Da Wembley a Francoforte, la Germania è sempre meno padrona dell’Europa

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Per i tedeschi non è un gran momento. Neanche il tempo di assorbire l’uscita dagli Europei per mano dell’Inghilterra (con la beffa aggiuntiva di ritrovarsi quasi costretti a tifare in finale per i fastidiosissimi italiani) che è toccato loro subire un’altra sconfitta, questa volta addirittura in casa, a Francoforte. Perché con la decisione presa ieri dalla BCE di modificare l’obiettivo dell’inflazione dell’eurozona dal vecchio “inferiore ma vicino al 2%” al nuovo “2% simmetrico” la Lagarde ha imposto un cambiamento rivoluzionario, che rompe per la prima volta il tabù dell’inflazione da tenere bassa a tutti i costi. La modifica può sembrare un tecnicismo da poco, ma promette di avere ripercussioni importantissime nei prossimi anni.

Con la nuova impostazione la BCE tollererà infatti che l’inflazione superi il tetto del 2% quando la dinamica dei prezzi richiede “misure di politica monetaria poderose e persistenti per evitare che si radichino le deviazioni dall’obiettivo dell’inflazione”. Insomma sarà in futuro impossibile, come accaduto quasi ininterrottamente dal 2003 a oggi, che la BCE resti a guardare mentre l’inflazione resta poco sopra lo zero difendendo il potere d’acquisto dei risparmiatori tedeschi ma pure rallentando in maniera drammatica la crescita dei paesi più indebitati come l’Italia.

È vero che la dizione è abbastanza vaga e non indica chiaramente quando e con quale intensità la BCE interverrà in caso di bisogno, ma per essere approvato il cambiamento necessitava del voto favorevole di tutti i membri del Governing Council, compresi i falchi Jens Weidmann della Bundesbank e Klaas Knot della Banca centrale olandese. Falchi che si sono comunque fatti sentire: il Financial Times ha raccolto le lamentele di alcuni dei maggiori economisti tedeschi, che sostengono la nuova politica della BCE sia un regalo ai paesi altamente indebitati, che potranno continuare a finanziarsi a basso prezzo.

Soprattutto se la BCE continuerà il suo programma di acquisto dei titoli di stato dei paesi in difficoltà – il famoso PEPP – che secondo Berlino dovrebbe essere ridotto da subito e abbandonato al massimo entro la prossima primavera e che invece la Lagarde non ha alcuna intenzione di mandare in soffitta. Il compromesso trovato prevede che il ritmo degli acquisti rimarrà per ora inalterato, scontentando sia chi lamenta una ripresa troppo debole – e quindi bisognosa di un programma di acquisti più robusto – sia chi è appuntato spaventato da un eccessivo aumento dell’inflazione – e vorrebbe di conseguenza frenare gli acquisti -.

Anche se sia sull’inflazione che sul PEPP si è lavorato a fondo per trovare una soluzione che permettesse a tutti di sentirsi almeno in parte soddisfatti i tedeschi sembrano sentirsi truffati: la brutale verità è che per la prima volta dalla nascita dell’Euro Bruxelles non sta facendo esattamente quanto è stato disposto da Berlino, e in Germania non riescono a capire cosa sia accaduto. Le reazioni dei loro economisti sono, più che arrabbiate, incredule, come quelle dei tifosi tedeschi nel pomeriggio di Wembley di qualche giorno fa. Incapaci di accettare l’idea che il loro paese non sia più “über alles”.

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