Letta caccia Bignami dalla Festa dell’Unità: “E’ nazista”. Ma i dem hanno la memoria corta

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Sembra proprio che nel Pd la mano destra non sappia quello che fa la sinistra. A Bologna è accaduto un qualcosa di paradossale, per usare un eufemismo. Gli organizzatori della Festa dell’Unità infatti avevano inserito nell’elenco degli avversari politici da invitare ai dibattiti in programma, il deputato di Fratelli d’Italia Galeazzo Bignami che in verità era stato ospite già tre anni fa di un’altra festa del partito.

Ma stavolta è arrivato il No categorico del leader del Pd Enrico Letta che ha escluso Bignami dalla lista degli invitati. Il motivo? Una foto del 2005 dove compare in divisa da nazista. Foto che fu riproposta anni dopo, esattamente nel 2016, da Repubblica quando Bignami stava in Forza Italia. Lui si difese sostenendo che si trattava di una carnevalata senza alcun valore ideologico, un travestimento nel corso di una festa in maschera per un addio al celibato. Come si sa ad un politico non si perdona nulla, ed ecco che appena si è saputo che Bignami avrebbe preso parte alla Festa dell’Unità si sono scatenati i cori di protesta e di indignazione dell’Anpi locale, delle Sardine e di diversi esponenti della sinistra bolognese.

Anche perché nel frattempo Bignami ha lasciato Forza Italia ed è passato al partito della Meloni, fatto questo che lo rende evidentemente ancora più indigesto. Altrimenti non si spiega come mai nel 2018, quando la foto incriminata era già circolata, Bignami sia stato accolto senza problemi e proteste alla Festa dell’Unità di Ravenna dove si confrontò con autorevoli dirigenti del Pd con tanto di strette di mano iniziali e finali. Forse perché all’epoca militava in Forza Italia e dunque stava all’opposizione del Conte 1 insieme al Pd?

Certo è davvero curioso l’atteggiamento del Nazareno: di fronte alle proteste si è inizialmente difeso sostenendo che l’invito a partecipare al dibattito sulle riforme era rivolto a Fratelli d’Italia che ha indicato Bignami; poi è intervenuto direttamente Letta che ha in pratica cancellato la partecipazione del parlamentare. Una nota del Pd chiarisce: “Non è il benvenuto alla festa dell’Unità. Crediamo nel confronto aperto, e le riforme istituzionali si discutono con tutte le forze politiche. Ma tra la nostra comunità chi inneggia al nazismo non può avere accoglienza”.

Ma allora perché tre anni fa a Ravenna l’accoglienza gli è stata invece riservata senza alcun imbarazzo come se l’incidente della foto fosse chiuso definitivamente o ritenuto del tutto irrilevante? E come mai oggi quella stessa foto rispunta fino a costituire un fattore discriminante? La spiegazione più semplice sta probabilmente nel fatto che a Bologna si vota e Letta ha tutto l’interesse a tenersi buona la sinistra, rispolverando e cavalcando un tema sempre molto efficace a fare da collante per superare le divergenze nell’area del centrosinistra; l’antifascismo militante.

E allora quale migliore occasione per riconfermare il carattere antifascista del Pd? Cacciando pubblicamente dalla Festa dell’Unità un deputato marchiato di essere addirittura nazista? Sicuramente l’Anpi, i movimenti antagonisti, i gruppi della sinistra più estrema, le Sardine apprezzeranno la scelta del segretario dem, che in poche ore per altro ha preso due piccioni con una fava. Eh sì, perché mentre veniva annunciata l’esclusione di Bignami dalla Festa dell’Unità, il Pd otteneva anche le dimissioni del sottosegretario leghista Durigon, finito nel mirino per aver appoggiato la richiesta di intitolazione del parco di Latina al fratello di Mussolini.

Poco importa che con la Lega Letta ci governi e che, come detto, analogo ostracismo non vi fu in passato nei confronti del forzista Bignami, come c’è stato oggi verso il Bignami di FdI. L’importante è che si possa parlare di antifascismo in assenza di fascismo. Cosa non si fa nella rossa Bologna per guadagnare qualche applauso (e voto) in più.

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