G8 di Genova 20 anni dopo: ancora va in onda il vittimismo della sinistra

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G8 di Genova 20 anni dopo: vanno in onda (nell’ordine) il vittimismo e la cattiva coscienza della sinistra.

Non tanto di quella politica (in tutt’altre faccende affaccendata), quanto di quella intellettuale e mediatica. Massicci paginoni trasudanti sangue e indignazione compaiono da qualche giorno sui “giornaloni” che fanno opinione. Quello che colpisce è la riproposizione nuda e cruda della storia nera della perquisizione horror alla Diaz, delle sevizie alla Bolzaneto, delle cariche selvagge contro il corteo no global, della morte sul “campo” di Carlo Giuliani, come se l’estremista colpito per legittima difesa da un carabiniere ventenne (di leva) stesse compiendo un eroico atto rivoluzionario e non invece un gravissimo atto di teppismo politico, come il lanciare un pesante estintore sulla faccia di un giovane dell’età sua che avrebbe potuto rimanerci secco.

Quello che manca è uno straccio di analisi storico-politica. Quello che manca è la riflessione sul significato vero di quel G8, sul perché quei giorni del luglio 2001 rappresentarono l’inizio della fine per il movimento no global, che da quel momento in poi non andò oltre la riproposizione stanca delle sue ritualità, salvo poi riconvertirsi in movimento “pacifista” due anni dopo, a seguito dell’intervento americano in Iraq.
Ecco quindi che buttarla sul pulp e sul thriller consente a molti di evitare le questioni più scomode.

Primo: quel tipo di movimento, il movimento no global, era comunque destinato al fallimento perché privo di basi nazionali.

Secondo: la sinistra di governo (o aspirante al governo) non poteva né capire né tantomeno guidare quel moto di protesta dal momento che in quegli anni si proponeva (e continua ancora a proporsi) come l’interlocutrice privilegiata dei nuovi poteri finanziari internazionali.

Che cosa, al dunque, ha realmente rappresentato il G8 di Genova? Quei giorni di fuoco segnarono una svolta a suo modo “epocale” ma comunque rovinosa : furono infatti la dimostrazione che la politica, anche ai massimi livelli internazionali, cominciava a contare sempre meno. Si rese evidente, all’opinione pubblica internazionale, che altri poteri, finanziari ed economici, stavano occupando massicciamente la scena.

Per dirne una: pochi mesi dopo, a Doha, nella tranquillità del Qatar, lontano da movimenti di protesta e dalla pressione dell’opinione pubblica internazionale, venne presa la “vera” decisione: fare entrare la Cina nel Wto (l’Organizzazione mondiale del Commercio). Una decisione, prima o poi inevitabile, certamente, ma non alle condizioni e nei tempi in cui fu assunta. Da quel momento in poi abbiamo assistito all’impoverimento dei ceti medi occidentali e alla deindustrializzazione sempre più accentuata del nostro emisfero.

Di tutto questo disastro la sinistra liberal e newglobal ha responsabilità pesanti, sulle quali i grandi media preferiscono sorvolare.

E allora va benissimo il ritorno dei fantasmi con la tuta della celere o dei carabinieri. Intendiamoci, non sono certo da sottovalutare i risvolti preoccupanti delle gratuite e pesanti violenze delle forze dell’ordine nella fase finale del summit di Genova. Risvolti che ci parlano del fatto che talvolta gli “apparati” sembrano rispondere solo a se stessi o a centri di potere lontani da quelli posti alla luce del sole.
A tale proposito vale la pena notare una singolare similitudine: quella tra i fatti di Genova del 2001 e la sommossa, sempre a Genova, del 1960. Anche all’epoca c’era un governo di “destra” che dava fastidio a molti, il governo Tambroni, che si dimise dopo poche settimane, a seguito delle incredibili violenze e dei morti sulle strade in varie città italiane. Anche all’epoca il comportamento della polizia destò perplessità, soprattutto nella fase iniziale degli scontri nel capoluogo ligure: i facinorosi non furono subito contenuti e i torbidi che ne scaturirono parvero legittimare i più pesanti interventi successivi. Nel 2001 c’era invece il governo di centrodestra presieduto da Berlusconi: era in carica da poche settimane e l’incandescente G8 rappresentò per il nuovo esecutivo un pessimo avvio.

Per le violenze alla Diaz pagò solo il capo dell’antiterrorismo Arnaldo La Barbera, che fini sotto inchiesta e fu poco tempo dopo sostituito. È plausibile che abbia agito senza il benestare dell’allora capo della polizia, Gianni De Gennaro? Diremmo proprio di no. Particolare curioso: De Gennaro era stato nominato l’anno prima dal centrosinistra. Ma rimase al suo posto anche dopo Genova. Anzi proseguì, beato lui, una luminosa carriera. Questo per dire quanto conti la politica in questi primi decenni del XXI secolo…

Aldo Di Lello

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