La grande lezione di Luis Enrique oltre la sportività

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Una grande lezione di umanità, di classe, di stile, di signorilità quella arrivata dall’allenatore della Spagna Luis Enrique appena battuto dall’Italia ai calci di rigore nella semifinale di martedì. Pochi come lui avrebbero riconosciuto il merito della vittoria alla squadra avversaria (che va detto ha beneficiato molto del fattore fortuna) al punto da dichiarare pubblicamente di tifare Italia alla finale di domenica. E lo ha detto mentre cercava di tenere su il morale ai suoi giocatori che nella vittoria ci avevano creduto e che hanno fatto davvero di tutto per ottenerla, con un gioco di squadra che ha messo gli italiani in seria difficoltà, fino a far temere sin dal primo tempo un finale diverso. Proprio così, lui domenica tiferà la squadra che di fatto ha spento definitivamente i suoi sogni di gloria, il sogno di portare la Spagna ad essere campione d’Europa. 

Ma prima che un grande sportivo, il Ct spagnolo è un grande uomo, tornato sui campi di calcio dopo un dramma terribile, atroce, dal quale in pochi si sarebbero ripresi: la morte, due anni fa, dell’amata figlia Xana uccisa a soli nove anni da un tumore alle ossa. Enrique ha saputo rialzarsi e reagire alla prova più dura che la vita potesse infliggergli; è tornato in campo consapevole di quanto la figlia amasse il suo lavoro, per ritrovare così una ragione per andare avanti e continuare a vivere una vita che rischiava di apparirgli ormai inutile, addirittura odiosa.

Quello che ha fatto e ha detto Luis Enrique è più della sportività. La sportività ed essere un leader ti portano ad accettare le sconfitte. Tifare per la squadra che ti ha battuto è un passo in avanti. È “amare” gli avversari. È oltre misura. Quanto mi piacciono le persone oltre misura.
È uscire dalla retorica anche sportiva, è superarla. È non indugiare sui propri meriti o demeriti, è credere in sé battendosi per le proprie cose accettando che gli altri abbiano strategie diverse e che vincano. E decidendo che ‘quegli altri’ anche se avversari abbiano un valore e un valore che va sostenuto, magari dagli spalti.

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