Cdx, siamo al paradosso elettorale: candidature non più civiche ma ciniche

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Le candidature CINICHE di Roma e Milano, altroché civiche, della serie se vincete vinciamo noi ma se perdete perde il CIVISMO, mettono a nudo un problema serio nel CDX: la mancanza di una classe dirigente.
Se aggiungiamo Feltri capolista di Fratelli d’Italia a Milano, della serie spazio ai giovani, il quadro è completo ed è a tinte molto scure.

La riflessione che viene spontanea è sul CIVISMO, che è un fenomeno serio e in ascesa nelle elezioni amministrative; non basta candidare qualcuno della società civile; questo si deve esprimere attraverso un percorso preelettorale lungo, dove prende corpo un comune sentire, con la nascita di un’ associazione politico culturale e, in seguito, comitati elettorali capaci di creare un coinvolgimento appassionato intorno ad una candidatura.

Successivamente i partiti tradizionali possono aderire a quel progetto; questo non sarebbe un segno di debolezza ma di forza, dimostrando di avere le antenne ben piantate a terra, pronte a comprendere gli umori, le istanze e il ruolo di un’elezione amministrativa che viene percepita dall’elettorato in modo diverso dalle elezioni politiche.
Il Cdx, invece, si limita al maquillage; a poche settimane dalle elezioni spuntano figure sconosciute senza alcuna organizzazione preelettorale, con un programma tutto da scrivere, nell’inconsapevolezza che nel CIVISMO AUTENTICO il candidato e il programma sono due elementi imprescindibili e che quest’ultimo assume un ruolo contrattuale tra il candidato e i cittadini.

Queste elezioni amministrative, al di là dell’esito finale, mettono in evidenza delle criticità molto gravi che andrebbero corrette, ma appare altrettanto chiaro come non ci sia la volontà politica per farlo.
Siamo dinanzi a partiti dove l’iscritto ha le stesse prerogative di un elettore e dove non si seleziona nè la classe amministrativa nè quella politica. Il ruolo di capolista di un partito è emblematico: solitamente era legato a principi di meritocrazia ed era un compenso di un percorso politico e istituzionale importante come ad esempio il ruolo di capogruppo; oppure serviva a premiare un dirigente di partito che si era particolarmente messo in luce per capacità ed abnegazione. Oggi nulla di tutto questo. E’ davvero deprimente per chi ha svolto un percorso politico e istituzionale vedere questo degrado e questa lenta ma costante involuzione della politica, dove il partito dell’IO ha preso il sopravvento sul partito del NOI, dove il partito personale ha soppiantato il partito comunità dove la moltitudine sceglie la classe dirigente e il suo capo pro tempore.

Oggi il partito nasce e muore con il suo condottiero e il capo non è pro tempore ma sine die.
Queste logiche tengono lontano i cittadini dalla politica e quando si affaccia la possibilità di incidere e di decidere in piena autonomia candidature e programmi, assistiamo ad un riavvicinamento e a una riappacificazione con la politica. Oggi solo il vero CIVISMO garantisce tutto questo e i numeri di questo fenomeno lo certificano.

Amedeo Giustini

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