una mancanza di visione e di prospettiva sociale”.

Ossia?

“I posti di lavoro, andando avanti con questa modalità, diminuiranno sempre di più così come i tempi di lavoro. Finché continueremo a favorire una concentrazione della ricchezza nelle mani delle multinazionali andremo sempre peggio perché saranno queste ad accaparrarsi quel poco lavoro che resta. L’unica soluzione sarebbe quella di mettere finalmente in campo un piano di cambiamento generale. Servirebbe un grande progetto di investimento statale rivolto alla piena occupazione nei comparti essenziali e strategici. In primis la sanità pubblica potenziando la medicina territoriale, e la pandemia ci ha dimostrato quanto questa sarebbe stata utile. Si è scelto di puntare tutto sui vaccini, quando invece una efficiente sanità territoriale e di prossimità avrebbe favorito una maggiore risposta e rapidità nelle cure, soprattutto per i soggetti più fragili. In secondo luogo si dovrebbe investire nella manutenzione del territorio, altro settore dove servirebbe occupare migliaia di persone per garantire servizi di protezione civile sempre più all’avanguardia in caso di calamità naturali. Infine andrebbe creata una piattaforma pubblica di e-commerce per la piccola e media imprenditoria che vada a sostituire i grandi gruppi privati che tanto non pagheranno mai le tasse. Anzi, nella fase di transizione necessaria per la creazione di questa piattaforma, si potrebbe iniziare proprio con l’obbligare i colossi a pagarle. Ovviamente un impianto del genere prevede un cambio di sistema generale, cambio di sistema che non può non passare che dal socialismo”.

In altri tempi si sarebbe assistito ad una mobilitazione generale del mondo del lavoro, avremmo avuto le piazze piene. Oggi invece si va in piazza unicamente per sostenere il Ddl Zan che non dà alcun tipo di risposte alle emergenze sociali ma ha spostato l’attenzione unicamente sui diritti civili. Anche questa è una strategia?

Certamente. Siamo in presenza di una grande strategia di distrazione di massa. Si rendono prioritari temi marginali per non affrontare quelli reali. Ma si rende conto che per una settimana siamo stati a discutere se i giocatori della nazionale di calcio dovevano inginocchiarsi o meno, quando loro per primi nemmeno sapevano di cosa si stesse parlando? Sul Ddl Zan si è sollevato un polverone inutile, quando sarebbe bastato inserire la parola orientamento sessuale all’interno della Legge Mancino. E’ tutta propaganda, fatta apposta per sostituire i diritti sociali con quelli civili. Badi bene che diritti sociali e civili non sono in contrasto, anzi potrebbero essere affiancati perfettamente; ma conviene ai partiti separarli e renderli competitivi, fino a sostituire gli uni agli altri. Il popolo italiano viene così ingannato e l’attenzione spostata dalle vere emergenze”.

Le parti sociali però al termine del tavolo di confronto con il governo hanno comunque dichiarato che i diritti dei lavoratori sono salvi

“Come no! L’accordo per lo sblocco dei licenziamenti, accompagnato dal suono dei tamburi e dallo sventolio delle bandiere, raggiunto dal governo con le parti sociali è una vera e propria presa in giro per i lavoratori. Si potrà licenziare tranquillamente con la preghiera fantozziana rivolta a Confindustria di far ricorso alle 13 settimane di cassa integrazione pagate dallo Stato, prima di formalizzare il licenziamento. Ma questi pensano davvero che i lavoratori hanno tutti l’anello al naso?

Il vostro partito recentemente ha subito la perdita del candidato sindaco al Comune di Roma, il medico Claudio Puoti. Sarete comunque presenti nella Capitale alle prossime amministrative?

“La perdita di Puoti è stata per noi un grosso dramma che ci ha sconvolti. Tuttavia saremo presenti alle elezioni con Micaela Quintavalle candidato sindaco. Il messaggio è chiaro. Abbiamo scelto una lavoratrice dell’Atac licenziata dall’Azienda per le sue battaglie sindacali coraggiose e scomode, che ha pagato sulla propria pelle la lotta per i diritti e ha scelto di non chinare la testa e di adeguarsi al sistema”.

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