Sara Pedri, parla Roberta Bruzzone: “Per me c’è solo un’ipotesi”

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Ancora nessuna notizia di Sara Pedri, la ginecologa di Trento scomparsa a marzo e di cui si sono perse le tracce. La sua auto è stata trovata in prossimità di un ponte sopra un torrente che sfocia poi in un lago, fatto questo che lascerebbe supporre un possibile suicidio, anche se le ricerche del corpo non hanno dato finora alcun esito. Sembra che la giovane dottoressa fosse vittima di un pesante clima di mobbing all’interno del reparto in cui operava, come emergerebbe da alcuni appunti che la donna teneva in casa e che i carabinieri hanno acquisito durante un sopralluogo. Non solo, altre colleghe della Pedri si sarebbero rivolte a dei  legali denunciando un presunto clima di terrore, di continue minacce e di vessazioni, messo in atto da parte dei vertici del reparto, il primario e una dirigente, entrambi trasferiti dopo che una commissione interna sembra aver confermato le accuse a carico dei due. Abbiamo chiesto un commento in merito alla criminologa Roberta Bruzzone.

Che idea si è fatta sulla scomparsa della ginecologa Sara Pedri?

“Mi pare che le risultanze dell’indagine interna disposta dall’Azienda sanitaria trentina non lascino spazio a dubbi circa il clima molto pesante che si respirava dentro quel reparto. Si descrive un clima fortemente vessatorio correlato da una serie di episodi a dir poco sconcertanti. Negli scritti della Pedri emerge chiaramente una profonda angoscia per una situazione che si andava aggravando sempre di più. Il fatto che lei scriva testualmente di non farcela più a sopportare tutto questo, lascia supporre che si sia tolta la vita. La sua scomparsa purtroppo temo che sia da addebitare ad un gesto estremo, ovvero ad un suicidio. Evidentemente la condizione di prostrazione psicofisica in cui era piombata, è l’elemento fondamentale che l’ha spinta a togliersi la vita”.

Altre ipotesi quindi si sente di escluderle?

“Guardi, ho letto i suoi appunti trovati nell’abitazione che delineano una condizione psicologica che porta dritti all’ipotesi suicidaria. Da ciò che scrive non mi pare possibile ipotizzare scenari differenti”.

Ma se si è trattato di un suicidio, perché è così difficile rinvenire il corpo? Non è strano questo dettaglio? 

“Se ci si butta in un lago o in un fiume, non è tanto facile trovare il corpo. I corpi dei coniugi Neumair sono stati trovati perché cercati con grande impegno, sforzi ed enfasi per lungo tempo, ma nel caso di Sara Pedri non mi sembra che le ricerche siano state altrettanto puntuali, almeno per il momento”.

Davvero questa è soltanto una vicenda di mobbing sul posto di lavoro, oppure ci può essere dell’altro? Magari qualche vicenda ancora più grave di cui la ginecologa potrebbe essere venuta a conoscenza o di cui magari potrebbe essere stata protagonista in prima persona?

“Mi sento di escluderlo. Dai suoi appunti emerge in modo inequivocabile una situazione lavorativa molto critica. Un ambito all’interno del quale si sentiva continuamente svalutata, messa in discussione come professionista, umiliata, vessata, una condizione di grandissima pressione psicologica, compresa la paura di parlare. Lei scrive testualmente di non sapere come uscire da questa vicenda che le appariva molto più grande di lei. Avendo forse un carattere molto sensibile, fragile, non si è sentita di chiedere aiuto, magari temendo di non essere creduta e sostenuta, e subire poi ulteriori ritorsioni. Quello che emerge dall’inchiesta interna mi sembra molto chiaro, al punto che un primario ed una dirigente sono stati trasferiti, Questo quanto si sa al momento, in attesa che arrivino ulteriori elementi dall’inchiesta della Procura. Ma se dopo la scomparsa della donna numerosi testimoni hanno sentito il bisogno di confermare il clima vessatorio di cui parla la Pedri nelle lettere, non credo servano altri sviluppi per confermare che la causa scatenante di tutto sta nel metodo di gestione del personale da parte dei vertici, come la commissione interna ha poi accertato adottando i necessari provvedimenti”.

Non è ipotizzabile che magari possa essere ancora viva?

“Questo purtroppo mi sento di escluderlo. Non mi pare avesse un progetto di vita alternativo in un altro luogo, non ci sono particolari movimentazioni di denaro prima della scomparsa, non esistono elementi che possano farci ipotizzare una sua fuga o che possa aver deciso di andare a riposarsi da qualche parte. Quello che abbiamo in mano, ovvero gli appunti trovati in casa, non lasciano spazi a dubbi e non ci permettono di formulare un’ipotesi diversa da quella di uno stato psicologico talmente grave da spingere al suicidio”.

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