Riforma della Giustizia, c’è l’accordo nel governo: chi ha perso e cosa cambia

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Accordo raggiunto nella maggioranza di governo sulla riforma della Giustizia presentata dal ministro Marta Cartabia.

Dopo estenuanti trattative sembra che il Movimento 5Stelle abbia fatto cadere i suoi veti e abbia accettato un compromesso, utile a non demolire del tutto la riforma “spazzacorrotti” dell’ex ministro grillino Alfonso Bonafede. Il punto di contrasto riguardava la prescrizione che la legge Bonafede cancellava definitivamente dopo la sentenza di primo grado e che, dalle parti del centrodestra, si chiedeva di reintrodurre. La mediazione si è raggiunta stabilendo che i termini di prescrizione cesseranno di decorrere comunque dal processo di primo grado ma saranno fissati dei tempi per impedire che i processi in appello e in Cassazione possano protrarsi all’infinito. Insomma, sarà comunque stabilito un tempo limite oltre il quale non sarà possibile procedere.

I 5Stelle hanno accettato la proposta, ma hanno ottenuto che, fra i reati che prevederanno una scadenza dei termini di procedibilità più lunga, oltre a quelli di mafia, terrorismo, violenza sessuale, estorsione, rapina siano inclusi anche corruzione e concussione. In questi casi i tempi dei processi potranno essere prorogati fino a tre anni per l’Appello e a un anno e mezzo per la Cassazione.

Sembra che alla fine l’accordo sia stato accettato da tutti ma con molti maldipancia. I 5Stelle sono sicuramente i più scontenti, ma anche Forza Italia avrebbe manifestato forti malumori rispetto ad una legge che comunque sembra salvaguardare parte dell’impianto di Bonafede. Inoltre gli azzurri avevano insistito molto sul principio di non appellabilità delle sentenze di assoluzione da parte delle procure, proposta che però è stata ritenuta dal ministro “anticostituzionale”. I forzisti pare si fossero messi di traverso sul compromesso accettato dai 5Stelle, ma alla fine sarebbero stati convinti dagli alleati leghisti a non andare allo scontro.

Tuttavia se un’intesa è stata possibile a livello di governo, ora bisognerà vedere se reggerà anche in Parlamento. Nel M5S c’è forte malcontento e questa riforma sembra destinata a gettare ulteriore benzina sul fuoco delle polemiche fra l’ala governista e i cosiddetti ortodossi. Lo stesso Giuseppe Conte, riferiscono fonti giornalistiche, non sarebbe affatto soddisfatto del compromesso raggiunto e non è escluso possa uscire allo scoperto manifestando la sua contrarietà.

Non a caso Il Fatto Quotidiano, diretto da Marco Travaglio, da sempre vicino ai 5S e in questo momento molto allineato all’ex premier, sta sparando a zero contro la riforma con titoloni ad effetto che sembrano lanciati appositamente per colpire la pancia dell’elettorato grillino più legalitario e giustizialista e scatenare la protesta della base. Titoloni che sembrano richiamare l’aggressività tipica delle battaglie contro le famigerate “leggi ad personam” di berlusconiana memoria.

Del resto la riforma della Giustizia è uno dei requisiti essenziali richiesti dall’Europa per ottenere i soldi del Recovery Fund, riforma che al primo posto richiede la riduzione dei tempi della giustizia.

Rivoluzionaria alla fine sembra essere soltanto l’introduzione di un limite per i rinvii a giudizio. Questi potranno essere richiesti dal pm soltanto se esistono ragionevoli e fondati presupposti per ottenere una condanna dell’imputato. L’udienza preliminare inoltre sarà limitata a reati gravi, mentre saranno estese le ipotesi di citazione diretta a giudizio. Il giudice dovrà pronunciare sentenza di non luogo a procedere quando gli elementi acquisiti non consentano una ragionevole previsione di condanna. Un modo neanche troppo originale per non intasare le aule dei tribunali.

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