Palazzo Chigi e Quirinale. Il perché dell’assedio dei partiti a Draghi

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Il ministro Giancarlo Giorgetti, ormai alter ego moderato, europeista, liberale e draghiano di Salvini, è stato chiaro. Una narrazione, la sua, asciutta e nel contempo inquietante.

Rispondendo a una domanda (non disinteressata) di Bianca Berlinguer, ha detto che “l’attuale maggioranza è anomala, un’unità nazionale su Draghi, su una persona fisica, non su un programma o una prospettiva”. Ridimensionando così, qualsiasi motivazione alta o possibilità di costruire un eventuale futuro politico (col modello del suo grande centro, anticamera di nuovi equilibri costituzionali). E soprattutto, stabilendo un limite preciso a questa esperienza: “Se Draghi dovesse decidere per la presidenza della Repubblica, non vedo come il governo debba o possa andare avanti”. Un limite non privo, del resto, di forti vulnus e impreviste variabili: “Ci saranno le amministrative e diverse crepe nel governo”.

Ricapitolando: dal via del semestre bianco, i partiti che mal-sopportano gli odierni rapporti obbligati con i “nemici”, cominceranno a scatenare una virulenta guerra civile, per dimostrare di esistere, per giustificare alle loro basi elettorali la permanenza atipica a Palazzo Chigi, e per conquistare qualche voto in più.

Un fuoco incrociato che è già iniziato da parecchie settimane. Lo scontro, ad esempio, sul Ddl Zan, sulla gestione pandemica, il green pass, lo ius soli, il voto ai 16enni, la patrimoniale, tra Salvini e Letta, rientra totalmente e scientificamente in questa dinamica. Una polemica a costo zero. Come vedremo da domani le polemiche tra il Pd e i Grillini sulla giustizia (la riforma Cartabia).
Tanto al voto non si potrà andare almeno fino alla elezione del presidente della Repubblica.

Durante il semestre bianco, come noto, non si possono sciogliere le Camere. Una precisa scelta del legislatore costituente per evitare che il capo dello Stato possa ordire dei piani personali per farsi rieleggere o condizionare il parlamento con le sue decisioni in zona Cesarini.
Ma oltre al costo zero che darà maggiore vigore alle strategie marketing dei singoli partiti, costretti a stare insieme, in un governo di tregua, soprattutto in vista delle prossime elezioni di ottobre, quando saranno tutti costretti a ricompattarsi dentro gli schieramenti classici (centro-destra vs centro-sinistra), c’è il secondo dato che emerge dalle parole illuminanti di Giorgetti.
Visto che lo scopo è dirottare Draghi al Quirinale, le consultazioni dovranno servire a far vincere possibilmente la politica e nella fattispecie, il centro-destra.

Per restituire all’Italia un premier legittimato dal consenso democratico. E in che modo si può accelerare tale processo? Mettendo all’angolo Super-Mario. Basta leggere la cronaca politica per rendersene conto: “Salvini attacca sugli sbarchi”, “Conte blinda il reddito di cittadinanza”, “Letta furioso per l’operazione Mps-Unicredit”. Dichiarazioni al fulmicotone con annesse minacce. Salvini: “Stop a sbarchi o saranno problemi”. Conte sfida Draghi: “Sulla giustizia siamo stati impreparati, ma ora”. E ancora. Renzi: “Sul Ddl Zan vedremo cosa accadrà col voto palese”.
Insomma, tante battaglie per una sola guerra. Il governo del Recovery sembra già al palo. E per Draghi, quella che poteva essere una semplice opzione (il supremo Colle), può diventare una exit strategy.

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