Ddl-Zan. Quando la nostra vita è ostaggio della politica e dell’ideologia

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Lo scontro sul Ddl-Zan si sposta in Aula. Esattamente il 13 luglio si faranno i conti. E tutto può succedere, come tutto in politica ha una doppia lettura. Domanda: il fronte che osteggia il provvedimento (il centro-destra), crede veramente nella difesa della libertà di espressione, nella difesa dei piccoli che non devono essere indottrinati dal gender nelle scuole, e nel diritto a non certificare ufficialmente un concetto liquido, come la “persona in transizione”?

E il fronte laicista, vuole realmente intestarsi, come dice, una battaglia di civiltà, oppure è ossessionato dal riscatto storico rispetto a una terrificante crisi decennale, politica e culturale che lo affligge, avendo, dati alla mano, tradito i diritti sociali, economici, per seguire e perseguire solo i diritti civili, anche a costo di assoggettarsi totalmente alla lobby Lgbt che a sua volta, brilla per un totalitarismo ideologico senza scrupoli (basti vedere come i suoi guru e militanti hanno insultato Scalfarotto, reo di cercare sull’argomento, una posizione più articolata)?

La risposta non è facile. Da tempo la politica è un mega-marketing-mediatico, con partiti ridotti ad aziende commerciali che occupano un brand e si muovono soltanto per soddisfare il loro target elettorale.
Non sembra il caso, sarebbe ridicolo, ricordare le famose frasi assolute che poi sono rimaste lettera morta, tipo “mai col partito di Bibbiano, mai con i 5 Stelle, con lui nemmeno un caffè” etc.
Quello di cui stiamo parlando, si chiama “posizionamento della comunicazione”. Gli argomenti vengono scomposti, sezionati, utilizzati, secondo precisi interessi di bottega, studiati a tavolino, e il tema sono unicamente le bandierine da mettere. La coerenza tra dichiarazioni pubbliche e stili di vita personali, a questo punto, diventano un optional.
Un esempio? La famiglia naturale a destra e la famiglia arcobaleno a sinistra; l’identità naturale a destra, le proiezioni della mente a sinistra, vendute col mantra che ogni desiderio deve diventare un diritto. E compagnia cantando.

Il Ddl Zan, offre ai partiti, specialmente quelli di governo, il piatto ghiotto per distinguersi, farsi notare dalle loro basi, a costo zero.
I temi che interessano veramente la gente, sono l’economia, i soldi del Recovery, l’immigrazione incontrollata, la sicurezza, il lavoro, la denatalità. Possibile che le cronache siano puntate da giorni solo sulle declinazioni del sesso, sulle aspirazioni di una parte risibile della popolazione, e su episodi di violenza, assolutamente minoritari, a parte le narrazioni, spesso sbagliate o montate ad arte che fanno certi giornali, sempre smentiti dalla realtà?
Salvini e Letta, anziché scontrarsi sulle cose che contano, duellano infatti, sulla realtà virtuale. Il voto ai 16enni, lo ius soli, la successione devoluta ai figli, che presuppone la morte dei genitori, le categorie discriminate, che esprimono un’ansia di protagonismo per giustificare la loro presenza nel governo Draghi che li ha obbligati a una convergenza moderata, centrista, e a una coabitazione destra-sinistra, inaccettabile per i rispettivi iscritti e votanti.
Una guerra virtuale che però, rischia di condizionare realmente la nostra vita.

Lo scontro armato che si profila il 13 luglio, aperto a ogni soluzione, il sì, il no col voto a scrutinio segreto, spacca e spaccherà inesorabilmente in due, parlamento e paese. Con effetti devastanti per il futuro della Repubblica. In eterno bilico tra laicismo, relativismo, individualismo, e diritto naturale, identitarismo e comunitarismo.
L’ostinazione di Zan ad andare al voto, senza nessuna mediazione di buon senso, è dentro tale ottica.
Sarebbe stato meglio lavorare per una sintesi riformatrice, dove ogni parte politica avrebbe vinto e portato un proprio pezzo a casa, nell’interesse di tutti e del bene comune.
Ma è noto, le Br non uccidevano i padroni, gli avversari del proletariato, questi erano funzionali alla loro utopia e scelta militare, ma sopprimevano i riformatori, i giuristi, i giuslavoristi. Quelli che sporcandosi le mani, cambiano davvero.
Il punto di equilibrio per varare una legge giusta sui diritti civili e sulla non discriminazione, sarebbe stato accogliere gli emendamenti di Iv e il meglio delle correzioni del centro-destra.
Ma il duello virtuale, ha preso il sopravvento sulla realtà. Peccato che gli effetti non saranno virtuali.
Le leggi fanno costume e cambiano il cervello della gente. Specialmente quello dei giovani.

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