Del Bufalo e il catcalling, tutta questione di fatti e parole

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“Sarà che io sono una delle pochissime donne a cui piace il catcalling!”. Questa storia su Instagram dell’attrice Diana Del Bufalo ha scatenato un vespaio di polemiche.

Non capita infatti tutti i giorni di vedere un personaggio pubblico che dichiara di apprezzare quell’atteggiamento maschilista fatto di fischi, commenti e gesti con riferimenti sessuali indirizzati alle donne che avvengono soprattutto per strada.

Scrive la Del Bufalo presentandosi al naturale e senza trucco: “Guidavo, ero dentro la macchina, e due uomini, a distanza di cinque minuti, prima uno e poi un altro: “Aò a bella, a bona!”. Ma… in questo stato? Sarà che io sono una delle pochissime donne a cui piace il catcalling… ma siete falsi però! Siete falsi”. Molte donne non hanno apprezzato, e hanno addirittura accusato l’attrice di avere, con la sua uscita, legittimato un comportamento molesto che in tante ragazze può anche ingenerare paura e ansia.

Una cosa va detta: in un mondo che appare perfetto, regolare (quadrato), inorridito dal male e sempre pronto al bene, giusto e totalmente sano, dolcissimo con tutte le donne e punitivo con i mascalzoni, appare chiaro che ha sbagliato comunicazione. Appare… appunto.
Un mondo di apparenze, di vincenti lindi e pinti e imperturbabili giudici degli altri ma non di sé stessi, di grandi operatori di pace a casa affacciati alla finestra, ma non quando escono e chiudono i cellulari, di responsabili che però dimenticano che stanno uccidendo con le parole il famoso prossimo, per cui a parole appunto si spendono; di caritatevoli che però aiutano solo quelli che aderiscono alle loro logiche, quelle logiche mondiali che dovevano renderci tutti migliori ma che ci hanno regalato ancora più scissione tra sognato e realtà, tra verità e rappresentazione. Dunque sono tutti a parole contro il catcalling, ma tutti non trovano nulla di male quando si tratta di apprezzamenti educati o simpatici. Dobbiamo solo intenderci con le parole, o meglio con i fatti.

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