Giustizia, muro contro muro M5S-FI. Tutti gli ostacoli da rimuovere

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Si fa tutta in salita la strada verso l’approvazione della riforma della Giustizia firmata dal ministro Marta Cartabia, nonostante la minaccia del premier Mario Draghi di fare ricorso al voto di fiducia.

Da una parte c’è il Movimento 5Stelle, che definisce il provvedimento alla stregua di un “colpo di spugna” in quanto, pur confermando il blocco della prescrizione dopo la sentenza di primo grado come previsto dalla riforma Bonafede, stabilisce comunque dei termini di procedibilità entro cui chiudere i processi. Dall’altra c’è Forza Italia che invece ritiene la riforma troppo restrittiva soprattutto per ciò che riguarda i reati contro la pubblica amministrazione.

Ma andiamo per ordine: i 5Stelle bocciano la riforma e minacciano di non votare la fiducia. Ma va detto che il leader Giuseppe Conte, giorno dopo giorno, sembra abbassare il tiro facendo prevedere alla fine una sorta di compromesso al ribasso. Dopo aver gridato che sulla prescrizione il Movimento sarebbe andato allo scontro, e alla rottura se necessario, facendone una questione d’onore, adesso Conte ha puntato i piedi sui soli processi di mafia. Allineandosi alle posizioni dei pm antimafia, Nicola Gratteri in testa, l’ex premier pentastellato ha dichiarato che i parlamentari 5S non voteranno la fiducia se saranno stabiliti tempi di procedibilità anche per questo tipo di reati come prevede al momento la riforma, che stabilisce un termine di tre anni per la sentenza d’appello.

Una presa di posizione quella di Conte che è risultata a molti squisitamente tattica: da un lato consente a lui e al Movimento di passare da paladini della lotta alla mafia sposando le tesi di Gratteri e dei giudici critici con le proposte di riforma, dall’altro permette anche una facile mediazione nella maggioranza, visto che difficilmente si troverebbe qualcuno disposto a fare le barricate per difendere i diritti dei mafiosi. E difatti c’è già chi è pronto a scommettere che le richieste dei pentastellati saranno accolte e la rottura scongiurata. Con tanto di ringraziamenti di Gratteri e company che i grillini potranno sperare di avere come nuovo sponsor, visto che la stella di Davigo è in declino.

Sull’altro fronte c’è invece Forza Italia che in Commissione Giustizia chiedeva di allargare il perimetro della riforma del processo penale all’abuso d’ufficio e d’inserire “la definizione di pubblico ufficiale, incaricato di pubblico servizio e persona esercente servizio di pubblica necessità”. Inevitabile lo scontro; perché se da un lato gli azzurri hanno specificato che la loro iniziativa era rivolta a tutelare l’attività di sindaci e pubblici amministratori costretti ad amministrare con la spada di Damocle dell’abuso d’ufficio sempre sulla testa, dall’altro i 5S hanno avanzato il sospetto che a beneficiarne sarebbe stato Silvio Berlusconi imputato per corruzione in atti giudiziari in alcuni filoni del Ruby Gate. La solita storia insomma. Alla fine la proposta di Forza Italia è stata bocciata dal voto contrario di Pd-M5S – Leu e nonostante il sostegno di Lega e Fdi. Antonio Tajani ha commentato: “Quando, come oggi, si decide sulla giustizia il centrodestra è unito. Ma si ricostituisce anche un asse giustizialista guidato da Pd e M5s. Bloccare gli emendamenti sulla PA danneggerà sindaci e amministratori pubblici ingolfando i tribunali. Un passo indietro sulla strada della libertà”.

Già, la libertà! Peccato che nelle stesse ore proprio Silvio Berlusconi in tv invitava il governo ad andare avanti sul green pass e definendo giuste le limitazioni introdotte dal decreto per chi non si vaccina. Anzi il leader azzurro ha invitato gli italiani scesi in piazza in questi giorni per dire no all’obbligo del green pass ad accettare le limitazioni. Niente male per chi si definisce paladino delle libertà!

Tornando alla riforma della Giustizia nelle ultime ore si sarebbero svolti fitti incontri fra il premier Draghi e il ministro Cartabia, con la seconda poco propensa a modificare il testo, del resto già partorito con difficoltà e dopo ampia mediazione. La trattativa è in corso, ma un accordo nella maggioranza al momento appare decisamente lontano.

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