Terremoto Amatrice. Le estati che non torneranno

1 minuto di lettura

Saper star bene richiede fantasia e non riempirsi di cose.

Eccolo il 24 agosto, nel 2016 finiva tutto un mondo. E penso alle mie estati, quelle vere, dove il tempo si fermava e il luogo era quello dell’anima, non dovevo scegliere alcuna destinazione e quello era il vero lusso, divertirsi con quello che c’era. Un paesino senza nulla, nessuna folla per stordirsi, nessun diversivo… ma si provava a organizzare una serata di festa insieme cucinando gricia, allestendo una cucina di rimedio alla selvaggia, cercando di collaborare.

A vederlo direste “ma che miseria” ma dentro di noi eravamo cosi euforici e felici che i ricordi ancora ci appagano e ci attacchiamo a quelli scambiandoci abbracci virtuali, differenti come siamo e ognuno con le proprie vite ma uniti dallo stesso amore. Poi c’era quel campo di pallavolo rimediato, di fronte a quello che chiamavamo il nostro club, allestito di anno in anno da noi rasando l’erba e con le strisce pedonali. Ore e ore a scontrarci a colpi di partite che erano così divertenti e spensierate che se rivolgo il pensiero ad allora mi domando come faccia l’uomo a ridursi passivo come oggi, a guardare la vita scorrere su un divano davanti a pubblicità che vendono modelli di (in)felicità assurdi e pensando a sballarsi in luoghi del non pensiero e dell’inattivismo ma modaiolo.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Articolo precedente

Green pass obbligatorio, si allarga la platea. Sotto a chi tocca

Articolo successivo

Crolla palazzina a due piani a Torino

0  0,00