Green pass obbligatorio, si allarga la platea. Sotto a chi tocca

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Si era partiti con i medici, poi si è passati agli insegnanti. Adesso l’obbligo del green pass potrebbe essere esteso a tutti i dipendenti pubblici costretti di fatto a vaccinarsi.

Che si sarebbe arrivati a questo era scontato. Se ne sta ancora discutendo ma l’orientamento appare chiaro. Il sottosegretario alla Salute, Andrea Costa, intervistato dall’Ansa non usa mezze parole: “Sull’obbligatorietà del Green pass penso a tutte quelle attività dove c’è da garantire la continuità di un servizio, per esempio gli operatori del trasporto pubblico locale, i dipendenti dei market e dei servizi essenziali, ma anche i dipendenti degli uffici comunali e pubblici dovranno tornare alla normalità e in presenza: hanno la responsabilità di garantire un servizio al Paese e a contatto con il pubblico. Non è possibile che in alcuni territori siano ancora chiusi e in smartworking”.

Una proposta che a quanto pare troverebbe d’accordo anche i sindacati seppur con alcuni distingui formali. Il motivo è quello di sempre, ovvero proteggere i cosiddetti fragili, come spiega Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute Roberto Speranza; “Il certificato – spiega – va introdotto in tutti gli ambienti di vita e di lavoro e anche sui trasporti, per garantire la libertà di movimento ai vaccinati e agli immuni, oltre alla ripresa dell’economia. Ma deve decidere la politica cosa fare. Sarebbe etico proteggere tutti, anche coloro che rischiano di morire perché non si vogliono vaccinare ma si creerebbero grandi polemiche e non so se avrebbe senso alimentarle”.

Dunque deve decidere la politica, ed è la stessa cosa che chiedono i sindacati. Peccato che la politica invece abbia trovato utile in tutti questi mesi lasciarsi commissariare dagli esperti, seguendo spesso a ruota le direttive dei cosiddetti “soloni in camice bianco”. E sarà molto difficile per la politica decidere autonomamente dietro la pressione di medici e scienziati che paventano terze, quarte e quinte ondate, e che ripetono tutti i giorni che se non ci si vaccina si rischierà l’ecatombe. Ma nessuno ovviamente vuole assumersi la responsabilità di scelte impopolari; meglio che le responsabilità se le prendano i politici, deputati per tradizione ad essere considerati colpevoli di tutti i mali e le inefficienze del Paese.

Ora la battaglia si sposta in Parlamento dove a breve si dovrà riconvertire in legge il decreto green pass e dove potrebbero crearsi seri problemi nella maggioranza, specie perché nella Lega è molto forte il malcontento di chi non accetta le limitazioni imposte ai non vaccinati. Il capo della fronda anti green pass, il deputato Claudio Borghi, è tornato a ribadire a Radio Radio che non voterà nessun obbligo vaccinale e che farà di tutto perché questa diventi la posizione ufficiale del Carroccio. Non solo, a chi gli fa notare che i governatori del nord sono tutti contro di lui replica via twitter: “E quanto al fatto che Zaia Fontana e Fedriga ce l’abbiano con me, beh hanno tutti e tre il mio telefono, se ci fossero problemi sono qui.” E pare che per Salvini stia diventando molto difficile tenere insieme e rappresentare allo stesso tempo l’anima di governo da quella di lotta. Si preannuncia un settembre caldo per Draghi?

 

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