Senato. Ecco perché sono contrario al voto dei 18enni

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Adesso anche i diciottenni potranno votare per il Senato. Naturalmente questa nuova legge è esposta alla possibilità di un referendum confermativo, non avendo ottenuto la maggioranza dei due terzi; ma al momento non si vede all’orizzonte una forza politica che possa indirlo e organizzarlo. O che voglia farlo.

Non si vede per ragioni formali e sostanziali. Da un lato, con tante emergenze sul tavolo, dal Recovery, alla ripartenza economica, dalla giustizia alla sicurezza, all’immigrazione, questa riforma non viene percepita come importante. Dall’altra, c’è un’indifferenza da parte della classe politica, per ogni tassello che composto all’interno di un puzzle, potrebbe alterare radicalmente gli equilibri virtuosi previsti dal legislatore costituente del 1946-‘48. Ovviamente gli incompetenti e i superficiali che ci governano non se ne rendono conto. E privi di senno i sostenitori “sinistri” di ogni libertà, senza idea minima di responsabilità e di Stato. Come ci stanno abituando Letta e soci.

Come si fa a non capire che il voto ai 18enni è un errore? Il bicameralismo italiano non è nato per un vezzo o un’ubriacatura, dopo la seconda guerra mondiale, ma per un’oculata visione futura dell’impianto costituzionale, basato su l’armonizzazione e il controllo reciproco dei vari poteri. Evitando direttori. Questo è stato il segreto finora della longevità della nostra carta costituzionale e della sua modernità.
Ad esempio, i tre gradi di giudizio, il premier che non ha molti poteri, il capo dello Stato che svolge una funzione di arbitro, di promotore attivo, non passivo, non notarile, della legalità, fino al rapporto organico tra le due Camere.
Tanti sono stati i tentativi di cambiare la Costituzione. E nel segno di una supremazia molto pericolosa e ideologica da parte della politica. Oggetto delle attenzioni dei legislatori è stato spesso il Senato, ritenuto un inutile orpello, un doppione che appesantisce unicamente l’iter delle leggi.
E, paradosso del destino, i tanti leader che si sono accaniti contro il Senato, sono stati graziati dalla sparizione pubblica proprio grazie alla loro elezione a palazzo Madama.
Primo tra tutti, quel Renzi, oggi senatore.

Ogni riforma in Italia paga e risente di un vulnus di fondo. La pretesa di costruire la “nuova casa degli italiani”, partendo non dalle fondamenta (la forma di governo, i valori che ci uniscono), ma dai balconi, i sistemi elettorali; come se l’idea di società possa venire dalla base e non dal vertice. E infatti, a oggi, abbiamo tanti sistemi elettorali, in contrasto, inefficaci e ambigui (quello nazionale, quello regionale, quello comunale).
Se qualcuno oggi chiedesse, quale Repubblica siamo, la risposta sarebbe problematica: siamo una “Repubblica-spezzatino”, un po’ federalista (la riforma del titolo V), un po’ parlamentare, ancora come scheletro, un po’ presidenziale (la maggioranza che vince, determina il premier, il capo della coalizione), un po’ social (si pensi alle nomination delle piattaforme).

Il Senato, per tradizione giuridica e retaggio monarchico, ha sempre rappresentato la Camera della maturità, della stabilità istituzionale, per il fatto che da noi, potevano votarla i 21enni. Per definizione un elettorato più moderato, garanzia di conservazione del quadro politico, utile a bilanciare la Camera, bandiera del movimento e del cambiamento dal basso della società. Come per separare ciò che si muove da ciò che sta fermo. La democrazia e lo Stato.
Non a caso in Inghilterra, la Camera dei Lord, con una legittimazione dall’alto, sfugge alle logiche partitiche, per incarnare la nazione nella sua continuità. E non a caso in Germania la seconda Camera è espressione dei territori, dei Lander.
Adesso, anche il Senato sarà esposto ai venti dal basso, e da un elettorato instabile e liquido.
Un cambiamento che con il taglio dei parlamentari comporterà degli effetti certamente non positivi.
Sarebbe stato meglio procedere a una differenziazione dei compiti legislativi (materie di interesse generale affrontate dalla Camera e materie di interesse locale, affrontate dal Senato). Più che estendere ai 18enni il diritto di voto.
Ma ogni epoca ha la sua moda e noi siamo in pieno virus libertario della democrazia. La rappresentanza e la partecipazione senza l’autorità e il primato delle istituzioni sono un inganno e un’utopia. E i danni arriveranno.

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